17/05/2026
📣 Annuncio❗NUOVA LEZIONE ALL'UTE TEMPIO:
🗣️ "IL MERAVIGLIOSO STAZZO DI CANDÉLA... - La proprietà della terra in Gallura dal '600 all'800".
👉🏻 UNIVERSITÀ PER LE TRE ETÀ di TEMPIO - Palazzo degli Scolopi, martedì 19 maggio, ore 16:30. La lezione è aperta a tutti.👇🏻
📜 "IL MERAVIGLIOSO STAZZO DI CANDÉLA" - Un atto notarile del 1861
⚜️ "L'ASSOLUTO DOMINIO"
La parola "stazzo" in Gallura è sempre riferita sia al terreno che alla casa di abitazione. Gli stazzi più importanti dei nobili tempiesi erano "a palazzu": veri e propri palazzi urbani, il blasone araldico trasferito in campagna. Dovevano avere almeno un piano, i solai in travi e tavolati di legno, la muratura in granito lavorato "faccia a vista" e i "capitelli", le mensole sottogronda. "Lu Palazzeddu di Candéla" aveva due piani ed era la fortezza di granito di "Candéla e Pèntima", uno dei tanti stazzi dei nobili Pes Riccio. Il modo di dire: "S'ha fattu la casa a palazzu", nel codice del linguaggio antifrastico gallurese rimarcava in modo severo e sprezzante le vane e fallite ambizioni, naufragate in difficoltà insuperabili. Nella seconda metà dell'800 la vecchia nobiltà terriera era ormai decaduta, e le rendite parassitarie compromesse. I concetti di "assoluto dominio" e "immemoriale possesso", citati negli atti notarili, stavano finendo. Un lento ma implacabile capovolgimento dei ruoli era in atto. Gli ultimi nobili avevano ora bisogno dei pastori e non il contrario. Molti pastori si erano già ribellati alle vessatorie condizioni dei contratti di mezzadria e avevano usurpato stazzi in tutta la Gallura. Altri avevano comprato le proprietà in liquidazione con i frutti del loro incessante lavoro. I beni guadagnati o conquistati stavano sostituendo i beni ereditati, ottenuti senza sforzo alcuno.
🪔 "DONNA MARIANNA PES PES"
Il Sacerdote Don Gavino Pes, il più grande poeta della Gallura (1724-1795) e la sorella Donna Maria Anna sposata con Don Joseph Pes di Villamarina avevano devoluto tutti i loro beni alle giovani nipoti Gavina e Battistina Pes Sardo. Figlie del fratello Don Antonio Francisco Pes e di Donna Maria Sardo. Le due sorelle erediteranno tutta la fortuna del casato dei Pes Riccio. Stazzi in tutta la Gallura con migliaia di capi di bestiame, palazzi, vigne, orti, mulini e concerie. Oltre ai lucrosi interessi, chiamati "pensioni", sulle decine di censi al 6% e all"8% della ricca attività creditizia di "Don Baignu", una vera e propria banca a Tempio. Gavina e Battistina si sposeranno nel 1798, nello stesso giorno, a 18 e 17 anni. Gavina con Don Miguel Massidda e Battistina con Don Joseph Pes. I loro figli Don Gavino Massidda Pes e Donna Marianna Pes Pes, a loro volta eredi del patrimonio, erano cugini in primo grado e di conseguenza molte loro proprietà erano confinanti. Tra i tanti stazzi nella Cussorgia di Arzachena "Dunniquedda" e "Campianatu", e in quella di Monti di Mola "Lu Infarru", "Cumitoni" e "Fratomulza". Citati nei testamenti settecenteschi. Nomi di estesi possedimenti dei quali non c'era mai stato bisogno di dichiarare le superfici. Col passare del tempo, le divisioni e le vendite, questi nomi ne generarono molti altri. Don Gavino Massidda Pes possedeva lo stazzo di "La Prugnóla", e Donna Marianna Pes Pes, che portava il nome della prozia benefattrice, quello di "Candéla". Sebastiano Soggiu Mùscia era pastore alla "Prugnóla". E si propose di acquistare il vicino stazzo di "Candéla". Una sfida. La fine della servitù e la conquista della proprietà.
