Cobas Pubblico Impiego

Indicazioni Sito Web Contatta l'università

Cobas Pubblico Impiego Organizzazione sindacale dei Comitati di Base del Pubblico Impiego. http://pubblicoimpiego.cobas.it/pubblicoimpiego/STRUTTURA/LO-STATUTO2

ART. 2 - PRINCIPI E FINALITA'
I principi irrinunciabili dell'Associazione sono:
• la difesa e il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i lavoratori, dei settori popolari e degli strati sociali più deboli ed emarginati;
• l'egualitarismo e la solidarietà tra i lavoratori e nei settori popolari contro ogni forma di razzismo e di discriminazione etnica, sessuale e religiosa; la difesa e l'ampliamento delle libertà individuali e collettive di opinione e di organizzazione; il superamento delle logiche di sfruttamento dell'uomo sull'uomo, contro il dominio del profitto e della mercificazione generalizzata della società;
• l'indipendenza da istituzioni, dai partiti, dalle organizzazioni padronali e governative;
• il rifiuto del sindacalismo di mestiere e di ogni forma di privilegio e di clientelismo tipica del sindacalismo di professione. Tutte le cariche sono elettive e rispondono al principio delle revocabilità in qualsiasi momento e del volontariato senza retribuzione. L’associazione individua nella democrazia diretta, nel rifiuto della delega, nella costruzione della partecipazione collettiva, nell’autorganizzazione, sia i propri principi caratterizzanti sia una generale proposta di trasformazione dell’assetto sociale che si contrappone alle gerarchie e alla competitività sulle quali si fonda l’attuale società;
• il rifiuto di ogni forma di monopolio della rappresentanza sindacale;
• l'Associazione si fonda sul primato dei comitati e degli organismi di base e sulla attività svolta all'interno dei luoghi di lavoro, da cui nasce l'elaborazione delle linee di proposta e di lotta;
• l'Associazione, che non ha scopo di lucro, intende difendere e tutelare gli interessi generali dei lavoratori/trici, dei pensionati/e, delle donne, dei giovani in cerca di occupazione, degli immigrati/e, degli strati più deboli della popolazione, promuovendo e coordinando le iniziative necessarie a tali fini su tutto il territorio nazionale, nonché i necessari collegamenti internazionali;
• tale attività si svolge nella convinzione che tale difesa/tutela può essere pienamente realizzata solo in una società che non abbia più come principio-guida la ricerca dei profitto economico individuale, di ceto e di classe da parte dei settori dominanti, a scapito dei ceti e delle classi più deboli: cioè, in una società che escluda il dominio della merce, la mercificazione degli individui, della natura, delle idee e del sapere, dell'istruzione, della salute, della cultura e dello sport;
• a tal fine l'Associazione promuoverà e appoggerà le iniziative e le lotte che muovano dall'autorganizzazione dei bisogni materiali, culturali ed ideali dei lavoratori/trici, dei settori popolari e degli strati più deboli della società; si propone di contrastare e, in prospettiva, di superare un'organizzazione della società e del potere basata sulla centralità del profitto economico, del mercato, del denaro, della competizione sfrenata, sullo sfruttamento esercitato da ceti e classi proprietarie su ceti e classi senza potere né proprietà economiche significative;
• l'Associazione svolge ad un tempo attività sindacale, politica, sociale e culturale, rappresentando le categorie ed i settori in essa organizzati nella contrattazione a livello locale, nazionale e, all'occorrenza, internazionale.

