Dominio Collettivo della Università Agraria di Chia

Dominio Collettivo della Università Agraria di Chia In precedenza nota semplicemente come Università Agraria di Chia

Il Dominio Collettivo dell'Università Agraria di Chia è un ente giuridico di diritto privato, riconosciuto come un'organizzazione primaria della comunità originaria di Chia. Il "Dominio Collettivo dell'Università Agraria di Chia" è un ente giuridico di diritto privato, riconosciuto come un'organizzazione primaria della comunità originaria di Chia. In precedenza nota semplicemente come "Università

Agraria di Chia", ha acquisito la nuova denominazione a seguito della legge 20 novembre 2017, n. 168, che ha unificato sotto il nome di "domini collettivi" tutte le entità che amministrano gli usi civici.

06/09/2026

🌿 SETTEMBRE AL PARCO DELLE CASCATE DI CHIA 🌿

La natura continua a regalarci la sua bellezza! 💧🌳
Anche per tutto il mese di settembre il Parco delle Cascate di Chia vi aspetta per vivere un'esperienza immersi nella natura, tra acqua, sentieri e panorami mozzafiato.

📅 Aperti il fine settimana
✅ Sabato
✅ Domenica
✅ Festivi

🕤 Dalle ore 9:30 alle 19:00

Vi aspettiamo per scoprire la magia delle Cascate di Chia! 💚💦

Natura, acqua, emozioni... 🌿

🖤 UN GESTO DI GRANDE GENEROSITÀIl Consiglio di Amministrazione del Dominio Collettivo dell’Università Agraria di Chia de...
06/09/2026

🖤 UN GESTO DI GRANDE GENEROSITÀ
Il Consiglio di Amministrazione del Dominio Collettivo dell’Università Agraria di Chia desidera esprimere un sincero e sentito ringraziamento alla famiglia del caro Massimo per aver scelto di devolvere all’Ente le offerte raccolte in sua memoria.
Un gesto di grande sensibilità e generosità, che testimonia ancora una volta il legame di Massimo con la nostra comunità e con questo territorio.
L’Ente custodirà questo dono con riconoscenza e gratitudine, nel ricordo di una persona che ha lasciato un segno nella nostra comunità.
Alla famiglia di Massimo va il nostro più sincero GRAZIE. 🖤

Il Consiglio di Amministrazione
del Dominio Collettivo dell’Università Agraria di Chia

La famiglia INVERNI ringrazia sentitamente tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta offerte devoluta all' UNIVERSITA' AGRARIA DI CHIA in memoria del caro MASSIMO.

🖤Il Consiglio di Amministrazione del Dominio Collettivo dell’Università Agraria di Chia esprime le più sentite e profond...
29/08/2026

🖤Il Consiglio di Amministrazione del Dominio Collettivo dell’Università Agraria di Chia esprime le più sentite e profonde condoglianze al Presidente del Consiglio di Amministrazione per la perdita del caro padre Massimo , nonché stimato utente del nostro Dominio Collettivo.

In questo momento di profondo dolore, ci stringiamo con affetto e sincera partecipazione a lui e a tutta la sua famiglia.🖤

Ti ricorderemo quando passando nel Parco noteremo quelle scritte incise con pazienza sul legno che con pazienza e dedizione hai contribuito a realizzare credendo in questo progetto.🎗️

Il Consiglio di Amministrazione
del Dominio Collettivo dell’Università Agraria di Chia

16/08/2026
Buon Ferragosto 🌞
15/08/2026

Buon Ferragosto 🌞

Grazie di Cuore ❤️
13/08/2026

Grazie di Cuore ❤️

12/08/2026

In Italia esistono ancora oltre 300 enti chiamati 'università' che non hanno mai smesso di funzionare dal Medioevo.

Non insegnano nulla. Tengono assemblee, gestiscono migliaia di ettari e portano in tribunale chiunque provi a privatizzare le loro terre.

E la stragrande maggioranza degli italiani non sa che esistono.

Si chiamano Università Agrarie. Il nome viene dal latino 'universitas' — che non significa ateneo, ma 'totalità della comunità'. Nel Medioevo, ogni borgo creava la propria 'universitas' per gestire ciò che non poteva essere di nessuno in particolare: pascoli, boschi, acque, terre comuni.

Quel sistema non è mai stato abolito.

Solo nel Lazio ne esistono circa 50, con un patrimonio stimato intorno ai 50.000 ettari. La più grande d'Italia è quella di Tolfa, seguita da Allumiere — dove oggi si coltivano cereali biologici, si allevano bovini e si gestisce direttamente la filiera zootecnica, esattamente come si faceva secoli fa.

A Blera, sempre nel Lazio, l'Università Agraria controlla 3.572 ettari di boschi, seminativi e pascoli. Una superficie più grande di molti comuni italiani, gestita da un ente che sulla carta potrebbe sembrare un reperto storico.

Spoiler: non lo è.