✒️ "UN SEGNO E UNA CROCE"
"L'anno del Signore 1861, il giorno 31 del mese di maggio in Tempio, avanti di me Francesco Luciano Regio Notaio (...) la ben cognita Donna Marianna Pes Pes del fu Don Giuseppe (...) vende al pastore di Tempio Sebastiano Soggiu, denominato Mùscia e Alligrìa, del fu Stefano (...) questo stazzo denominato Candéla con l'annessa regione di Pèntima che legittimamente possiede in questa Cussorgia denominata Arzaghena, estensione di iugeri/10 e di ettari trenta, cedendo il più od il meno a beneficio o danno del compratore". L'antica misura dello iugero era il terreno arato da un giogo di buoi in un giorno, e in Sardegna poteva corrispondere a circa 2500 o 3300 mq., cioè a un quarto o a un terzo di ettaro: dunque "Candéla" era "più o meno" uno stazzo di circa 33 ettari. Il possesso decorrerà dal giorno di San Giovanni dell'anno seguente, il 24 giugno del 1862. Il prezzo di vendita è di "lire nuove tremilacinquecento, delle quali lire mille in monete sonanti" e il resto sarà pagato a rate: 500 lire entro il prossimo mese di settembre, 750 lire il primo giugno del 1862, 750 lire il primo giugno 1863, e le restanti 500 lire lo stesso giorno del 1864. "Ben inteso che detto acquisitore Soggiu non sarà tenuto ad alcuna corrispondenza di interessi"... Lo scrupoloso Notaio Luciano lo specifica, nonostante l'atto sia pieno zeppo di cavilli e formule che tutelano la parte venditrice. Forse perché la normale riscossione degli interessi era sempre stata una consuetudine più che naturale, una parte importante delle rendite parassitarie della piccola nobiltà. Le parti arrivano concordi alla firma dell'atto e si trovano nella medesima difficoltà. Non sanno scrivere. "Mentre in tutto approvano ratificano e solennemente confermano, e si crocesegnano per essersi dichiarate le parti inalfabette". Ma c'è un piccolo particolare che tradisce un ossequioso rispetto di classe e il pregiudizio sociale del tempo. La firma di Donna Marianna Pes Pes è definita "Croce", quella di Sebastiano Sotgiu Mùscia, che paga, è detta semplicemente "Segno".
🕰️ "L'OROLOGIAIO DEL CAMPANILE"
"L’anno mille ottocento ottantadue, addì trenta di marzo alle ore antimeridiane dieci e minuti quindici, è morto Soggiu Sebastiano fu Stefano, di anni settanta, pastore residente in Arzachena" (Mundula Sacerdote Gaspare delegato Ufficiale dello Stato civile del comune di Tempio in Arzachena). "Il suo soprannome era Muscia ed Allegria, ma comunemente riconosciuto e chiamato con il primo. Il soprannome fu etichettato al padre Stefano, come ha origine ogni cosa, perché teneva, da bambino, il gatto di casa nelle braccia. E da egli il soprannome di padre in figlio sino a noi. Egli faceva il servo nel Naracu con il povero Sanna Giorgio, ove conobbe e sposò Codina Antonia, donna di servizio. Entrambi erano molto poveri, difatti rimase per detto che lo sposo, il giorno del matrimonio, si fece prestare la berretta e l’anello (...) Andò a mezzadro alla Prugnola, nella proprietà di Don Gavino Massidda. Fu con Don Gavino Massidda che dal puro e onesto lavoro riuscì a mettersi da parte dei soldi e comprò la proprietà di Candéla da Donna Marianna Pes di Tempio per 3500 lire. Nonostante la compera continuò a rimanere nella Prugnola e scese a Candéla, appena sposato, il figlio Giovanni che andò ad abitare nella casa vecchia