05/10/2026

COBAS PUBBLICO IMPIEGO SERVIZIO SPERIMENTALE DI ASSISTENZA LEGALE DI PRIMA ISTANZA L’Esecutivo Nazionale COBAS Pubblico Impiego ha attivato un servizio sperimentale di assistenza legale e sindacale di prima istanza, finalizzato a fornire alle strutture COBAS un primo supporto qualificato sulle problematiche che interessano gli iscritti. Il servizio nasce con l’obiettivo di consentire una valutazione rapida e preliminare delle questioni di carattere legale, sindacale e contrattuale, permettendo di individuare tempestivamente la natura del problema, la sua rilevanza giuridica e le eventuali iniziative da intraprendere. Attraverso il servizio sarà possibile, in particolare: 1. ottenere un primo parere su problematiche relative al rapporto di lavoro; 2. valutare eventuali violazioni di norme di legge, contrattuali o sindacali; 3. verificare, in via preliminare, la fondatezza di una possibile contestazione o vertenza; 4. ricevere indicazioni sulle iniziative sindacali o legali che possono essere intraprese; 5. ottenere, per le questioni meno complesse, un riscontro in tempi brevi. Il servizio costituisce una prima consulenza di orientamento e non comprende l’assistenza legale nelle successive fasi della controversia, né l’eventuale costituzione o rappresentanza in giudizio. Come accedere al servizio L’iscritto che intenda sottoporre una problematica potrà rivolgersi al proprio dirigente sindacale COBAS P.I. o delegato RSU, illustrando la questione e mettendo a disposizione la documentazione utile. Sarà quindi la struttura COBAS a inoltrare la richiesta di parere al servizio di assistenza legale all’indirizzo: [email protected] La Commissione dell’Esecutivo Nazionale provvederà, di norma entro tre giorni lavorativi, ad esaminare la problematica e a fornire un primo riscontro, direttamente oppure avvalendosi, quando necessario, del consulto dei legali. Il nuovo servizio rappresenta un ulteriore strumento a disposizione delle strutture territoriali e degli iscritti COBAS P.I., con l’obiettivo di rendere più tempestiva, qualificata ed efficace la tutela dei lavoratori.

La Marcia per i Bambini di Gaza a PalermoIl 2 ottobre, il centro di Palermo è stato teatro di una profonda e commovente ...
03/10/2026

La Marcia per i Bambini di Gaza a Palermo
Il 2 ottobre, il centro di Palermo è stato teatro di una profonda e commovente manifestazione per la pace, nata per non dimenticare le vittime innocenti dei conflitti.

Momento centrale e fulcro dell'intero corteo è stato lo srotolamento di un sudario lungo ben 70 metri, interamente scritto a mano. Quest'opera struggente e potente è stata realizzata dagli alunni di una scuola di Pozzallo, in provincia di Ragusa (l'Istituto "Giorgio La Pira"). Sul telo sono stati trascritti a mano i nomi di 18.500 bambini morti a Gaza.

Un tributo doloroso e necessario, che assume un significato ancora più drammatico se si considera che le stime attuali parlano di oltre 22.500 bambini trovati e registrati senza vita in seguito alle tragedie della guerra. Un'iniziativa che ha trasformato i nomi in una marcia di silenzio, memoria e forte condanna contro l'indifferenza.

23/09/2026

QUANDO LA SINISTRA RADICALE DIMENTICA I DIRITTI UNIVERSALI: L' ABBAGLIO DEL CAMPIISMO.

