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I Lupercàli (in latino Lupercalia) erano una festività romana che si celebrava tra il 13 ed il 15 febbraio in onore del ...
01/04/2023

I Lupercàli (in latino Lupercalia) erano una festività romana che si celebrava tra il 13 ed il 15 febbraio in onore del dio Fauno (Lupercus). In origine celebrata per proteggere i capi di bestiame e le greggi dall’attacco dei lupi, divenne in un secondo momento la festa della città palatina. Infatti la festa avveniva poco prima della fine dell’anno, l’esatto periodo in cui le bestie feroci avevano fame e più bisogno di cibo. Il rito si svolgeva dove Faustolo, pastore di porci, avrebbe trovato Romolo e Remo allattati da una lupa, vale a dire presso il Lupercale, una sacra grotta ai piedi del monte Germalo dalla parte Sud-Ovest del Palatino.⠀

Gli esponenti della setta religiosa dei Luperci si recavano al Lupercale insieme a due nuovi iniziati. Essi erano comandati da un unico magister e si dividevano in due schiere di uomini: i Luperci Fabiani ed i Luperci Quinziali. Indi sacrificavano delle capre (simbolo di fertilità) ed un cane (simbolo di purificazione); le vestali intanto offrivano focacce fatte con grano della prima mietitura e della carne cotta degli animali sacrificali accompagnata da abbondanti libagioni di vino. I Luperci iniziati venivano quindi bagnati sulla fronte con il sangue dei sacrifici tramite un coltello; il sangue veniva poi asciugato con un fiocco di lana bagnato nel latte. L'inizio del rituale riportava il sorriso sul volto dei giovani adepti.⠀

Dopo questa fase si scuoiavano gli animali della loro pelle, si creavano delle strisce di quest’ultima e la rimanenza della pelle⠀veniva indossata sul corpo n**o. Finalmente pronti per il vero e proprio rito, gli iniziati cominciavano a correre intorno alla base del Palatino e percuotevano con le strisce di pelle che recavano in mano tutti coloro che incontravano. Le principali persone che si offrivano al colpo erano le donne che desideravano rimanere incinte (e quindi ottenere la fecondità) oppure ricevere un buon auspicio riguardo la propria fertilità.⠀

In questa parte della festa i Luperci erano contemporaneamente capri e lupi: capri quando infondevano la fertilità dell'animale alla terra e alle donne attraverso la frusta, lupi nel loro percorso intorno al Palatino. La corsa intorno al colle doveva essere intesa come un invisibile recinto magico creato dai pastori primitivi a protezione delle loro greggi dall'attacco dei lupi. La parte iniziatica del rito che si riferisce alla confraternita era quella in cui i neofiti venivano bagnati con il sangue che rappresentava la morte ed infine detersi con il latte a rappresentare nuova vita.⠀

Questi rituali continuarono ad essere praticati anche dopo l’avvento e la diffusione del cristianesimo. A Roma i Lupercalia erano ancora festeggiati nel V secolo nonostante le accuse e i divieti mossi dal clero. Pare addirittura che proprio allo scopo di estirpare definitivamente gli antichi riti, papa Gelasio I, abbia istituito la nuova festa cristiana dedicata al martirio di San Valentino, facendola coincidere volutamente con la data dei Lupercalia.

Un Immagine incredibile
12/07/2019

Un Immagine incredibile

LE VIE DEGLI ANTICHI MESTIERI A ROMAFino a un centinaio di anni fa, venivano svolti a Roma mestieri completamente scompa...
28/02/2019

LE VIE DEGLI ANTICHI MESTIERI A ROMA
Fino a un centinaio di anni fa, venivano svolti a Roma mestieri completamente scomparsi, che però hanno lasciato traccia in alcune parti del centro di Roma, dove strade e piazze mantengono ancora il nome di questi antichi mestieri.

VIA DEI GIUBBONARI
I Giubbonari cucivano e vendevano i giubboni (dal latino “jupponarii”), cioè dei corpetti che divennero poi delle giacche. Ancora oggi è proprio il commercio, in prevalenza di negozi di abbigliamento, uno dei più floridi nella via. Nel 1944 nella via si trovavano i raccoglitori di cicche (cicaroli), il cui raccolto veniva poi consegnato ai venditori di tabacco.