originaria. Dopo due o tre anni scese anche bisnonno e nel 1871 ha fabbricato le case. L’anno della costruzione, 1871, si rileva nella soglia superiore del portone. Nel 1872 ha demolito la casa detta vecchia dove abitava il figlio Giovanni e l’ha ricostruita più bella, nello stesso posto. Anche l’anno 1872 si rileva sulla soglia superiore della porta" (Matteo Sotgiu). Da Sebastiano, Giovanni: da Giovanni, Sebastiano; Da Sebastiano, Stefano. Stefano Sotgiu, Orologiaio di Arzachena a metà del '900. "Mio nonno realizzò il meccanismo per l'orologio del campanile di Arzachena con tutti i cantoni di contrappeso e carica manuale: un sistema meraviglioso e, credo, ancora lì. Nel 1930 ricevette anche "l'appalto" per dargli la carica ogni giorno..." (Mario Sotgiu Dessole)
📐 "IL TOPOGRAFO BASTIANO SOTGIU"
Da Stefano Sotgiu, Bastiano Sotgiu. Ad Arzachena, come in tutta la Gallura "s'éra siccata la funtana" dei privilegi e vitalizi della piccola nobiltà. I pastori erano diventati artigiani, commercianti e professionisti, la nuova energia del lavoro della classe borghese. Un'impressionante rivoluzione stava cambiando per sempre le valutazioni dei difficili e improduttivi terreni vicino al mare. Cervi, mufloni e volpi avevano marcato i toponimi delle coste. L'unica attività possibile in queste lande impervie era da sempre l'allevamento delle rustiche capre sarde. Ma tutti i tradizionali difetti ora erano diventati pregi. La natura selvaggia e incontaminata, la macchia mediterranea, le rocce che impedivano la coltivazione. I terreni scoscesi e inaccessibili assumevano un nuovo e inaspettato valore. Bello perché selvaggio il territorio andava incontro a uno straordinario sviluppo turistico. Bastiano Sotgiu era lo storico geometra che misurava la nascente Costa Smeralda. Supporto tecnico indispensabile per le migliaia di atti rogati dal Notaio Mario Altea di Tempio. I rilievi topografici, le carte Igm, le planimetrie catastali, i nuovi progetti, i frazionamenti, affollavano lo studio tecnico Sotgiu. Il piccolo figlio Mario affascinato dalle carte del padre, crescendo svilupperà una forte passione per la cartografia storica. Con l'ingenua curiosità di un bambino chiedeva a suo padre cosa fossero tutti quei piccoli rettangoli delle mappe sui tavoli da disegno del suo studio. La lente d'ingrandimento di una nuova geografia di rilievi e progetti stava incontrando la memoria storica del territorio: "Sò li casi... E si figghjuli bè vidi puru lu fumu di la ciminèa isciendi..." Era la suggestiva e fantastica visione offerta alla fertile immaginazione di un bambino. Le case della vecchia e nuova Gallura, e gli antichi stazzi delle campagne di Arzachena con i loro camini accesi. Compreso lo stazzo meraviglioso di "Candéla e Pèntima", che Donna Marianna Pes Pes aveva venduto nel 1861 al pastore Sebastiano Soggiu "Mùscia e Alligrìa".
📷 Nelle foto: lo stazzo di Candéla ad Arzachena; stralci dell'atto notarile del 1861; il secondo Sebastiano Soggiu Mùscia e Alligrìa; Stefano Sotgiu Orologiaio; la mezzaluna del portone di Don Gavino Pes Pes; l'antico palazzo Sardo Pes a Tempio; l'araldica dei Pes nel chiostro degli Scolopi.
🔸 Ringrazio sinceramente l'amico Mario Sotgiu Dessole per tutto il materiale documentario e fotografico, per avermi raccontato questa storia e per avermi concesso il privilegio di pubblicarla.