Questi enti assegnano ancora oggi diritti precisi — chiamati usi civici — alle famiglie iscritte per generazioni: il diritto di pascolo, il legnatico (raccolta della legna dai boschi), la raccolta di funghi, tartufi, erbe. Non sono privilegi simbolici: sono diritti giuridicamente azionabili, riconosciuti dalla Legge 397 del 1894 e confermati — nel Lazio — dalla Legge Regionale 20 del 2005.

E quando qualcuno prova a ignorarli, l'Università Agraria fa causa. E vince.

La ragione è semplice quanto paradossale: queste terre non possono essere vendute, né ereditate, né privatizzate. Appartengono alla comunità per definizione giuridica. Chiunque tenti di appropriarsene si scontra con un ente medievale che ha dalla sua parte secoli di precedenti e una legge regionale aggiornata.

In Abruzzo sono attive a Isola del Gran Sasso, Cortino, Tossicia. In Toscana esistono strutture analoghe. In tutto il paese, oltre 300 enti simili gestiscono silenziosamente terre collettive che nessun governo ha mai avuto il coraggio — o la voglia — di toccare.

Un pezzo di Medioevo che ha sopravvissuto a ogni riforma agraria, a ogni codice civile, a ogni ondata di privatizzazioni.

Il comune più vicino a casa tua potrebbe averne una.

In breve:
Oltre 300 Università Agrarie medievali sono ancora attive in Italia, specialmente in Lazio, Toscana e Abruzzo.
Gestiscono decine di migliaia di ettari e assegnano diritti collettivi (pascolo, legnatico, raccolta) riconosciuti per legge.
Le loro terre non possono essere privatizzate: questi enti fanno causa a chiunque ci provi, e vincono.

🌱 Turismo cooperativo in movimento! 🚀 🥰
10/08/2026

🌱 Turismo cooperativo in movimento! 🚀 🥰

Quando la cooperazione viaggia, nascono emozioni belle! 💙

Che gioia vedere questi sorrisi! ✨

Il gruppo che vedete in foto arriva dalla splendida Emilia-Romagna: una delegazione di persone che fanno cooperazione, insieme alle proprie famiglie, in visita nel nostro territorio.

Come Confcooperative Lazio Nord, abbiamo voluto far scoprire una delle nostre eccellenze più preziose: Promo Chia – Cooperativa di Comunità, aderente a Confcooperative Lazio Nord.

Una realtà straordinaria che ogni giorno lavora con passione per la promozione, la tutela e lo sviluppo turistico-culturale della frazione di Chia e del suo meraviglioso patrimonio naturalistico.

E proprio qui, lungo il suggestivo percorso naturalistico delle Cascate di Chia, è stata scattata questa foto. 🌿💦

Vedere la meraviglia negli occhi di chi ha vissuto questa immersione nella natura è per noi la soddisfazione più grande.

È questa la forza della cooperazione: creare ponti, condividere bellezza, costruire relazioni che vanno oltre i confini regionali. 🤝

Ci auguriamo che il gruppo porti con sé in Emilia non solo il ricordo di una splendida giornata, ma anche quello di una cooperazione del Lazio Nord che accoglie, condivide e cresce insieme.

Grazie a Promo CHIA per l’accoglienza e grazie a chi è arrivatə dall’Emilia per questa bellissima visita! 💙

PS: per tutelare la privacy delle persone più piccole presenti nella foto, abbiamo pixelato gli occhi della nostra mini-cooperatrice Rosa. 🌸

 # Torre di Chia, l'Università Agraria: «Rispettiamo tutte le opinioni. Ma i fatti non sono opinioni»Della Torre di Chia...
09/08/2026

# Torre di Chia, l'Università Agraria: «Rispettiamo tutte le opinioni. Ma i fatti non sono opinioni»

Della Torre di Chia, in questi giorni, parlano tutti: giornali, televisioni, tribune social. Ed è un bene: le opinioni sono il sale della democrazia. Il guaio comincia quando le opinioni pretendono di fare il mestiere dei fatti. I fatti non si commentano: si accertano. Sulla natura dell'ente e sulla questione dei biglietti abbiamo già detto tutto nel comunicato dei giorni scorsi, e ripetersi sarebbe una scortesia verso chi legge. Qui aggiungiamo le tre cose che ancora mancavano. Tre fatti, appunto.

**I matrimoni fantasma**

Si è raccontato, anche in televisione, che il bosco sotto la Torre sarebbe diventato una location per matrimoni. Cominciamo dalla cronaca, che è breve: nel bosco non è mai stato celebrato alcun matrimonio. Né civile, né religioso. Alcuni visitatori vi hanno svolto liberamente un rito simbolico d'ispirazione celtica, senza versare un euro per l'uso del luogo. Fine della cronaca; il resto è fantasia.

La memoria, invece, è più lunga della cronaca, e conviene rinfrescarla. Nel 2018, in un'intervista a Tusciaweb, la signora Graziella Chiarcossi raccontava che ai matrimoni ci aveva pensato lei — nella Torre, non nel bosco: «Ad un certo punto l'idea è stata pure quella di celebrare i matrimoni civili negli spazi del castello. Lo avevo proposto al sindaco di Soriano Fabio Menicacci. Ma alla fine ha risposto picche. Mi ha fatto fare la richiesta e tutto quanto, poi appena ho capito che la burocrazia mi avrebbe distrutto ho chiuso tutto. Ma poteva essere una bella opportunità». Dunque: ieri i matrimoni veri, nella Torre, erano «una bella opportunità»; oggi un rito simbolico, nel bosco, sarebbe uno scandalo. Delle due l'una. O, se si preferisce, un metro solo: per tutti.

