15/05/2026
L’omicidio di Bakari Sako ha profondamente colpito la città di Taranto e l’intera comunità. La sua morte, nata da un gesto di violenza brutale e segnato dall’odio razziale, non può essere letta come un fatto isolato, ma interroga il clima sociale, culturale ed educativo del nostro tempo.
Colpisce profondamente anche la giovane età di chi ha compiuto questo gesto. Quando adolescenti arrivano a esercitare una violenza così estrema, non basta fermarsi alle responsabilità individuali: occorre interrogarsi sulle fragilità educative, sui modelli culturali, sui linguaggi e sulle forme di disumanizzazione che attraversano la società contemporanea.
Questa vicenda richiama il tema della povertà educativa, intesa non solo come mancanza di istruzione, ma come difficoltà crescente a riconoscere l’altro nella sua dignità umana. Per questo quanto accaduto chiama in causa istituzioni, scuola, famiglie, informazione e società civile nella responsabilità di ricostruire relazioni, comunità e spazi educativi capaci di promuovere rispetto, appartenenza e riconoscimento reciproco. L’evento ha profondamente colpito la comunità universitaria tarantina e il Dipartimento Jonico, che ho l’onore di dirigere, da tempo impegnato nella promozione dei diritti umani, dell’intercultura, della convivenza e dell’inclusione sociale. In questa direzione si colloca anche il corso di laurea in “Scienze giuridiche per l’immigrazione e l’interculturalità nelle pubbliche amministrazioni”, nato per favorire una cultura del dialogo, del rispetto reciproco e della tutela della dignità della persona.
Di fronte a tragedie come quella che ha colpito Bakari Sako, l’Università avverte ancora più forte la responsabilità di investire nella formazione delle coscienze, nella costruzione di comunità inclusive e nella diffusione di una cultura capace di contrastare violenza, odio ed esclusione, promuovendo il riconoscimento pieno dell’umanità dell’altro.
La morte di Bakari Sako richiama tutti alla responsabilità di ricostruire legami sociali, senso collettivo e spazi educativi fondati sul rispetto della persona umana. Bakari resta uno di noi: un lavoratore, un padre, un marito. Un Uomo.