Il panorama politico e culturale della sinistra "conflittuale" e radicale italiana si trova da tempo imprigionato in un cortocircuito concettuale e morale che ne mina la credibilità intellettuale e la forza politica: il campismo. Questa visione del mondo, rigidamente manichea, tende a dividere lo scacchiere internazionale in due blocchi contrapposti e inconciliabili. Da un lato vi sarebbe il "blocco imperialista occidentale", guidato da Stati Uniti, NATO e Unione Europea; dall'altro, un indistinto fronte di resistenza che comprende qualsiasi forza, regime o attore geopolitico che a quell'egemonia si opponga. La conseguenza inevitabile di questa dicotomia è l'applicazione cieca del celebre adagio " il nemico del mio nemico è mio amico ", una scorciatoia analitica che trasforma la critica legittima al capitalismo e al militarismo occidentale in una giustificazione, aperta o tacita, per autocrazie, teocrazie e reazioni illiberali.
Il campismo contemporaneo nasce come una degenerazione ideologica di un anti-imperialismo meccanico e dogmatico, rimasto fossilizzato agli schemi del Novecento e del tutto incapace di evolversi dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda. Non si tratta più di sostenere sinceri movimenti di emancipazione dei popoli o storiche lotte di liberazione sociale dal giogo coloniale. Al contrario, la prassi campista porta oggi a sostenere governi, giunte militari e milizie fondamentaliste che con i valori fondativi della sinistra — laicità, giustizia sociale, diritti civili, femminismo, democrazia di base e libertà di espressione — non hanno semplicemente nulla a che fare, quando non ne rappresentano il nemico giurato.
Nelle piazze, nei comunicati ufficiali e nella pubblicistica teorica di questa componente politica, il giudizio critico su un regime non dipende da come esso tratta i propri cittadini a casa propria, ma esclusivamente dalla sua posizione formale sullo scacchiere geopolitico mondiale. Si assiste così a una serie di macroscopiche distorsioni ideologiche:
 Teocrazie e fondamentalisti religiosi vengono riabilitati o tollerati, rubricati come "forze oggettive di resistenza" all'egemonia culturale e militare statunitense o israeliana.
 Regimi autocratici ed etno-nazionalisti vengono difesi, giustificati o sistematicamente relativizzati pur di non convergere, nemmeno sul piano dei principi morali, con le posizioni delle democrazie occidentali.
 Le genuine proteste popolari interne a questi Paesi vengono colpevolmente ignorate, silenziate o, peggio ancora, liquidate con disprezzo come manovre di ingerenza orchestrate dai servizi segreti filo-occidentali, bollando ogni istanza di libertà come una "rivoluzione colorata".
Il limite più grave ed esiziale di questa impostazione è il tradimento profondo del valore storico dell'internazionalismo. L'internazionalismo socialista e libertario nasceva infatti con l'obiettivo di creare una rete di solidarietà universale tra i lavoratori, gli oppressi, gli sfruttati e le minoranze di tutto il pianeta, a prescindere dalle frontiere e dal tipo di governo sotto cui si trovassero a vivere. Il campismo ha compiuto una fatale sostituzione: ha rimpiazzato la solidarietà concreta verso i popoli e gli individui con la solidarietà diplomatica ed ideologica verso gli Stati, i loro leader autocratici e i loro apparati di repressione.
Finché un regime dichiara di voler combattere l'Occidente, la brutale repressione del dissenso interno, l'uso sistematico della tortura nelle carceri, la segregazione di genere, la persecuzione delle minoranze religiose, etiche o sessuali vengono derubricate a "danni collaterali" necessari o a infondata propaganda atlantista. Questo atteggiamento crea un devastante doppio standard etico che finisce per privare di qualsiasi autorevolezza e legittimità la stessa critica sociale ed ecologica che la sinistra rivolge al modello capitalistico globale. Chi chiude gli occhi di fronte alle violazioni commesse dai "nemici dell'Occidente" perde ogni credito quando denuncia le ingiustizie commesse all'interno del proprio mondo.
Questa stortura ideologica produce un inesorabile isolamento culturale e politico, allontanando le nuove generazioni che sentono invece come prioritari i diritti umani universali, la libertà individuale e la lotta al patriarcato. Difendere principi emancipatori significa applicarli con impeccabile coerenza metodologica e morale, sia quando a violarli sono gli Stati alleati dell'Occidente, sia quando a farlo sono i suoi più accaniti avversari geopolitici.
Superare una volta per tutte il campismo non significa affatto sposare acriticamente le agende strategiche o le Guerre Sante delle potenze occidentali, né tantomeno rinunciare a un'analisi critica del colonialismo e dell'imperialismo. Significa invece recuperare una bussola etica ed emancipatoria del tutto autonoma. La vera alternativa al modello globale dominante non potrà mai coincidere con il sostegno a forme di reazione autoritaria o fondamentalista. La solidarietà di chi si batte per un mondo più giusto deve essere indirizzata sempre e solo ai movimenti di liberazione dal basso, alle donne che sfidano i regimi oppressivi, ai sindacalisti indipendenti e ai dissidenti, mai ai tiranni che li schiacciano.
Marranchelli Giovanni Battista

