21/10/2026
Per non correre il rischio di rinchiudere il ruolo dell’assistente sociale nei servizi per le dipendenze all’interno del SerD.e neanche quello di ricordare il professore Vladimir Hudolin soltanto come figura importante della storia dell’alcologia, la consigliera nazionale, Elisa Concina ha approfittato dell’occasione offerta dal DISU - Dipartimento Studi Umanistici Units - Università degli Studi di Trieste, per evidenziare la trasformazione in corso dell’assistenza territoriale e, dentro questa trasformazione, il ruolo del servizio sociale e delle professioni.
Intervenendo al seminario “30 anni dopo Hudolin” focalizzato attorno alla rivoluzione epistemologica di , che ha superato il concetto lineare di "malattia-cura-terapia" per promuovere una cultura della relazione d'aiuto, Concina ha elencato i “determinanti sociali della salute”
“Le condizioni abitative, il reddito, la posizione lavorativa, il livello di istruzione, l’accesso alla protezione sociale, la qualità delle reti familiari e sociali, l’isolamento, lo stigma e la possibilità concreta di accedere ai servizi sono fattori che incidono sull’esposizione ai rischi, sulla possibilità di intraprendere un percorso di cura e sulla capacità di mantenerlo nel tempo - ha detto - La funzione professionale dell’assistente sociale non può essere ridotta all’attivazione di risorse, all’erogazione di una misura economica, alla ricerca di una soluzione abitativa o al collegamento con un altro servizio”.
Partendo dal dato di fatto che ogni giorno le e gli assistenti sociali raccolgono una quantità enorme di informazioni sul funzionamento concreto dei sistemi di welfare, Concina ha sostenuto che il servizio sociale deve poter trasformare questi elementi in conoscenza istituzionale lavorando su almeno tre livelli tra loro strettamente connessi: il livello individuale e familiare, il livello organizzativo e il livello della programmazione.
“Se questi tre livelli vengono separati, perdiamo una parte importante della funzione professionale. I servizi per le dipendenze - ha aggiunto - costituiscono, da questo punto di vista, un banco di prova particolarmente significativo. Le persone seguite dai SerD attraversano frequentemente sistemi differenti: sanitario, sociale, salute mentale, medicina generale, ospedale, servizi degli enti locali, politiche del lavoro e dell’abitare, giustizia, Terzo settore. Ma il lavoro di rete non può essere lasciato soltanto alla disponibilità dei singoli professionisti. Medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, educatori e professionisti della riabilitazione devono disporre di occasioni reali per costruire linguaggi, strumenti e metodologie comuni. L’integrazione funziona se ciascuna professione possiede una propria identità e una propria responsabilità tecnica, ma è in grado di metterla al servizio di un oggetto comune di lavoro”.
Tornando a Hudolin e all’esperienza delle Acat (Associazioni dei Club Alcologici Territoriali, organizzazioni di volontariato che operano seguendo il Metodo Ecologico- Sociale ideato dal professore) ha richiamato il DM 77 e la riforma del Terzo Settore.“Hudolin, le Acat, il DM 77, il servizio sociale e la riforma del Terzo settore possono trovare un punto di incontro – ha concluso. Non perché dicano la stessa cosa. Ma perché pongono, da prospettive differenti, la medesima questione: come costruire un sistema capace di assumere la persona nella complessità delle sue condizioni di vita e di organizzare intorno a quella complessità responsabilità professionali, istituzionali e comunitarie“.