16/03/2019
Il drammatico attentato avvenuto in Nuova Zelanda oltre a porci di fronte alla barbarie più sanguinosa e immotivata ci impone di fare alcune riflessioni: la prima è che siamo di fronte alla globalizzazione dell'odio, un fenomeno che non conosce confini nazionali e culturali ma esporta gli stessi modelli di sangue e di eliminazione fisica nei confronti di ciò che non riconosciamo come appartenente al nostro gruppo, la seconda é che il fuoco populista e sovranista alimentato dal vento della politica e delle classi dirigenti internazionali genera e diffonde l'odio cieco e irrazionale verso l'altro e si insinua come un veleno nelle menti malate e criminali di Individui affetti da patologie psichiche generando alibi e emergenze da dover risolvere con azioni tanto risolute quanto violente.
La terza è che la spettacolarizzazione della morte diventa social e avvenimento da condividere con altri, neutralizzando qualsiasi componente emozionale e tramutandosi in puro e semplice intrattenimento sia per gli assassini sia per coloro che dovrebbero raccontare giornalisticamente l'evento. Il dramma accaduto oltre a farci capire per l'ennesima volta come la storia non insegni nulla e porti altro dolore con l'oblio, ci insegna che quando la politica e l'informazione parlano ad un pubblico, qualsiasi esso sia, hanno una grande responsabilità che troppe volte disattendono creando mostri globalizzati pieni di odio.