VIA DEI CHIAVARI - LARGO DEI CHIAVARI
Via dei Chiavari collega via dei Giubbonari a largo dei Chiavari ed il suo toponimo deriva dai fabbricanti di chiavi e serrature. I Chiavari erano noti spesso per il loro “doppio lavoro”: non era rado infatti che fossero coinvolti in furti e scassinamenti, essendo abili nell’aprire serrature e nel contraffare chiavi di ogni tipo!

VIA DEI PETTINARI
Questa strada si percorre provenendo dal ponte Sisto verso la chiesa della Trinità dei Pellegrini. Anticamente era denominata "via della Trinità". Il suo nome deriva dalle botteghe dei "pettinari" che un tempo occupavano la strada, di coloro cioè che realizzavano e vendevano pettini per ogni necessità e di ogni materiale: da quelli per i capelli particolarmente preziosi in avorio o ebano a quelli in legno per lavorare lino e seta.

VICOLO DEI CATINARI
Vicolo de' Catinari è situato nel Rione Regola. I Catinari e Calderari erano gli artigiani che realizzavano e vendevano vasi, piatti e stoviglie di rame (catinum, in latino significa piatto o stoviglia).

VIA DEI BAULLARI
I baullari erano fabbricanti di bauli e valigie che in questa zona avevano raggruppato le loro botteghe. Questa via, precedentemente stretta e sterrata, fu ampliata, allineata e selciata nel 1517 dal cardinale Alessandro Farnese, divenuto poi papa con il nome di Paolo III, allo scopo di avere un comodo accesso alla sua residenza in piazza Farnese. La via però ebbe anche altri nomi: nel XVII secolo fu denominata "via dei Valigiari", poi "via de' Ferravecchi", dai venditori di ferro vecchio.

VIA DEI BALESTRARI
Prende il nome dai fabbricanti e venditori di balestre. Cessato l'uso delle balestre, nella via presero stanza gli archibugieri ma la via non cambiò nome: apparentemente non sembra esserci un collegamento tra le due corporazioni dei balestrari e degli archibugieri, invece il termine "moschetto", utilizzato inizialmente per indicare il corto archibugio, deriva proprio dalle "moschette", ovvero le piccole frecce utilizzate per le balestre.

VIA DEI CAPPELLARI
Divide il rione Parione dal rione Regola, collegando Piazza Campo dei Fiori a via del Pellegrino. Prende il nome dai Cappellari o Berrettari, ovvero i fabbricanti di cappelli che qui avevano dimora e che si unirono in una “confraternita” scegliendo come protettore S. Giacomo il Maggiore perchè veniva raffigurato con un grande cappello sul capo.

VIA DEI FUNARI
Collega piazza Mattei a piazza Campitelli e prende il nome dai torcitori di funi che si erano stabiliti in questa via utilizzando come botteghe gli androni dell'antico "Circo Flaminio" e del criptoportico della "Crypta Balbi", la via è situata proprio tra i due antichi monumenti.

VIA DEI CORONARI
Altro mestiere molto in voga a Roma era il Paternostraro – poi chiamato Coronario – artigiano che pazientemente costruiva i rosari, per ogni gusto e per ogni tasca.
Via dei Coronari fu aperta da Sisto IV della Rovere e costituì il primo asse viario rettilineo entro il dedalo dei vicoli della città medioevale. Lunga circa 500 metri, nel Rinascimento era divisa in due tratti, detti l'uno "Scorticlaria" perché vi si erano allogati i cuoiai o conciapelli e l'altro "Immagine di Ponte", dall'edicola sacra in angolo con vicolo Domizio.
Al civico 156 si trova la quattrocentesca casa di Fiammetta Michaelis, la celebre cortigiana preferita di Cesare Borgia (la cui salma si trova nella vicina chiesa di S.Agostino). Oggi via dei Coronari è gremita di botteghe di antiquari dalle scintillanti vetrine piene di mobili di ogni epoca, di lampade, tavoli, scrittoi, quasi una permanente e meravigliosa mostra.

VIA DEI LEUTARI (LIUTAI),
ll toponimo della via deriva dai fabbricanti di liuti che vi si erano stabiliti, tanto che in alcuni documenti la via era indicata come "vicus opificum testudinum" ("vicolo dei fabbricanti di testuggini"), perché la cassa armonica dei liuti spesso era costituita dai gusci di tartaruga.

