17/05/2024
Nel diciannovesimo secolo le persone che avevano la fortuna e talvolta la sfortuna di vivere di arte, incameravano discorsi dialettici tra colleghi spesso talmente intensi che dalle loro missive una certa critica parlava di relazioni così intime da sfociare nell’amoroso. Non solo pittori e scultori, musicisti, scrittori, studiosi, scienziati… quello che noi facciamo (forse) (qualcuno) in gioventù, molti di loro tutta la vita
Io ci leggo una propensione propria di quel secolo incredibile, fatto anch’esso di guerre, battaglie, cultura di pochi, duelli a morte tra cittadini, prime scoperte scientifiche, sotto il fumo nuovo della rivoluzione industriale; eppure le persone, molte tra loro, era trafitte dai rapporti sociali, intessevano con passione e rivoltavano nelle lettere (unico mezzo esistente 😍) parole di ardore per l’amicizia e gli anni che passano. Non erano amanti, amavano il loro rapporto. Un secolo di muse ispiratrici e di amori impossibili. Molto meno connessi di noi, molto più solitari, nel trascorrere ore a fare e rifare. Poco tempo, rapporti solidi, parole dal vivo e tramite lettera.
Intraprendevano con passione percorsi di amicizie che spesso avevano come sfondo Napoli e la sua baia, penso al consunto Giacomo Leopardi fino alla gioia di colori degli artisti in mostra.
Un percorso quello delle che parte dalla verità, passa per il sublime, la spiritualità e arriva alla materia.
🏛️ La mostra è: NAPOLI OTTOCENTO - Degas, Fortuny, Gemito, Mancini, Morelli, Palizzi, Sargent, Turner (fino al 16 Giugno)
La mostra è un omaggio all’Ottocento napoletano. Napoli era la terza città al mondo per abitanti dopo Londra e Tokyo. ‘Napoli nel XIX secolo divenne anche un’importante metropoli scientifica, sede di una fra le più antiche università italiane, della prima scuola di lingue orientali in Europa, del primo museo di mineralogia, dei primi osservatori scientifici. Fu anche la città dei dibattiti positivisti, delle scienze giuridiche e matematiche, dove un’intensa dialettica legò le nuove scienze a un’estetica che rimase fedele alla grande tradizione realista che ha definito l’arte napoletana fin dal periodo barocco e caravaggesco.‘