Master in Criminologia Metodologia e tecnica

Master in Criminologia Metodologia e tecnica Vieni a scoprire il Master N°1 in Criminologia! Affrettati le iscrizioni stanno scadendo


Il Master è finalizzato alla formazione teorica e professionale del Criminologo, inteso come professionista in grado di fornire competenze interdisciplinari che portano all’interpretazione e risoluzione dell’evento criminoso. L’obiettivo è quello di formare operatori altamente esperti in Scienze Forensi con competenze d’intervento molto avanzate. il Master si propone di specializzare:

Esperti

in vari settori della criminalistica, quali la balistica per l’esame di armi, bossoli e proiettili; la dattiloscopia per la rilevazione e l’analisi comparativa d’impronte digitali e palmari; la biologia forense, che riguarda l'analisi del DNA a scopo comparativo su varie tipologie di tracce;
Professionisti del sistema giuridico che siano in grado di richiedere la perizia più informativa, con la tecnica più adatta, al laboratorio più esperto nel settore, di comprendere appieno la relazione tecnica fornita dall'esperto in scienze forensi e di utilizzarla opportunamente;
Personale delle forze di Polizia capace di operare con maggiore consapevolezza e preparazione sulla scena dell’evento, che conoscano a fondo sia le opportunità tecnologiche ed informatiche dell'investigazione, sia le potenzialità negative che gli stessi mezzi hanno quando usati a fini criminosi;
Specialisti di medicina clinica in grado di investigare nei campi della genetica, tossicologia, alcolismo, autopsia. Destinatari:

Possono iscriversi al master i candidati in possesso di tutte le classi di laurea. Direttore:

Prof. Francesco Bruno. Comitato scientifico:

Dott. Alfonso D’Alfonso, Dott. Alessandro Ceci. Docenti:

Baccaro Laura Psicologa, specialista in Criminologia
Bolzan Mariotti Pasocco Flaminia, Criminologa, esperta in Psicologia Clinica
Borile Simone Docente di Antropologia della Violenza dell’Aggressività
Bruno Alfredo Avvocato
Bruno Francesco Criminologo
Calvi Maurizio Sen. Presidente del CeAS
Ceci Alessandro Sociologo
Costanzo Simonetta Analista
D’Alfonso Alfonso Già Direttore DIA e Dirigente Generale PS
Imposimato Ferdinando Magistrato, Politico e Avvocato
Iovane Gerardo Docente Università di Salerno, Intelligence tecnologico
Maietta Angelo Avvocato e Docente UNINT
Montereale Liliana Psicologa e Criminologa
Popoli Alessandro Generale della Guardia di Finanza
Razzante Ranieri Esperto di Finanziamenti al Terrorismo
Sannia Pierpaolo Antropologo di Glocal University Network
Vacca Elias Politico e avvocato italiano

Durata e modalità di erogazione:

Il Master ha una durata annuale, pari a 1.500 ore e 60 CFU. Il Master verrà erogato in modalità blended (distanza e presenza). Le attività in presenza consisteranno in:

lezioni frontali e seminari, tenuti da docenti, testimonials (autorevoli studiosi di scienze forensi e criminologia) e professionisti (ispettori di polizia, periti, investigatori, esperti intelligence);
esercitazioni di laboratorio e sul campo relative a studio e redazione di perizie e consulenze con il supporto di un tutor; all’analisi di casi;
prova di verifica finale in presenza in sede. Le attività on line comprenderanno:

lezioni asincrone tenute da docenti, testimonials e professionisti;
studio individuale: lettura, ricerca in rete, produzione di materiali condivisi;
interazione fra tutti i corsisti mediata dall’utilizzo degli strumenti di virtual class;
tutoring realizzato mediante l’interazione con il tutor on line ed i docenti;
prove di autovalutazione. Le lezioni partiranno a gennaio 2016 e si svolgeranno nel pomeriggio di venerdì e sabato intera giornata. Fine iscrizioni:

Prorogata al 18 novembre 2015.

