19/05/2023
A Trieste troverete una grossa moneta nella piazza Ponterosso che rappresenta Maria Theresia d'Austria -La presenza a
Milano di una via intitolata a Maria Teresa d’Asburgo testimonia la riconoscenza che i Milanesi ancora oggi nutrono nei confronti di colei che per tanti anni fu anche la loro duchessa, la “zia Resi”.
Nacque il 13 maggio del 1717, in tempi in cui i ruoli di responsabilità per le donne erano pochi, tanto che suo padre, l’imperatore Carlo VI, per assicurarle il trono dovette emanare la “Prammatica Sanzione”, legge successoria in base alla quale, in assenza di figli maschi, avrebbe potuto succedergli anche la sua primogenita femmina.
Placati a fatica i mugugni interni al Paese, quando alla morte di Carlo nel 1740 ci fu da dare applicazione a queste disposizioni, le principali potenze straniere (Francia, Prussia e Gran Bretagna), sperando tutte di avere la meglio su un'inesperta giovincella, scatenarono quella che sarebbe stata la sanguinosa Guerra di Successione Austriaca, destinata a durare otto anni.
Alla fine, con la Pace di Aquisgrana, a Maria Teresa vennero riconosciuti i titoli di arciduchessa d'Austria, regina d'Ungheria, Boemia e Croazia, duchessa di Milano, Parma e Piacenza, granduchessa consorte di Toscana e infine imperatrice consorte del Sacro Romano Impero.
Nel frattempo, infatti, per Maria Teresa si compì il passaggio matrimoniale, combinato dal padre con la Casa di Lorena desiderosa di trovare una sponda imperiale contro gli appetiti francesi sui suoi territori.
Così, quando Maria Teresa aveva appena sette anni, le fu presentato l’allora "duchino" Francesco Stefano di Lorena, che era alto, bello, biondo, facile al riso e già ottimo cavallerizzo, anche se parlava male il tedesco e certamente non brillava per istruzione.
Quel che serviva però era un "principe azzurro" che facesse da consorte, oltre che da padre di una cospicua nidiata di figli, non uno scienziato, e a Francesco Stefano quel ruolo calzava alla perfezione.
Nulla e nessuno riuscì più a smuovere la giovanissima Maria Teresa da tale convincimento, nemmeno una lunga lista di candidati alternativi: per lei, o "Franz”, o nessuno!
Fra i due promessi sposi iniziò una f***a corrispondenza epistolare, caratterizzata da espressioni al tempo stesso dolcissime e ligie all'etichetta, in vista delle nozze che furono celebrate nel 1736.
Fu amore vero, allietato dalla nascita di ben sedici figli nell'arco dei quasi trent’anni che sarebbe durato il loro rapporto, cresciuti nell'ambito di un tranquillo ménage familiare in tutto simile a quello di una qualsiasi famiglia borghese con cene, pranzi, preghiere e divertimenti in comune, per quanto possibile.
Purtroppo, l’improvvisa e prematura morte del marito avvenuta nel 1765 fece precipitare Maria Teresa in una sorta di catalessi mistica che l’indusse a rasarsi i capelli a zero e vestirsi a lutto stretto per il resto della vita.
Ciò non le impedì comunque, scindendo il piano personale da quello pubblico, di portare a termine un'ambiziosa serie di riforme pubbliche e sociali, che diedero una potente scossa ad uno Stato sonnacchioso e chiuso nel suo conservatorismo.
Con la riforma del fisco allargò la base dei contribuenti, includendovi anche i nobili e il clero fino ad allora esentati dalle tasse; perfezionò e rivide il sistema catastale introdotto da suo padre; ripulì l'amministrazione pubblica dalla corruzione dilagante, introducendo nelle assunzioni dei funzionari statali criteri rigidamente meritocratici; riformò un esercito decaduto e male organizzato sulla base di un nuovo sistema di reclutamento, che neutralizzava l’intervento dei medici militari, facilmente corruttibili nel rilascio di certificati di falsa inidoneità al servizio.
Varò il “Codex Theresianus” che regolava in modo uniforme ed equilibrato i diritti personali e reali, mettendo fine all'arbitrio di giudici che decidevano "ad personam" in base alle simpatie o convenienze del momento.
Rese altresì obbligatoria l'istruzione dei bambini d'età compresa fra i 6 ed i 12 anni; diede un forte impulso alle Università, inaugurando coi propri fondi personali i corsi di chirurgia e chimica; curò la riforma del sistema sanitario puntando sulla drastica riduzione della mortalità infantile, sulla ricerca medica e sull'introduzione delle prime vaccinazioni di massa, in particolare pratica dell’inoculazione contro il vaiolo.
Infine diede un forte impulso all'industria, supportata da un nuovo ed efficiente sistema viario che facilitasse i trasporti di merci e persone, come pure all'agricoltura che nobilitò come "arte che nutre tutte le altre arti".
E' indubbio che grazie a lei le condizioni di vita dei ceti meno abbienti migliorarono notevolmente, a dispetto delle proteste degli ex-privilegiati cui Maria Teresa replicò seccamente che: "Non voglio essere dannata in eterno per amore di pochi magnati e nobili".
Maria Teresa nell’arte del governo, con la sua sensibilità femminile, si stagliò sui tanti “colleghi” uomini riuscendo a conciliare l'amore per la famiglia con la ragion di Stato, senza guardare in faccia a nessuno e così facendosi amare e, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1780, rimpiangere da milioni di sudditi del suo vastissimo impero, Milanesi compresi.
Accompagna questo scritto il “Ritratto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria”, di Martin van Meytens, 1759, Accademia di Belle Arti, Vienna.
(Testo di Anselmo Pagani)