21/03/2019
𝗛𝗼𝗹𝗶 𝗲 𝗡𝗼𝘄𝗿𝘂𝘇
In occasione dell'equinozio di primavera, oggi vengono celebrate due partecipatissime ricorrenze nella tradizione hindu e nei paesi che conservano usi zoroastriani
𝙃𝙤𝙡𝙞: 𝙡𝙖 𝙛𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙘𝙤𝙡𝙤𝙧𝙞
Il termine Holi è una contrazione della parola holaka, nome forse derivato da una contrazione onomatopeica dei gridi lanciati dai partecipanti.
Quando
La festa celebra l’arrivo della primavera, Vasanta, che porta con sé l’esplosione di colori, nei fiori, nella natura rigogliosa e prorompente di linfa vitale. Secondo la tradizione è con la primavera che giunge K**a, il dio dell’amore e la sua sposa Rati, la ninfa celeste che personifica la passione dei sensi. Si celebra tra marzo ed aprile nel giorno in cui il Sole entra nel segno dei Pesci e la Luna raggiunge il culmine della sua luminosità.
Rituale
La Holi è infatti un’esplosione di allegria, tra canzoni impertinenti, burleschi scambi di battute, danze improvvisate, riti del fuoco con salti nei falò e i caratteristici spruzzi d’acqua e polvere colorata. L’atmosfera festosa di Holi innesca una sorta di folleggiamento collettivo in tutti gli strati della popolazione: per un giorno infatti qualunque discriminazione castale, sociale decade e ogni inimicizia è abbandonata.
Mito
Krisna e la strega Pūtanā
La perfida strega Putana, venne inviata dal malvagio re Kamsa, zio del piccolo Krishna, per ucciderlo: diventato adulto Krishna avrebbe infatti tolto il trono allo zio. Tramutatasi in bellissima donna, la strega tentò di allattare il piccolo Krishna, dopo essersi spalmata il seno con una sostanza velenosa. Ma Krishna, mostrando una prodigiosa forza, stritolò il seno della strega facendo penetrare l’unguento tossico all’interno di Putana e causandole così morte immediata. Al ritorno degli uomini dai campi e dai pascoli, tutta la gente del villaggio, nessuno escluso per casta, età e sesso, festeggiò con frenetica esultanza il prodigio.
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𝙉𝙤𝙬𝙧𝙪𝙯: 𝙞𝙡 "𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙤"
Festa di origine zoroastriana, il cui nome etimologicamente significa "giorno nuovo" in persiano, è festeggiata in molti paesi tra cui Iran, Azerbaigian, Afghanistan, Albania, Bosnia, Georgia, Turkmenistan, il Tagikistan, l'Uzbekistan, il Kirghizistan e il Kazakistan e presso le comunità iraniane in Iraq, Pakistan, Turchia.
Mito
Secondo il mito tradizionale persiano, il Nowrūz viene fatto risalire a circa 15.000 anni fa, al mitico re Yima. Yima è una figura mitica dello zoroastrismo, indicato creatore della festività. La festa sarebbe poi stata rielaborata da Zoroastro in onore di Ahura Mazdā, divinità principale del pantheon iranico pre-islamico.
Rito
In Iran e non solo, la tradizione più diffusa è quella delle "Haft Sîn", "Sette S", ovvero la preparazione di una tavola con sette elementi i cui nomi iniziano con la sin ('esse') in persiano. Il sette è un numero sacro e simboleggia i sette arcangeli con l'aiuto dei quali, quasi tremila anni fa, Zarathustra ha fondato la sua religione. Le sette S sono:
sabzeh - chicchi di lenticchie, orzo o frumento, germogliati che rappresentano la rinascita
samanu - un impasto di orzo germogliato e tostato, che rappresenta l'abbondanza
senjed - frutti secchi di oleastro, è legante, e simboleggia l'amore
sīr - aglio, che rappresenta la salute
sīb - mele, scrupolosamente rosse, a simboleggiare la bellezza
somaq - bacche di Sommacco, a simboleggiare l'asprezza della vita
serkeh - aceto, a simboleggiare la pazienza e la saggezza.