23/05/2026
È il 23 Maggio 1992 quando a Capaci, sull’autostrada A29, si consuma un attentato
organizzato da Cosa Nostra che toglie la vita al magistrato Giovanni Falcone, alla moglie
Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta di nome Antonio Montinaro, Vito Schifani e
Rocco Dicillo. I chili di materiale esplosivo precedentemente sistemati sotto la strada
dall’organizzazione criminale provocano una strage destinata a rimanere impressa nella
memoria dei cittadini Italiani.
La mafia considerava Giovanni Falcone scomodo, da eliminare vista la sua eccezionale
onestà e il suo senso del dovere che lo fecero diventare uno degli uomini che , in quegli
anni, più si impegnava nella lotta contro la mafia attraverso le istituzioni e la legge. Inoltre,
grazie al suo coraggio, aveva contribuito, insieme al suo collega Paolo Borsellino, alla
costruzione di un metodo investigativo che porterà al maxiprocesso contro Cosa Nostra.
La strage di Capaci scosse tutto il Paese e provocò una reazione molto forte; la rabbia e il
dolore, infatti, portarono i cittadini a organizzare numerose manifestazioni. Nelle strade di
Palermo si vedevano ogni giorno lenzuola bianche appese ai balconi, simboleggianti la
volontà di giustizia e di legalità da parte di un popolo che non voleva piú rimanere in silenzio.
Ad oggi, il coraggio di Giovanni Falcone continua ad essere un monito. Ricordare significa
essere sempre consapevoli del valore profondo della lotta contro la criminalità organizzata.
Per le nuove generazioni la morte di Giovanni Falcone sarà un vero esempio per comprendere che la lotta alla mafia andrà avanti solo se tutti avranno l’audacia di non
voltarsi mai dall’altra parte.