L'avventura di Retinopera prende inizio con il Manifesto dal titolo carico di futuro: “Prendiamo il largo”. Lo sottoscrivono un centinaio di persone, tra cui i presidenti e i responsabili delle maggiori realtà aggregative del laicato ecclesiale italiano, sia quelle di antica tradizione che di nuova origine. L’obiettivo dichiarato è quello di mediare la dottrina sociale della Chiesa come forma di i
mpegno dei credenti di fronte alla società; animando una originale soggettività del laicato cattolico e cercando vie di rinnovamento delle sue espressioni pubbliche. In un mondo che cambia in modo permanente e spesso vorticoso, non si può restare legati alle “solite cose”; è necessario ritrovare audacia e slancio, e il coraggio di mollare gli ormeggi, coniugando sogno e realtà, storia e novità, locale e universale. Retinopera è cresciuta in questi anni con la voglia di accettare questo rischio e rifiutando dunque quel lavorare povero di speranza che, a diversi livelli nella Chiesa e nella società, finisce solo per accorciare il nostro sguardo e chiuderci nell’oggi. Cinque anni di vita non sono molti, ma sono sufficienti per delineare un metodo e indicare direzioni di lavoro, perfino una “agenda sociale” dei cattolici italiani per il futuro del Paese, frutto del Seminario di Vallombrosa del luglio 2005