23/09/2026

MOLISE, IL DOVERE DI NON TACERE

Il ruolo del sindacato nella difesa delle regole, dei lavoratori e della comunitàFare sindacato oggi, soprattutto in una realtà complessa come quella molisana, non significa soltanto intervenire nelle vertenze, assistere un dipendente o rivendicare l’applicazione di un contratto collettivo. Significa anche osservare il territorio, individuare le contraddizioni, segnalare le irregolarità e dare voce a chi spesso non dispone degli strumenti per farsi ascoltare.È questa la funzione che il COBAS Pubblico Impiego intende esercitare: libera, autonoma e non condizionata, capace di intervenire quando emergano incongruenze, opacità, violazioni dei diritti o delle regole. Non si tratta di ricercare il conflitto a ogni costo né di assumere posizioni pregiudizialmente contrarie alle istituzioni, alle imprese o agli enti pubblici e privati, ma di pretendere che ciascuno eserciti le proprie funzioni nel rispetto della legge, della trasparenza, della dignità delle persone e delle responsabilità derivanti dal ruolo ricoperto.Negli ultimi anni il COBAS P.I. è intervenuto in contesti sanitari, amministrativi, assistenziali, lavorativi, ambientali e di sicurezza, diversi tra loro ma spesso accomunati da un elemento: la tendenza a considerare le regole come un ostacolo da aggirare anziché come una garanzia per tutti. Le vicende affrontate non sono episodi isolati, ma sintomi di un metodo che rischia di consolidarsi, soprattutto nei territori più piccoli, dove la prossimità tra politica, amministrazioni, imprese e centri decisionali può favorire silenzio e rassegnazione.Un esempio significativo è la vicenda del traliccio per la telefonia collocato a ridosso di edifici abitati, rispetto al quale sono state sollevate questioni sulla regolarità urbanistica ed edilizia dell’opera. Al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate dagli organi competenti, emerge un tema più ampio: il diritto dei cittadini a essere informati, ascoltati e tutelati quando decisioni pubbliche o private incidono sulla sicurezza, sull’ambiente e sulla qualità della vita.Analoga preoccupazione riguarda la residenza geriatrica “Punta Paradiso” di Pietracupa, per la quale il COBAS P.I. ha presentato una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica, ai Carabinieri del N.A.S. e alla Guardia di Finanza, sottoponendo agli organi competenti circostanze relative alla gestione della struttura, ai rapporti di lavoro, alla prospettata compressione dei trattamenti economici, al trasferimento degli operatori e degli ospiti e agli effetti della cessione del ramo d’azienda. I fatti sono stati accompagnati da documentazione e atti sindacali, restando all’autorità giudiziaria ogni valutazione sulla loro rilevanza. Non essendo ancora pervenuto un riscontro sostanziale, il COBAS P.I., in occasione dell’insediamento del nuovo Procuratore della Repubblica di Campobasso, ha chiesto una formale audizione, non per interferire con l’autonomia della magistratura o con il segreto investigativo, ma per rappresentare direttamente vicende di evidente rilievo sociale e conoscere, nei limiti consentiti, se le segnalazioni abbiano ricevuto la necessaria attenzione.Le vicende del traliccio e di Punta Paradiso, pur diverse, pongono una questione comune: cittadino e sindacato non possono denunciare e restare indefinitamente privi di interlocuzione. Alla responsabilità di chi segnala deve corrispondere la capacità delle istituzioni di ascoltare, verificare e, quando possibile, informare. La richiesta di audizione al nuovo Procuratore nasce proprio dall’esigenza di aprire un’interlocuzione istituzionale seria e rispettosa dei ruoli, fondata sulla documentazione. La tutela della collettività non può ridursi alla mera esistenza formale di un procedimento amministrativo: servono trasparenza, controlli effettivi, assunzione di responsabilità e rispetto sostanziale delle norme. La stessa esigenza si ritrova nelle iniziative sindacali intraprese nei confronti di Responsible Research Hospital. Il ricorso promosso ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori non è una scelta polemica né un attacco alla struttura sanitaria, ma lo strumento previsto dall’ordinamento per contrastare comportamenti ritenuti lesivi delle prerogative sindacali e del diritto dei lavoratori a essere rappresentati. Ricorrere al giudice significa chiedere che il sistema delle relazioni industriali venga rispettato: libertà sindacale, diritto di informazione, confronto con le rappresentanze dei lavoratori e osservanza delle decisioni giudiziarie non sono concessioni discrezionali del datore di lavoro, ma principi fondamentali.Analoghe considerazioni valgono per le criticità segnalate presso Casa Pistilli, dove il COBAS P.I. è intervenuto su condizioni di lavoro, sicurezza degli operatori e tutela degli ospiti. In una struttura assistenziale la dignità degli anziani e quella dei lavoratori non possono essere considerate interessi separati. Un ambiente sicuro, adeguatamente climatizzato e correttamente organizzato tutela chi riceve assistenza e chi la presta. Segnalare carenze o condizioni inadeguate non significa colpire una struttura, ma chiedere che