07/03/2021
Il 13 Febbraio 2021 il Governo presieduto da Mario Draghi presta giuramento nelle mani del Parlamento ottenendo dei numeri di fiducia molto molto alti.
Già da qualche giorno era in atto un'operazione mediatica di santificazione nei confronti dell'attuale Presidente del Consiglio e del suo Governo, il Governo "dei migliori", che veniva lentamente smontata dalle polemiche accompagnate alla nomina dei Ministri ed altri organi di governo.
La composizione del Governo è assai variegata, così come lo è in Parlamento, nonostante ciò la coesione è molto forte, d'altronde come lo sono gli interessi in gioco: la gestione di così tanti fondi pubblici come non se n'era mai visti dai tempi del Piano Marshall, un'occasione unica. Occasione talmente unica che attorno alla sua figura si stringono personaggi che sono sempre stati fortemente oppositori dell'Europa, contraddizioni troppo forti che non possono essere ignorate.
Il tema centrale dell'operato del governo Draghi è lo sviluppo del PNRR, Piano Nazionale Ripresa e Resilienza e quindi la gestione di tutti i fondi derivanti dal Recovery Plan.
In questi ultimi anni l'Europa non ha fatto altro che perseguire delle politiche ultra-liberiste e capitaliste a scapito della classe dei lavoratori, in nome dei mercati e della riduzione dei debiti: i paesi che non sono riusciti a convertirsi velocemente alle nuove esigenze dei mercati sono stati lasciati indietro, l'austerità per questi ultimi è stata un periodo nero che ha contribuito ad aumentare la gravità della crisi del covid. I tagli all'istruzione e alla sanità in Italia sono degli esempi calzanti di ciò.
La risposta dell'Unione Europea alla crisi è stata la spinta alla privatizzazione di interi settori in nome del perfetto funzionamento dei mercati.
Se i presupposti sono questi possiamo quasi essere sicuri che i soldi di questo Recovery Plan verranno spesi in queste direzioni, asservendo così una logica malata di un sistema basato sull'impresa e non sul lavoro, e ciò che è successo ieri è un'ulteriore conferma di ciò.
Risale infatti a ieri la notizia, data da diverse testate giornalistiche italiane, di un contratto fra una multinazionale di strategie di mercato "McKinsey" ed il MEF, dal valore di 25000 euro + iva.
La società in questione è una multinazionale americana che offre servizi di consulenza a persone, imprese, governi, istituzioni e organizzazioni non profit in svariati ambiti: dal petrolio e derivati, energia elettrica e gas naturale elettronica avanzata per arrivare alle risorse sostenibili, settore sociale al settore pubblico. Sostanzialmente è un'impresa che guida nelle scelte di management aziendale.
Fra i clienti della McKinsey figurano General Motors, PepsiCo, Ford Motor Company, American Express e altri.
Si auspica che il testo del contratto sia reso pubblico e trasparente, al contrario di quello per i vaccini, ma nel frattempo il Governo rassicura che l'operato della suddetta società sarà limitato ad aspetti puramente tecnici.
Immediatamente, sia nella minoranza che nella maggioranza di governo sono state sollevate diverse critiche.
Da cosa sono scaturite queste critiche? E' legittimo affidare un controllo esterno, una consulenza, ad un organismo privato e totalmente slegato dalle finalità pubblico-economiche che tali investimenti dovrebbero rappresentare?
Analoghe critiche sono state poste anche oltreoceano, nell'amministrazione Biden, poiché "Pete Buttigieg", un ex consulente della McKinsey ora Ministro dei Trasporti del 46° presidente degli USA si è trovato costretto dai media a rivelare una lista dei suoi ex clienti per via di possibili conflitti di interessi..
Non si può trascurare l'articolo uscito sul "The Atlantic", "How McKinsey Destroyed the Middle Class. Technocratic management, no matter how brilliant, cannot unwind structural inequalities." (come McKinsey ha distrutto la classe media. Il management tecnocratico, non importa quanto brillante, non riesce ad colmare le disuguaglianze strutturali.)
L'articolo, scritto da Daniel Markovits Professor at Yale Law School spiega infatti quali siano le politiche adottate da quest'azienda per rendere più performanti le imprese ed i modelli economici citando anche Uber: classico esempio di società che scarica il rischio direttamente sui propri dipendenti, lasciando loro privi di diritti e contratti a tempo indeterminato. Il nuovo modello di business e di impresa, le brillanti idee che abbiamo per risolvere questa crisi sono sempre quelle che vanno contro i lavoratori e la classe media: riduzione dei salari e riduzione dei diritti, flessibilizzazione totale del lavoro per cercare di stimolare la produttività delle imprese.
"And the gig economy is just a high-tech generalization of the sub-contractor model.
In effect, management consulting is a tool that allows corporations to replace lifetime employees with short-term, part-time, and even subcontracted workers, hired under ever more tightly controlled arrangements, who sell particular skills and even specified outputs, and who manage nothing at all."
Tutto ciò perfettamente in linea con l'indirizzo politico dell'Unione Europea che in Italia abbiamo perfettamente recepito con la riforma del lavoro denominata Jobs Act, promossa sotto governo Renzi, lo stesso che ha aperto la crisi che ha portato Draghi ad occupare il palazzo Chigi.
Noi riteniamo che lo Stato dovrebbe investire con un'ottica diversa rispetto a quella dei privati, chiediamo dei modelli alternativi che smettano di mettere al centro le imprese, la merce, il profitto e la produzione, chiediamo un sistema accessibile ed equo per tutte e tutti.