06/11/2024

GEOPOLITICA DELLA GUERRA

Naturalmente mi dispiace per la sconfitta di Kamala Harris, che per me rappresentava un baluardo di ragionevolezza democratica contro l'irrazionale populismo di Donald Trump. E come tanti non riesco a capire come si possa votare per chi vorrebbe i generali di Hi**er per mettere un fucile in faccia si suoi avversari politici.
Tuttavia, la delusione è attenuata da alcune considerazioni che credo importanti.
1 - non possiamo più parlare di Occidente, considerandolo una entità relativamente omogenea. Di Occedenti ce ne sono diversi, notevolmente diversi. Noi europei non comprendiamo più il lessico sociale e culturale statunitense, anche quando fa riferimenti storici ad eventi drammatici che ancora bruciano sulla nostra pelle (come il Nazismo) e che per loro non sono altro che un simbolo mediatico. L'Occidente non esiste più. Sopavanzano, come affermo ormai da diversi anni, Piattaforme Continentali di Nazionalità con una propria differenziata identità di con una propria identificazione politica.
2 - La elezione di un Presidente americano antieuropeista come Trump ha già dimostrato di essere un impulso notevole alla accelerazione e alla emancipazione europea. Ora non abbiamo più scuse. Con il secondo mandato a Trump, proprio perché non prevede repliche, noi consumeremo la fine delle relazioni di tutela ideologica. Ciascuno, con il suo transatlantico o con la sua zattera, navighera' da solo in mare aperto. Se cambierà la Nato, ad esempio, forse noi parleremo, nella Nuova Nato, con una sola voce di Europei e non come singoli Stati, come bambini che cercano la tutela del padre. Per noi Europei la differenza politica con l'America potrà essere il più forte incentivo alla emancipazione.
3 - infine, l'Europa resta l'unica Piattaforma Continentale in grado di preservare la tutela dei diritti di cittadinanza oltre gli interessi economici e le grandi concentrazioni di capitali, unica ad aver realizzato il welfare state ( in America c'è stato il New Deal che è cosa molto diversa), l'unica in cui la persona può ancora essere considerato, non popolo o gente, ma cittadino. E questo ci fa dire, di fronte ad una nuova esperienza di autocrazia americana, per fortuna che siamo europei!

14/10/2024

GEOPOLITICA DEL CONFLITTO

Il diritto internazionale è fragile?
Apparentemente.
Apparentemente è fragile per sua natura, perché il Diritto Internazionale non ha uno Stato di riferimento e quindi nessuna forza di coazione, non un esercito, non una polizia.
Apparentemente é fragile per sua condizione, perché non c'è un parlamento che possa eleggerlo, non c'è una procedura di attribuzione democratica, non c'è una cittadinanza di riferimento.
Apparentemente è fragile per sua situazione, perché in determinati momenti viene gabellato, sballottato, non rispettato, trascurato, totalmente ignorato.
Eppure il Diritto Internazionale è fragile solo apparentemente. Intanto perché la maggior parte delle nazioni al mondo, le nazioni che non sono in guerra (che sono la notevole prevalenza), lo rispettano frequentemente. Poi perché chi non lo rispetta diventa inaffidabile nella rete delle Relazioni Internazionali, non credibile e dunque escluso dai processi globali di sviluppo. Infine perché, senza Diritto Internazionale, le economie globali non reggono e le aziende globali non si affermano. Senza Diritto Internazionale i soggetti, siano essi Stati o Imprese, sono esclusi dalle frequenze dinamiche del mondo.
La guerra emargina chi la fa, come l'Unione Europea, unico continente integrato con il consenso e senza guerre, dimostra. La governance europea ha dimostrato che, senza una guerra, per la prima volta nella storia del mondo, si può raddoppiare il proprio territorio e triplicare la propria relazione. In metodo marginal-funzionalista di Jean Monnet è stata la strategia eccezionale di integrazione. Nel mondo moderno conquistare qualche decina di kilometri di territorio in più, non significa assolutamente nulla. Assolutamente è insignificante; e paradossalmente è tanto più drammatico perché è insignificante. Si muore sterminati come mosche per una insignificante ragione territoriale.
In questa situazione, in cui chi fa una guerra è automaticamente emarginato dalla Comunità Internazionale, possiamo costruire un nuovo Diritto Internazionale, a cui bastano regole di integrazione progressiva, libero del paradigma dello Stato westfaliano, gerarchico-piramidale, punitivo e non integrativo, con strumenti di controllo delle procedure necessarie a favorire i meccanismi di riduzione del conflitto. Perché questo è il punto: chi si occupa di politica e di diritto internazionale non può permettersi il lusso di essere pacifista. Può essere un pacificatore, non per la pace dunque, ma per la pacificazione. Cioè, la buona volontà etica, morale o addirittura religiosa, non è ammissibile. Non bisogna essere per la pace, ma per la pacificazione, cioè per meccanismi automatici di integrazione a sostegno di processi politici connettivi.