possa svolgere correttamente la propria funzione sociale.Anche le problematiche emerse negli appalti e nei servizi della Camera di Commercio hanno evidenziato la fragilità dei lavoratori coinvolti nei cambi di gestione, negli affidamenti esterni e nei servizi a ridotto contenuto economico. Riduzioni di orario, carichi di lavoro sproporzionati, applicazione delle clausole sociali, organizzazione dei turni, salute e sicurezza non sono semplici questioni contabili. Dietro ogni appalto esistono persone e famiglie che non possono essere trattate come una voce di costo da comprimere. Le pubbliche amministrazioni dovrebbero esercitare un controllo sostanziale sull’esecuzione dei contratti, verificando non solo la regolarità formale dell’affidamento ma anche il rispetto concreto dei diritti di chi svolge il servizio.Il filo conduttore non è il settore né il singolo datore di lavoro. Il problema è il metodo. Quando le decisioni vengono assunte senza confronto reale, le procedure sono usate come copertura formale, i lavoratori vengono informati a posteriori, le richieste di documentazione restano senza risposta o chi segnala un problema viene percepito come un soggetto da isolare, si crea un sistema nel quale l’irregolarità rischia di diventare normalità. È a quel punto che il sindacato ha il dovere di essere scomodo. Essere scomodi non significa essere irresponsabili, ma non accettare che timore delle conseguenze, relazioni personali o esigenza di non disturbare gli equilibri esistenti prevalgano sulla tutela dei diritti. In una regione piccola come il Molise il rischio della personalizzazione del conflitto è elevato. Chi contesta una decisione viene spesso descritto come contrario all’istituzione, all’impresa o al territorio; chi chiede chiarimenti come chi alimenta tensioni; chi pretende il rispetto delle regole come un ostacolo. Questa impostazione deve essere respinta. Contestare una scelta non significa attaccare un’istituzione; chiedere il rispetto della legge non significa danneggiare un’azienda; segnalare un rischio non significa creare allarme; promuovere un’azione giudiziaria non significa rifiutare il dialogo. Il rispetto delle regole è ciò che consente a istituzioni e imprese di conservare autorevolezza e credibilità.Il COBAS P.I. non intende sostituirsi alla magistratura, agli organi ispettivi, alle autorità amministrative o agli organismi di vigilanza. Ha però il diritto e il dovere di rappresentare i fatti, raccogliere segnalazioni, proteggere i lavoratori, chiedere accesso alla documentazione e interessare gli organismi competenti quando il confronto ordinario non produce risultati. Questa attività deve essere svolta con serietà, prudenza e rigore, su elementi concreti e verificabili, evitando generalizzazioni e accuse indiscriminate. Ma la prudenza non può trasformarsi in silenzio. Un sindacato credibile non urla senza ragione, ma non arretra quando dispone di elementi seri; non promette protezioni impossibili, ma non lascia soli i lavoratori; non utilizza le vertenze per ottenere visibilità, ma non consente che le violazioni vengano nascoste per opportunità.La difesa del lavoro non può essere separata dalla difesa della comunità. Un lavoratore costretto a operare in condizioni insicure è anche un cittadino al quale viene negata dignità; un servizio pubblico inefficiente produce conseguenze sull’intera popolazione; un appalto senza adeguati controlli impoverisce il territorio; un’opera realizzata senza trasparenza incrina la fiducia nelle istituzioni; un comportamento antisindacale limita il diritto collettivo dei lavoratori a essere rappresentati.Per questa ragione il COBAS P.I. continuerà a intervenire nei diversi ambiti nei quali emergano ingiustizie, irregolarità o condotte incompatibili con correttezza e legalità. Lo farà senza trasformare ogni divergenza in uno scontro, ma senza accettare che il dialogo venga utilizzato per rinviare indefinitamente le soluzioni; chiedendo documenti, risposte e assunzioni di responsabilità; coinvolgendo le autorità competenti quando necessario e tutelando, per quanto possibile, l’identità e la posizione dei lavoratori che segnalano situazioni critiche, affinché la paura di ritorsioni non diventi uno strumento di silenzio. Il Molise ha bisogno di istituzioni autorevoli, imprese responsabili, amministrazioni trasparenti e organizzazioni sindacali capaci di esercitare fino in fondo il proprio ruolo. Non servono sudditanze, contrapposizioni ideologiche o rapporti fondati sulle convenienze del momento, ma una cultura delle regole nella quale ciascuno possa essere chiamato a rispondere delle proprie decisioni senza che ciò venga considerato un’aggressione personale. Il COBAS P.I. rivendica questa idea di sindacato: presente nei luoghi di lavoro ma attento anche a ciò che avviene nel territorio; capace di assistere il singolo lavoratore e di individuare le responsabilitàcollettive; disponibile al confronto ma non disposto a rinunciare alla propria autonomia. Un sindacato che non tace quando tacere sarebbe più comodo, perché le regole devono valere per tutti. Ed è proprio quando sembrano valere soltanto per alcuni che diventa necessario alzare la voce
Luisa DI BIANCO