L'intervista è consultabile qui: https://www.tusciaweb.eu/2018/11/torre-pier-paolo-pasolini-rischia-diventare-casa-vacanze

E per mettere agli atti anche il futuro: l'ente non intende trasformare né il bosco né la Torre in location per matrimoni. L'idea è un percorso culturale — magari proprio un museo diffuso, per usare una formula che è piaciuta a molti. Si vedrà a chi piace ancora.

**Le date non si commentano**

Si dice poi che la lite giudiziaria sia piovuta addosso al nuovo proprietario come un fulmine a ciel sereno. I fulmini, qui, hanno un calendario. L'Università Agraria si è mossa nel 2021, appena saputo della vendita e ben prima che il Parco delle Cascate esistesse: dal maggio 2021 sedeva al tavolo con i legali del nuovo proprietario, e le interlocuzioni sono durate circa un anno, per cercare una soluzione prima del giudice. Non basta: già in quell'intervista del 2018 la signora Chiarcossi lamentava problemi con l'Università Agraria per l'area di accesso alla Torre, di proprietà dell'ente. La questione dei suoli, insomma, era sul tavolo tre anni prima della vendita e ben prima che il Parco nascesse.

Chi parla di «finalità di business» ignora il calendario — che è un torto ai fatti — e offende chi custodisce un patrimonio collettivo — che è un torto alle persone. E dovrebbe spiegare, soprattutto, che razza di business sia questo. Chi fa affari cerca guadagni certi e tempi brevi. L'ente ha scelto anni di causa, spese legali e un esito incerto, rimesso alle decisioni di un giudice — per ottenere, in caso di vittoria, un bene che non potrà mai vendere né monetizzare: soltanto custodire, a proprie spese. Come piano industriale, si converrà, è un disastro. Come scelta di una comunità che crede nei propri diritti, è l'unica possibile.

**Il precedente di Rebibbia, e una contraddizione**

Un ricordo, per finire. Nel novembre 2021, quando la prima casa romana di Pasolini, a Rebibbia, rischiava di finire all'asta, Ascanio Celestini — che al poeta ha dedicato uno spettacolo intero — firmò sul Manifesto del 19 novembre un articolo dal titolo che non lasciava dubbi: «Casa Pasolini vendesi». Vi rilanciava la richiesta dell'assemblea di quartiere — che la casa «venga acquistata dal pubblico e non venga appaltata», che diventi «un museo pubblico, popolare e diffuso», «che coinvolga veramente il territorio» — e chiudeva con parole sue: «Penso a un museo vero, un museo di persone». Quella battaglia è stata vinta: la casa è stata restituita alla città e diventerà un museo.

Un suo intervento di quegli stessi giorni è liberamente consultabile in rete: https://comune-info.net/scuole-aperte/un-museo-diffuso-per-pasolini/

A Chia sta accadendo qualcosa di analogo, per via giudiziaria: una sentenza ha riconosciuto la natura collettiva del bene — la proprietà più popolare e diffusa che il nostro ordinamento conosca, dove il territorio non è «coinvolto»: è titolare. Sennonché lo stesso Celestini, nei giorni scorsi dagli studi televisivi di In Onda, ha trovato da ridire proprio su questo esito. Delle due l'una: o il museo di persone era giusto a Rebibbia ed è giusto a Chia, o il valore dei principî dipende da chi vince. Noi, più modestamente, restiamo dell'idea del 2021. La sua.

**In conclusione**

L'Università Agraria non chiede a nessuno di darle ragione: per quello ci sono i giudici, che gliel'hanno già data due volte. Chiede tre cose soltanto: che si conoscano i fatti, che si rispettino le istituzioni — a cominciare dalla magistratura — e che il metro sia uno per tutti. Il resto è già scritto. E resta scritto.

**Il Dominio Collettivo dell'Università Agraria di Chia**

https://www.tusciaup.com/torre-di-chia-luniversita-agraria-rispettiamo-tutte-le-opinioni-ma-i-fatti-non-sono-opinioni/379199

In vetrina Torre di Chia, l’Università Agraria: “Rispettiamo tutte le opinioni. Ma i fatti non sono opinioni” 9 agosto 2026 Share on Facebook Tweet on Twitter Della Torre di Chia, in questi giorni, parlano tutti: giornali, televisioni, tribune social. Ed è un bene: le opinioni sono il sale d...

06/08/2026

La posizione dell'Università Agraria dopo le polemiche di questi giorni: i fatti, le parole, il senso di una terra collettiva

Indirizzo

Via Vittorio Emanuele III, 291/A
Soriano Nel Cimino
01038

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 19:00
Mercoledì 17:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00

Sito Web

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