31/03/2026
Dal profilo fb di Marco Valenti, amico e collega, il ricordo di un grande Maestro dell'archeologia, non solo medievale e non italiana.
"Anche quest'anno è arrivato il giorno di pensare a Riccardo (anche se lo faccio tutti i giorni). E come ogni anno, temo, mi ritroverò a dire e scrivere le solite cose.
Mi accompagna ancora oggi, a distanza di diciannove anni dalla sua scomparsa.
È una presenza costante, viva tanto nei pensieri quanto nei gesti quotidiani del fare archeologia.
Mi manca, con le sue sfuriate, i suoi entusiasmi incontenibili, le sue visioni larghe e ostinate.
Mi manca quel suo modo unico di incarnare insieme la passione e la disciplina, l’ironia tagliente e la generosità profonda, la fermezza dello studioso e la curiosità inesauribile dell’uomo.
Era una persona difficile e facilissima allo stesso tempo; capace di trascinare con la forza delle idee e di spiazzare con l’immediatezza delle emozioni. Prendeva delle fisse incredibili: tutti a mangiare cinese, oppure yogurt a pranzo (della Yomo, da mezzo chilo...) e tante altre.
Aveva un dono raro, cioè vedere sempre oltre, scorgere potenzialità dove altri vedevano limiti. Le sue polemiche pubbliche, che spesso scuotevano il nostro ambiente, non erano mai fine a sé stesse, bensì il modo, a volte ruvido ma sempre sincero, con cui difendeva un’idea alta dell’archeologia come servizio alla collettività, come strumento per leggere e costruire il presente.
Chi ha lavorato con lui sa quanto sapesse essere esigente, provocatorio, perfino spigoloso (ma al tempo stesso sapeva passare in un attimo alla presa in giro e alle risate) .
Con me lo è stato spesso.
Eppure, proprio in quelle discussioni aspre – molto maschie, come diremmo oggi con un sorriso – si nascondeva il gesto più autentico del maestro; quello di costringerti a pensare, a trovare la tua strada, a riconoscere le tue responsabilità intellettuali.
Se oggi occupo la sua cattedra, so di doverlo anche a quella consuetudine di confronto serrato, appassionato, senza sconti, che definiva il suo modo di insegnare e di vivere l’università.
Ha lasciato un patrimonio enorme, fatto di scavi, di visioni, di battaglie civili e accademiche, ma soprattutto di persone.
La sua eredità non è fatta di dogmi, ma di tensione morale e intellettuale.
Più ci penso e più mi rendo conto di quante avesse ragione su tante cose che, al tempo, non mi tornavano del tutto, dall'Università, alla ricerca, al rapporto con i pubblici.
Era, ed è ancora oggi, un esempio di impegno civile applicato al mestiere dello storico e dell’archeologo.
Per questo, ricordarlo non è solo un gesto di affetto, bensì è un impegno a portare avanti quella stessa etica e quella stessa fiducia ostinata nella capacità della conoscenza di cambiare la realtà e di intervenire sulla società."
IN ONORE DI RICCARDO FRANCOVICH. NON E' UNA MIA PUBBLICAZIONE, BENSì LA BIBLIOGRAFIA DI RICCARDO FRANCOVICH, MAESTRO MIO E DI MOLTI ALTRI. SCOMPARSO IL 30.03.2017