Venerdì 18 settembre si è svolto un sit-in in piazza Igea per protestare contro la  S.E.U.S., (società in house providin...
22/09/2026

Venerdì 18 settembre si è svolto un sit-in in piazza Igea per protestare contro la S.E.U.S., (società in house providing della regione siciliana) per la gestione dell'emergenza sanitaria su gomma, dopo anni di soprusi contro i lavoratori con azioni che vanno dal pressapochismo ai limite della legalità, con qualche sconfinamento nella illegalità.
Finalmente oggi dopo un duro ed estenuante lavoro fatto dai cobas 118 Sicilia, con note, diffide, denunce e manifestazione di piazza, abbiamo creato quella crepa che ha portato alle istituzioni ad indagare e come pensavamo è iniziato il tutto contro tutti.
Il lavoro sin qui svolto con caparbia e convinzione sta portando proficui soluzioni alla tempesta di atti inconsulti portati avanti da una amministrazione “della domenica” con provvedimenti che favorivano sempre chi era loro amico o chi ormai assoggettato alla loro politica dittatoriale.
I cobas sono rimasti sempre con la testa alta senza farsi intimorire anche se si subivano tentativi di ritorsioni, noi fermi nelle nostre azioni a favore dei lavoratori, il loro disappunto, è ed è sempre stato il non poterci condizionare visto che privi di una stampella politica, visto il nostro essere apartitici, ci ha portati ad essere un sindacato libero e rispettoso dei diritti dei lavoratori.

15/09/2026

L’eliminazione della clausola di salvaguardia comporta che le rivalutazioni del TFR lasciata in azienda saranno pienamente esposte all’andamento dell’inflazione senza più la garanzia del rendimento minimo fisso dell’1,5%. Di conseguenza, in periodi di inflazione molto bassa o nulla, la quota di TFR maturato accrescerà a un ritmo inferiore rispetto al regime precedente.

TFR
L’eliminazione della clausola di salvaguardia comporta la fine del confronto con le aliquote IRPEF vigenti al 31 dicembre 2006 per la tassazione separata del TFR o delle indennità di fine servizio. Di conseguenza, a partire dal 2027 il trattamento di fine rapporto verrà tassato esclusivamente in base alle aliquote e agli scaglioni attuali, senza più la possibilità di applicare il vecchio regime se ritenuto fiscale e finanziariamente più favorevole.

L’eliminazione della clausola di salvaguardia fiscale sul TFR (decorrente dal 1° gennaio 2027) è sancita dall’articolo 376 del D.Lgs. n. 117/2026, che ha abrogato l’articolo 1, comma 9, della Legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007).

15/09/2026

MA CHE PAESE È QUESTO?

Un lavoratore passa un'intera esistenza a versare contributi, euro su euro, frutto di sacrifici quotidiani. Poi, quando viene a mancare, lo Stato non riconosce al coniuge ciò che è stato guadagnato con il sudore della fronte. Al contrario: scattano immediatamente percentuali di taglio, limiti di reddito, paletti e decurtazioni sulla pensione di reversibilità.
E allora una domanda politica, dura e senza ipocrisie, dobbiamo avere il coraggio di porla: perché il diritto maturato con una vita di lavoro deve evaporare proprio nel momento di maggiore fragilità per una famiglia?
Sui contributi dei cittadini la macchina statale applica una precisione chirurgica: scaglioni, sforbiciate e calcoli al centesimo per tagliare e fare cassa. Ma quando si tratta di privilegi, vitalizi, super-stipendi della dirigenza pubblica e competenze della casta, quella stessa calcolatrice improvvisamente si rompe. Per i soliti noti, una deroga favorevole, una tutela speciale o un cavillo per salvare il trattamento d'oro si trova sempre.
Professori, medici, infermieri, OSS, forze dell'ordine, operai, artigiani, impiegati: lavorate una vita intera, finanziate il sistema fiscale fino all'ultimo centesimo e, quando arriva il momento del bisogno, vi spiegano che "non ci sono le coperture".
E sul TFR la beffa si trasforma in un insulto. Il Trattamento di Fine Rapporto — soldi tuoi, guadagnati giorno per giorno — nel pubblico impiego viene bloccato per anni e sbloccato a rate con ritardi intollerabili, come se lo Stato ti stesse facendo un favore personale. Nel frattempo, con le ultime riforme, si spinge per convogliare la liquidità nei fondi pensione privati, privando le famiglie della disponibilità immediata dei propri risparmi per tamponare i buchi della finanza pubblica.
Destra, sinistra, centro: cambiano i governi e le facce della politica, ma l'approccio resta identico. Quando c'è da far cassa, l'unico bersaglio sicuro resta chi lavora e chi ha lavorato.
La posizione deve essere chiara e intransigente: i risparmi e le pensioni dei lavoratori non sono e non devono più essere il bancomat dello Stato.
Prima di chiedere anche un solo centesimo di sacrificio a chi vive di stipendio o di pensione, si tagli il superfluo: rendite di posizione, costi della politica, privilegi d'organo e sprechi di sistema. Perché la dignità di una vedova, di un vedovo e di una famiglia che affronta un lutto vale infinitamente di più di qualsiasi poltrona.