VIA DEI CESTARI
Il nome di questa via deriva dai fabbricanti di ceste che qui avevano le loro botteghe. Oggi la via inizia da piazza della Minerva e termina a largo delle Stimmate (dal nome dell'omonima chiesa), ma un tempo, prima del 1871, la via terminava all'altezza di via dell'Arco della Ciambella mentre il proseguimento era denominato "via delle Stimmate".

VIA DEGLI STADERARI
Nome che ricorda gli antichi fabbricanti di stadere e bilance, un tempo esistenti in questa zona. C'è da precisare che questa via, in precedenza, si chiamava "via dell'Università", in riferimento alla vicina Università della Sapienza, mentre l'antica "via degli Staderari" era parallela a questa e fu soppressa allorché fu ampliato palazzo Madama.

VICOLO DE' CHIODAROLI
Collega via del Monte della Farina a via dei Chiavari ed il toponimo deriva dai fabbricanti e venditori di chiodi che qui abitavano e gestivano l'attività.

VIA DEI VASCELLARI
Via dei Vascellari prende il nome dai vasellai, ovvero gli artigiani che fabbricavano e vendevano i vasi di terracotta (detti anche "vaselli", cioè piccoli vasi), che in questa strada avevano i loro fondachi.

ARCO DEGLI ACETARI
Curioso il mestiere degli Acquacetosari, sottogruppo dei più noti acquaioli (o “acquaroli” come si dice a Roma), che come questi ultimi avevano il compito di vendere acqua di porta in porta e nelle strade.
Il nome dell'arco deriva, per contrazione, dal termine "Acquacetosari", in seguito chiamati anche "Acetosari", ossia dai rivenditori di Acqua Acetosa che qui dovevano avere i loro depositi, vista anche la vicinanza con il mercato di Campo de' Fiori. L'Acqua Acetosa, dal 1959 chiusa per problemi di inquinamento della vena acquifera, era così chiamata per il sapore di aceto che trasmetteva ed era ritenuta salubre e curativa per "i reni, la milza, il fegato e per mille altri mali", come riporta un'antica iscrizione del 1613 apposta sulla fonte: proprio in merito a questa virtù nacque il mestiere di "acquacetosaro", il quale, servendosi di somarelli o carrettini, trasportava l'acqua all'interno di fiaschi impagliati o damigiane chiuse da tappi di fili di paglia fin nelle case della città.
Da via del Pellegrino, avventurandosi sotto questo arco stretto e buio, si finisce in un sorprendente, nascosto, affascinante slargo medievale.

24/12/2018
S`O ROMANO E ME CE VANTOCosì se dice..."so romano e me ne vanto!"E` vero sei romano e nessuno o nega, ma de cosa te devi...
19/12/2018

S`O ROMANO E ME CE VANTO

Così se dice..."so romano e me ne vanto!"
E` vero sei romano e nessuno o nega,
ma de cosa te devi vantà..?

D` esse nato n' a capitale d' Italia?
De stà n' a città più bella d' er monno?
In un posto pieno de storia e de monumenti?

Te vanti de vive n' a città eterna
che ha ispirato cantanti, attori, pittori, scurtori e poeti?
Dove la matina er sole l' adorna e la notte la luna la bacia?

Un posto ambito da stranieri che c' ha invidiano,
pe quanno c' è da vedé e da scoprì,
e la racconteno a le famije come n' a fiaba?!

Allora senti a me te che te vanti d' esse romano..,
sta città merita rispetto, n' a sporcà.
Er bagno fattelo a casa no drento e fontane!

No je tirà i serci addosso a li monumenti,
no je devastà li parchi e tutto quello che ce se trova.
Fatte vede che sei in vero omo, romà!!

Allora si che lo poi dì senz' esse presso n' giro,
ma a testa arta e n' coro:. s`o romano e me ce vanto!!

❗️Magnateve ‘na fetta de panettone. Buona domenica Roma❗️😀
09/12/2018

❗️Magnateve ‘na fetta de panettone. Buona domenica Roma❗️😀

Un autentico Romano nel Mondo a spasso nella sua città.
08/12/2018

Un autentico Romano nel Mondo a spasso nella sua città.

Che bello vedere il biondo Tevere da questa posizione
09/11/2018

Che bello vedere il biondo Tevere da questa posizione

Questa è la Roma che non vorrei vedere
09/11/2018

Questa è la Roma che non vorrei vedere

Indirizzo

Via Francesco Denza 3
Rome
00197

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00
Sabato 16:00 - 20:00
Domenica 16:00 - 20:00

Telefono

06 97610246

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