13/10/2026
Al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma è stato eseguito per la prima volta al mondo un trattamento sperimentale contro il tumore del pancreas mediante l'impiego di una speciale colla biologica radioattiva.
La procedura ha riguardato una donna di 63 anni affetta da adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato, una forma tumorale che, nel caso della paziente, non consentiva un intervento chirurgico.
L'obiettivo della nuova tecnica è agire direttamente sulla massa tumorale attraverso una radioterapia localizzata, cercando di creare le condizioni per rendere successivamente possibile l'asportazione chirurgica della neoplasia. Si tratta di un trattamento ancora in fase di sperimentazione, la cui efficacia dovrà essere valutata attraverso uno studio clinico internazionale.
La procedura è stata eseguita dal professor Roberto Iezzi, direttore della Radiologia interventistica della Fondazione Policlinico Gemelli, nell'ambito di una sperimentazione coordinata dal professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center della stessa struttura.
La tecnologia utilizzata, denominata YntraDose, è stata sviluppata dall'azienda biotecnologica italiana BetaGlue Therapeutics. Il trattamento prevede l'iniezione direttamente all'interno del tumore di una particolare colla biologica contenente particelle di Ittrio-90, una sostanza radioattiva che emette radiazioni beta.
La somministrazione avviene attraverso uno speciale ago, sotto guida ecografica o mediante tecniche di imaging TAC. Il principio della procedura consiste nel concentrare l'azione delle radiazioni nella zona interessata dalla malattia, attraverso un trattamento mirato.
Nel caso della paziente di 63 anni, l'intervento è stato effettuato con una tecnica mininvasiva, in anestesia locale e con una sedazione minima. La procedura è durata circa un'ora e, secondo quanto comunicato dal Policlinico Gemelli, non sono state registrate complicanze postoperatorie.
I controlli eseguiti mediante PET-TAC a 24 ore e a sette giorni dal trattamento hanno documentato il corretto deposito del materiale radioattivo all'interno del pancreas, senza evidenziare dispersioni o accumuli in sedi diverse da quella prevista.
Questi primi risultati riguardano la corretta esecuzione della procedura e la localizzazione del radiofarmaco. Non consentono ancora di stabilire se il trattamento abbia ridotto la massa tumorale o se la paziente potrà essere successivamente sottoposta a un intervento chirurgico.
L'idoneità della donna alla terapia era stata valutata dal gruppo multidisciplinare specializzato nei tumori pancreatici del Gemelli, con la partecipazione, tra gli altri, dei professori Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora.
L'intervento ha richiesto la collaborazione di diverse figure professionali, tra cui radiologi interventisti, specialisti di medicina nucleare, fisici sanitari e radioterapisti, coinvolti nella pianificazione, nella gestione delle dosi radioattive e nell'assistenza alla paziente prima e dopo il trattamento.
La sperimentazione clinica coinvolge centri di tre Paesi europei: Italia, Belgio e Gran Bretagna. Il caso trattato al Gemelli rappresenta la prima applicazione clinica al mondo di questa tecnologia per il tumore pancreatico non operabile.
Lo studio prosegue con l'arruolamento di altri pazienti e prevede ulteriori trattamenti nel mese di ottobre 2026. Le successive valutazioni cliniche dovranno chiarire la sicurezza e l'efficacia della procedura, in particolare la sua capacità di contribuire a rendere operabili tumori pancreatici inizialmente non asportabili.
La tecnica, pertanto, non costituisce al momento una cura consolidata né una soluzione di efficacia già dimostrata. Il suo eventuale impiego futuro dipenderà dai risultati della sperimentazione e dal monitoraggio dei pazienti trattati.