Anche in questo periodo estivo, la nostra vicinanza va a tutte le lavoratrici e i lavoratori:- A chi è in turno oggi, sp...
14/08/2026

Anche in questo periodo estivo, la nostra vicinanza va a tutte le lavoratrici e i lavoratori:
- A chi è in turno oggi, spesso sottopagato o senza le giuste tutele.
- A chi non può permettersi le vacanze a causa di salari erosivi e carovita.
- A chi difende ogni giorno la salute, la sicurezza e la dignità sui posti di lavoro.

06/08/2026

Ipotesi di rinnovo del CCNL Sanità 2025-2027: un accordo a ribasso che impoverisce i lavoratori.

La sottoscrizione dell’ipotesi di rinnovo del CCNL del comparto Sanità per il triennio 2025-2027 — avvenuta con una rapidità sorprendente ad opera di Aran e dei sindacati CGIL, CISL, UIL, FIALS, NURSIND, NURSING UP, CONFSAL, CGS e CSE — si configura come un vero e proprio bidone ai danni del personale. Una intesa che le sigle firmatarie spacciano per un successo storico, ma che la dura realtà dei fatti e dei numeri smentisce categoricamente, evidenziando un impoverimento sistematico delle lavoratrici e dei lavoratori della Sanità Pubblica.

1. Risorse insufficienti e perdita del potere d’acquisto
La contrattazione si è consumata sulle risorse economiche messe a disposizione dal Governo, del tutto insufficienti. I Cobas denunciamo le scelte di politica economica che privilegiano l'aumento delle spese militari e i vincoli di bilancio europei del "Patto di Stabilità e Crescita", traducendosi in rigida austerità e tagli al welfare (sanità, scuola, trasporti e spesa sociale).
In un contesto di blocco degli organici, carichi di lavoro massacranti, elevato stress e disagi diffusi, i lavoratori e i pensionati subiscono un brutale impoverimento. Questo fenomeno è causato dalla mancata indicizzazione dell’IRPEF e da un'inflazione trainata dall'aumento dei margini di guadagno di imprese, banche, monopoli energetici, multinazionali farmaceutiche e lobby delle armi.
Sostenere che questo accordo permetta di recuperare il potere d'acquisto perso è una falsità:
Incremento tabellare: l'aumento medio lordo si attesta attorno al 5,78%.
Inflazione reale: l'inflazione cumulata nel triennio supera il 15% (dati ISTAT IPCA).
Risultato netto: una perdita reale del potere d'acquisto compresa tra il 9,22% e il 10%.
A fronte di questa erosione, la narrazione sugli arretrati si rivela un'illusione. Buona parte degli aumenti è già stata erogata mese per mese tramite l'Indennità Vacanza Contrattuale (IVC); l'assegno di conguaglio che arriverà in busta paga si ridurrà a poca cosa (con stime medie di circa 650 euro per il 2025, 1.200 euro per il 2026 e la cifra a regime di 2.300-2.800 euro percepita solo dal 2027). I lavoratori continuano così a regalare cifre rilevanti al datore di lavoro, che compensa l'attesa con importi risibili.

2. Disparità economiche e fondo accessorio a "vasi comunicanti"
L'intesa consolida profonde sperequazioni tra le diverse aree professionali (infermieri, OSS, tecnici, amministrativi, personale di laboratorio e professionisti sanitari), non riconoscendo pari dignità salariale alle mansioni e alle responsabilità individuali.
L'accordo privilegia il salario accessorio a discapito dello stipendio base e delle indennità principali (notturno, festivo, turni e pronta disponibilità), le quali rimangono sostanzialmente immutate:
Politica dei "vasi comunicanti": in assenza di nuove risorse statali per il Fondo Unico per la retribuzione accessoria, per finanziare l'innalzamento degli Incarichi di Funzione (che per le posizioni più elevate possono raggiungere i 13.500 euro annui) si prosciuga la capienza del fondo comune.
Taglio delle prospettive per la maggioranza: la riduzione del Fondo Unico rende sempre meno frequenti le selezioni per i Differenziali Economici di Professionalità (DEP, ex scatti di fascia), limitando l'accesso ai miglioramenti retributivi per la gran parte del personale.
Precarizzazione dell'accessorio: le voci accessorie possono essere ridotte o eliminate nel tempo, come già sta avvenendo per l'indennità di disagio destinata al personale dei Pronto Soccorso. Il grosso delle risorse residue viene dirottato su premi di produttività differenziata tramite la contrattazione decentrata, dove l'assegnazione avverrà a discrezione.

