01/06/2026
“Eulero calcolava senza sforzo apparente, così come gli uomini respirano e le aquile si mantengono in aria.”
Così disse François Arago riferendosi a Leonhard Euler (italianizzato in Eulero), il più importante matematico del Settecento e uno tra i più prolifici, tanto da meritarsi l’appellativo “Incarnazione dell’analisi” da parte dei suoi contemporanei.
“Eulero calcolava senza sforzo apparente, così come gli uomini respirano e le aquile si mantengono in aria.”
Così disse François Arago riferendosi a Leonhard Euler (italianizzato in Eulero), il più importante matematico del Settecento e uno tra i più prolifici, tanto da meritarsi l’appellativo “Incarnazione dell’analisi” da parte dei suoi contemporanei.
Nato a Basilea il 15 aprile del 1707 da un pastore protestante, anche lui matematico, che sognava per il figlio una carriera ecclesiastica, Eulero iniziò a studiare matematica sotto la guida di una delle famiglie più illustri di quell’ambito, i Bernoulli, trovando la propria vocazione. Per non deludere le aspettative del padre si iscrisse comunque alla facoltà di teologia all’Università di Basilea, dove si laureò a diciassette anni nel 1724. Quando i Bernoulli dichiararono che Eulero era destinato a diventare un grande matematico, il padre abbandonò le proprie ambizioni. Eulero arrivò presto alla fama internazionale: l'Accademia delle Scienze di Parigi elogiò un suo saggio sull’alberatura delle navi. Più tardi, lungo tutta la sua carriera, partecipò a più riprese alle competizioni bandite dalla stessa, risultando vincitore per ben dodici volte.
Nel 1727 si presentò l’opportunità di seguire Daniel e Nicolaus Bernoulli. I due si erano trasferiti a San Pietroburgo per ricompire le cattedre di matematica all' Accademia delle Scienze, nata pochi anni prima per volontà di Caterina I di Russia che aveva seguito le indicazioni lasciate dal marito, Pietro il Grande, poco prima della sua dipartita. I Bernoulli erano già in stretto contatto con Eulero. Quando lo avvertirono che si stava per aprire una posizione nella sezione di medicina, Eulero iniziò a seguire i corsi di fisiologia e medicina a Basilea. Fu chiamato proprio nell’aprile del 1727 come membro di questa sezione e prestò servizio come tenente medico nella marina russa fino al 1730. Nel 1733, Daniel Bernoulli lasciò San Pietroburgo ed Eulero si ritrovò a ricoprire la cattedra di matematica: a soli ventisei anni era il matematico più importante all’interno dell’Accademia. In quegli anni di tumulto politico, Eulero si buttò sul lavoro pubblicando una f***a serie di articoli matematici. Tradizione vuole che egli affermasse che la sua penna era molto più intelligente di lui, vista la mole di risultati che uscivano da essa. In quel periodo si occupò di cartografia, magnetismo, macchine navali, questo per quel che concerne la parte applicativa delle sue ricerche. Per quanto riguarda la ricerca pura si occupò di teoria dei numeri, analisi infinitesimale, equazioni differenziali e calcolo delle variazioni.
Nel 1735 iniziarono i suoi problemi alla vista, forse dovuti a un sovraccarico da lavoro congiunti a una forte febbre che gli costò quasi la vita. L’aneddotica vuole che la febbre fosse sopraggiunta dopo che risolse un problema di astronomia per concorrere al premio dell’Accademia di Parigi in soli tre giorni, mentre altri eminenti matematici impiegarono mesi.
Nel 1741 Federico il Grande lo chiamò in Prussia per diventare membro dell’Accademia di Berlino. La sua permanenza, sebbene durata venticinque anni, non fu proprio felice perché Federico sopraelevava i filosofi ai matematici ed Eulero ignorava completamente la disciplina, tanto che si guadagnò il nomignolo di “ciclope matematico”. Ma è del 1748 il suo più celebre manuale, l’Introductio in Analysin infinitorum, che può essere considerato “la chiave di volta dell’analisi”. Fu qui che il concetto di funzione diventò il perno dell’analisi matematica.
Nel 1766, su invito di Caterina la Grande, tornò in Russia. In questi anni la cataratta incominciò a intaccare l’altro occhio e nel giro di pochissimo tempo rimase completamente cieco. Fortunatamente prima di piombare definitivamente nell’oscurità prese le precauzioni necessarie: si abituò a scrivere le sue formule col gesso su una grande lavagna e a dettare i risultati ai figli, che li trascrivevano per lui. Passò gli ultimi diciassette anni della sua vita nella cecità completa. Ma neanche questo fermò la sua enorme produzione scientifica, sicuramente aiutato dalla sua prodigiosa memoria e dalla sua abilità nel calcolo mentale.
Il 18 settembre del 1783, dove essersi dilettato in alcuni calcoli (come era sua abitudine), morì improvvisamente mentre prendeva il tè in compagnia di uno dei suoi nipoti.
La sua produzione scientifica fu impressionante: 500 lavori, tra libri e articoli, e altri 386 pubblicati postumi; per quasi mezzo secolo dopo la sua continuarono a uscire articoli a suo nome. A Eulero si deve, più che a ogni altro matematico, l’attuale notazione usata (ad esempio il simbolo di sommatoria o la f(x) per indicare una funzione). I risultati furono molti, vasti e impossibile ricapitorarli tutti ma, forse, il suo merito più grande fu quello di aver collegato branche della matematica apparentemente distanti fra di loro, creando nuovi ponti della conoscenza.
Come scrisse Eric T. Bell nel suo libro “I grandi matematici”:
“Gli è stato rimproverato, a volte giustamente, di aver permesso alla matematica di togliergli il senso della realtà: l’universo fisico era per Eulero un’occasione per esercitare la matematica, ma aveva raramente per lui un interesse proprio, e se l’universo non si accordava con i suoi calcoli, chi aveva torto era l’universo.”