16/10/2026
💚💛NON NOSTRA, MA DI TUTTI.
«Più appartengono a tutti, più è difficile dire di chi siano».
Così si conclude l’articolo di Living del Corriere della Sera sulla Torre di Chia.
Dentro quelle parole c’è il senso della nostra battaglia. Ci sono le generazioni che hanno abitato questa terra, quelle che oggi la custodiscono e quelle che devono ancora nascere.
La Torre ha attraversato i secoli. Vogliamo impedirle di diventare, domani, un orizzonte sbarrato.
È questo il rischio di un modello che trasforma la memoria comune in un bene esclusivo: un nuovo acquirente, un cambio di progetto, la scelta di farne una residenza riservata. E un luogo che parla a tutti potrebbe finire per aprirsi soltanto a pochi.
La comunità resterebbe fuori. Con la propria storia davanti agli occhi e un cancello in mezzo.
Una comunità non può essere ridotta a ospite della propria memoria.
Per questo difendiamo la titolarità collettiva della Torre. Quell’appartenenza lega il bene a una comunità che continua nel tempo, oltre le fortune, le volontà e le vicende dei singoli.
L’Università Agraria ne gestisce e tutela i diritti. A noi spetta trasformare questa responsabilità in cura, conservazione, accessibilità e cultura.
Le chiavi del futuro non possono dipendere dalla generosità di chi le tiene oggi in tasca.
Vogliamo garanzie capaci di attraversare le generazioni. Vogliamo che i nostri figli possano varcare quella soglia, conoscere quelle pietre, abitare quella storia. Che la Torre continui a generare incontri, idee e opportunità per il territorio.
Chi verrà dopo di noi oggi non può prendere la parola. Eppure questa battaglia riguarda anche lui.
Non nostra, ma di tutti.
Anche di chi deve ancora nascere.
La storia della Torre di Chia, il castello medievale acquistato da Pasolini nel 1970 e trasformato in una casa oggi al centro di una disputa legale