09/08/2025
Giovedì scorso, 7 agosto, al termine della serata "Torre Orsaia, mille anni di storia", abbiamo chiesto a Giuseppe Barone di farci avere un testo di presentazione del suo saggio accademico "I classici greci e latini nel catalogo Le Monnier" da tenere agli atti. Certi di fare cosa gradita lo condividiamo con tutte e tutti voi. A Giuseppe Barone vanno ancora una volta i nostri ringraziamenti.
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Il mio lavoro di ricerca ha avuto come oggetto di studio le edizioni delle opere della letteratura greca e latina pubblicate dalla Le Monnier, una casa editrice toscana fondata a Firenze all’incirca verso la fine della prima metà dell’Ottocento da un esule francese di nome Felice Le Monnier. I motivi che mi hanno spinto a dedicarmi a quest’argomento sono due: il primo è il mio interesse per la ricezione della cultura classica nell’età moderna e contemporanea. Detto in altre parole, mi piace indagare le modalità con cui, a distanza di secoli, i testi dell’antichità continuano a rappresentare un modello di riferimento sia letterario che valoriale. Il secondo motivo è l’attuale assenza di saggi o articoli che ricostruiscano il catalogo della produzione editoriale della Le Monnier. In accordo con il relatore della mia tesi, ho deciso di circoscrivere la ricerca al periodo compreso tra il 1840, anno in cui La Monnier da tipografia si trasformò in casa editrice, e il 1999, anno in cui la casa editrice entrò a far parte del gruppo Mondadori perdendo la sua indipendenza. Ho diviso, poi, questo lungo arco temporale in tre sottoperiodi: il primo inizia, appunto, il 1840 e termina con l’avvento del fascismo; il secondo copre tutto il ventennio mussoliniano, mentre l’ultimo coincide con la seconda metà del Novecento.
La prima fase fu caratterizzata dall’influenza degli ideali del Risorgimento, quali l’indipendenza italiana e la libertà dei popoli. In modo particolare ciò emerge nelle pubblicazioni curate dallo studioso Atto Vannucci, che vedeva nei testi greci e latini uno strumento funzionale alla rigenerazione spirituale degli italiani, della quale, a suo giudizio, dovevano essere fautori soprattutto i giovani. Ad essi, infatti, rivolse il seguente appello: «se essi vogliono governare degnamente da Roma, non sdegnino l’antica sapienza, non trascurino la lingua e le lettere che ne portarono a noi sì grande la fama, e riaccesero il lume della libertà spento dalla barbarie; onorino con lo studio di esse l’antica madre, e facciano che il mondo non dica, a nostra vergogna, che Roma fu nuovamente invasa dai barbari». Ovviamente si tratta di una visione molto politicizzata della letteratura che condusse a gravi distorsioni storiche. Ad esempio, Tacito e Fedro vennero erroneamente esaltati come difensori degli oppressi e fustigatori dei potenti; il principato di Augusto fu considerato un periodo di decadenza della letteratura, mentre in realtà è proprio in quegli anni che furono in attività alcuni degli autori latini più noti e importanti. Due nomi su tutti: Virgilio e Orazio. Il processo dell’Unità d’Italia incise sulla scelta di pubblicare testi greci e latini anche a causa della consistente presenza di dialettofoni nella pen*sola. Tale problema, infatti, rese urgente il bisogno di un’educazione linguistica praticabile attraverso lo studio di una lingua come quella latina da cui, com’è noto, deriva l’italiano. Incise, inoltre, anche l’emanazione di una legge scolastica, la cosiddetta legge Casati, che ispirandosi al modello di studi della Prussia, attribuì grande rilievo alle lingue classiche. La sua entrata in vigore alimentò la richiesta di edizioni di testi antichi. La pubblicazione più conosciuta di questo periodo è l’Odissea nella versione del medico Paolo Maspero, che altro non è che la traduzione attraverso cui tutti noi abbiamo studiato a scuola il poema omerico. La seconda fase, invece, come detto, fu segnata dalle azioni politiche del fascismo, nello specifico per la Le Monnier comportò delle conseguenze soprattutto la Riforma Gentile che innalzò il latino a materia scolastica principale. Per tale ragione il catalogo della casa editrice offrì in quegli anni una ricca quantità di classici della civiltà romana, quali il De bello gallico e il De bello civile di Giulio Cesare, le varie orazioni di Cicerone, tutte le opere di Orazio, le Metamorfosi e i Fasti di Ovidio, l’Ab urbe condita di Tito Livio. Relativamente all’ambito greco, Le Monnier pubblicò il quarto libro dell’Iliade, alcuni dialoghi di Platone, quali la Repubblica, l’Apologia di Socrate e il Critone, il primo libro dell’Odissea, alcune tragedie di Euripide (nello specifico Il Ciclope e l’Ippolito) e un’antologia di lirici greci curata da due studiosi: Giuseppe Ugolini e Alessandro Setti. La terza fase, infine, fu quella più povera di edizioni di opere classiche. La diminuzione fu causata, oltre che dall’alluvione che nel 1966 colpì la città di Firenze procurando ingenti danni ai locali e alle macchine della casa editrice, soprattutto dalla riforma della scuola media unica che mirava a garantire a tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro provenienza sociale o dalle loro aspirazioni, un percorso formativo comune e di base. Fino a quel momento, infatti, il sistema scolastico prevedeva due percorsi paralleli, uno riservato a coloro che erano intenzionati a intraprendere gli studi liceali e un altro dedicato a coloro che preferivano frequentare gli istituti professionali. In seguito a questa riforma il latino p***e il suo status di materia obbligatoria dopo un acceso dibattito tra coloro che, come gli esponenti del Partito Comunista, per ragioni non soltanto culturali ma soprattutto sociali e politiche, chiedevano l’abolizione del latino e i pedagogisti conservatori che, al contrario, ne sostenevano il valore linguistico e culturale. Malgrado la notevole riduzione dei classici antichi editi, questo periodo presenta, tuttavia, comunque un aspetto positivo, ossia la pubblicazione di autori greci e latini poco noti al grande pubblico, come ad esempio, Marco Valerio Probo in ambito latino e Favorino di Areolate, Erode Attico e Andocide per quanto riguarda il greco.
Un’ultima considerazione sul mio saggio concerne il suo scopo, che non è quello di ricostruire il catalogo Le Monnier dei classici greci e latini facendo una semplice lista delle opere edite, bensì quello di partire dalla ricostruzione fatta per poi indagare le ragioni culturali, politiche ed economiche che indussero la casa editrice a pubblicare una determinata opera piuttosto che un’altra. Ho cercato, inoltre, di analizzare anche l’accoglienza che la critica riservò a queste pubblicazioni. Emblematica è, a tal riguardo, l’Odissea nella versione di Paolo Maspero citata in precedenza: la traduzione accese un dibattito tra coloro che l’accolsero con entusiasmo giudicandola stupenda come la traduzione dell’Iliade fatta da Vincenzo Monti e altri che, invece, pur apprezzando il fatto che un medico si dedicasse alle lettere, affermarono che la scarsa conoscenza del greco da parte di Maspero emergeva palesemente poiché egli era riuscito a cogliere soltanto il concetto superficiale delle parole greche, ignorando le sfumature più profonde che ciascuna di essa possiede.
Giuseppe Barone