21/07/2026
A oltre vent'anni dai drammatici fatti del G8 di Genova del 2001, la notizia arrivata da Bologna ci lascia attoniti, ma non sorpresi. Nella giornata del 19 Luglio Abderrahim Fakir ha perso la vita in circostanze drammatiche durante un intervento delle forze dell’ordine, riaccendendo un dibattito doloroso e mai veramente risolto sull'uso della forza e sulle modalità di contenimento utilizzate dalle forze dell'ordine.
Non possiamo liquidare quanto accaduto come un tragico errore individuale. Come sottolineato da diverse inchieste e analisi giornalistiche, la pratica del contenimento a terra con pressione sul collo e sul torace è una realtà drammaticamente presente anche nel contesto italiano ed europeo. Un metodo che le organizzazioni per i diritti umani indicano da anni come estremamente pericoloso e a rischio di asfissia posizionale.
Non stiamo parlando di un caso isolato: già nel 2005 prima, e nel 2006 poi, l'utilizzo di questa tecnica di contenimento è stata una delle cause principali che ha portato alla morte rispettivamente di Federico Aldrovandi e Riccardo Rasman. In entrambi i casi, la giustizia ha fatto il suo corso, condannando gli agenti implicati nella vicenda proprio per l'utilizzo di questa tecnica che, oggi, ha portato alla morte di Abderrahim Fakir.
Come Altro Ateneo, riteniamo intollerabile che si possa morire in questo modo. Siamo fermamente contrari a ogni forma di violenza istituzionale, sproporzionata o non tutelata, e condanniamo con forza quanto accaduto. Pretendiamo verità, giustizia e una presa di responsabilità immediata da parte delle istituzioni.
Per Rasman. Per Aldrovandi. Per Abderrahim Fakir. E per tutti gli altri.
Affinché nessun nome debba più essere aggiunto a questa terribile Lista.