03/10/2024

GEOPOLITICA DELLA GUERRA

L'invasione di Israele nel Libano ha un obiettivo preciso: spostare gli Hezbollah oltre la linea del fiume Litani, a distanza di sicurezza dalla gittata dei missili mobili.
E' la terza volta che accade.
Ce ne sarà anche una quarta, perché non è una azione militare che risolve il problema politico. Una volta finita l'azione militare c'è un comportamento quotidiano, metodico e costante che riporterà Hezbollah nei territori ora invasi.
La vita politica si realizza giorno dopo giorno e non si può tenere una tensione militare costante e costantemente attiva su 4 fronti (Hamas, Hezbollah, Iran e Yemen), né si possono occupare tutti i territori limitrofi.
L'azione di Israele, sebbene efficiente nel breve periodo, è senza prospettiva nel medio e lungo periodo che (come ho descritto in un articolo sul prossimo numero di Delitti e Misteri) è il tempo arabo/islamico.
Sotto queste analisi che riguardano le élite politiche, ci sono i cittadini morti, che è un dolore mondiale che si tenta continuamente di rimuovere. Su questo sangue si reggono le teocrazie nord africane che, nonostante la diversa narrazione, sono tecnicamente identiche sia in Iran, sia in Israele.

24/09/2024

EPISTEMICA DELLA GUERRA

Quo usque tandem abutere, Israele, patientia nostra?
Fino a quando potrà, Israele, approfittare del non intervento (cioè della pazienza) della Piattaforma Continentale araba?
Continua ad estendere il conflitto in modo indiscriminato e irritante. Rischia la Sindrome di Custer, il mitico generale americano che, per inseguire gli indiani sul loro territorio è stato distrutto.
Israele si è caratterizzato finora per una serie consecutiva di guerre rapide. Questa è una guerra lunga e che si sta estendendo gradualmente alle nazioni arabe.
A forza di stuzzicare l'orso on letargo, può generare una reazione che, essendo Israele grande quanto la Puglia, lo può schiacciare anche solo sotto il peso della pesantezza quantitativa.
Se non si ferma Idtaele rischia molto.
Troppo.
E realizzerà l'obiettivo di Hamas che è sempre stato di quello di esternizzare il conflitto coinvolgendo le altre potenze Continentali di identica matrice islamica.

QUESTA VOLTA SOLO 6 MINUTI PER VEDERE COSA DISTRUGGE SALVINI (e molti altri prima di lui)
23/09/2024

QUESTA VOLTA SOLO 6 MINUTI PER VEDERE COSA DISTRUGGE SALVINI (e molti altri prima di lui)

13/09/2024

Purtroppo un virus o qualcosa altro ha bloccato la mia e.mail. per ogni esigenza vi prego di scrivere su WhatsApp

MENO DI 4 MINUTI
30/08/2024

MENO DI 4 MINUTI

SOLO 4 MINUTI
28/08/2024

SOLO 4 MINUTI

27/06/2024
I colori del mio giardino
27/06/2024

I colori del mio giardino

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