06/05/2026
6 maggio 1976 – 6 maggio 2026
Cinquant’anni fa, la sera del 6 maggio 1976, il Friuli visse un evento sismico che segnò profondamente la storia del territorio e dell’intero Paese.
Alle 21:00, una violenta scossa di magnitudo 6.5 della scala Richter, ricordata dalla tradizione locale come l’Orcolat, colpì il cuore della regione, propagandosi con forza in tutto il Nord Italia. Il terremoto del Friuli rimane una delle più gravi catastrofi sismiche della storia italiana contemporanea.
Le conseguenze furono drammatiche: quasi mille vittime, oltre 100.000 sfollati e la distruzione di interi centri storici, tra cui Gemona, Venzone e Osoppo.
Eppure, tra le macerie, emerse una straordinaria capacità collettiva di reagire. La ricostruzione prese forma a partire dai territori, con il coinvolgimento diretto delle comunità, delle istituzioni locali, delle realtà economiche e sociali. La cooperazione rappresentò uno strumento concreto per ricostruire non solo case, scuole e luoghi di lavoro, ma anche legami, fiducia e futuro.
Da quella esperienza nacque il cosiddetto Modello Friuli, riconosciuto ancora oggi come esempio di responsabilità, partecipazione, efficienza e dignità.
In questa giornata di memoria, il pensiero va prima di tutto alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le comunità che portarono il peso della distruzione. Ricordare il terremoto del 1976 significa custodire una storia di dolore, ma anche riconoscere la forza di un territorio che seppe trasformare la tragedia in consapevolezza, resilienza e responsabilità condivisa.
Come Centro Europe Direct Montagna friulana, crediamo che questa memoria parli anche al presente: oggi l’Europa richiama l’importanza della preparedness, cioè della capacità di anticipare, prevenire e affrontare le crisi coinvolgendo istituzioni, territori, organizzazioni e cittadini.
Il Friuli del 1976 ci ricorda che la sicurezza delle comunità nasce dalla memoria, dalla prevenzione e dalla solidarietà concreta.
In foto la Chiesa di Santa Maria ad Nives - Osoppo
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