3. La "clausola di salvaguardia": uno specchietto per le allodole
La clausola di garanzia e salvaguardia inserita nel testo — sbandierata da alcune sigle sindacali come strumento di tutela sull'andamento dell'inflazione — non costituisce in alcun modo un ritorno alla Scala Mobile.
Assenza di automatismi: la clausola non impegna lo Stato ad erogare automaticamente adeguamenti retributivi in presenza di uno scostamento tra inflazione reale e programmata. Impone esclusivamente un tavolo di "confronto" o di monitoraggio tra Aran e sindacati firmatari.
Vincolo di bilancio: nel settore pubblico ogni incremento salariale deve essere preventivamente stanziato con apposita legge di Bilancio del Parlamento. Senza la copertura di un fondo di riserva anti-inflazione dedicato, la clausola rimane una semplice dichiarazione d'intenti priva di impatto diretto sulla busta paga.

4. Welfare, servizi e diritti dimenticati
Dall'ipotesi di accordo restano ancora una volta escluse o svalutate risposte concrete su temi cruciali:
Mensa e welfare aziendale: il diritto alla mensa continua ad essere materia di contenzioso, mentre i benefici di welfare aziendale esentasse non ricevono finanziamenti dedicati, scaricandone l'onere economico direttamente sui lavoratori.
Tutela della persona: non trovano risposte efficaci la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la reale esigibilità del diritto allo studio e il rafforzamento delle tutele per i lavoratori fragili.

Conclusioni
L'esito di questa trattativa vede il riallineamento delle sigle sindacali firmatarie attorno ad accordi basati sulla moderazione salariale e sulla frammentazione dei lavoratori. Anziché rivendicare aumenti strutturali consistenti sullo stipendio tabellare per l'intero personale, si è scelta la strada delle misure di facciata e delle risorse selettive destinate a poche posizioni di funzione.

Da Livorno .Piena solidarietà Cobas di Livorno.Livorno, assalto vandalico allo stand Cobas in Piazza del Luogo PioNella ...
03/08/2026

Da Livorno .
Piena solidarietà Cobas di Livorno.

Livorno, assalto vandalico allo stand Cobas in Piazza del Luogo Pio

Nella notte ignoti si sono introdotti all'interno dello stand dei Cobas allestito in Piazza del Luogo Pio a Livorno, devastandolo, portando via tutto il materiale rimasto al suo interno e urinando all'interno della struttura, in un gesto di ulteriore disprezzo.

Lo stand è stato organizzato per promuovere iniziative di solidarietà internazionale e sensibilizzare la cittadinanza sulla drammatica situazione del popolo palestinese e del popolo cubano. Durante la manifestazione i Cobas hanno distribuito materiale informativo, magliette, gadget e la tradizionale "acqua antifascista", incontrando numerosi cittadini interessati ai temi della pace, della solidarietà e dei diritti dei popoli.

Il gesto compiuto nella notte rappresenta un grave atto vandalico che colpisce non solo un'organizzazione sindacale, ma anche la libertà di espressione e di partecipazione democratica. Distruggere uno spazio di confronto e di informazione, arrivando perfino a urinarvi all'interno, non cancellerà le idee che lo hanno animato.

I Cobas condannano con fermezza quanto accaduto e confidano che le autorità competenti facciano piena luce sull'episodio, individuando i responsabili.

Questa sera lo stand resterà aperto e sarà lasciato nelle stesse condizioni in cui lo abbiamo trovato questa mattina.

Non saranno intimidazioni o atti vandalici a fermare il nostro impegno. Continueremo a essere presenti nelle piazze, nei luoghi di lavoro e ovunque sia necessario difendere i diritti, la pace e la solidarietà tra i popoli.

Cobas Livorno

Indirizzo

Sede Nazionale: Viale Manzoni, 55
Rome
00175

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Cobas Pubblico Impiego pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'università

Invia un messaggio a Cobas Pubblico Impiego:

Scelte rapide

Condividi