Scuola Ipnosi Costruttivista

Affiliata a Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane Personalità giuridica 21/5/1991 reg. Corte dei Conti 22/7/1991 Gazzetta Ufficiale del 30/08/1991-a. 132°n°.123

C'era una nebbia che lasciava vedere l'acqua e cancellava i bordiAvevo più o meno trent'anni. Era la fine di un'estate, ...
29/08/2026

C'era una nebbia che lasciava vedere l'acqua e cancellava i bordi

Avevo più o meno trent'anni. Era la fine di un'estate, ero seduto su una panchina di pietra sul lago di Mergozzo.

Ho pensato che era esattamente così che stavo guardando la parte di me che non conoscevo: presente, vicinissima, senza contorni.

Quella sera le ho dato un nome.

Da lì è cominciato tutto il resto — trent'anni di lavoro, una scuola, un metodo — e alla fine è cominciato anche «Dove Guardi», il libro che ho appena pubblicato e di cui in questo articolo racconto la nascita.

È un libro sulla relazione d'aiuto in cui non c'è nessuno psicologo. Ci sono un cartografo di grotte, un capomastro, un fonditore di campane, una restauratrice d'affreschi. Dieci artigiani, e una ragazza di trent'anni che va a bussare alle loro porte con una lista in mano e tre parole scritte sotto: *Vai a vedere*.

Un fabbro lo dice meglio di qualunque manuale: non si batte il ferro freddo. Non si piega, ti si spacca, e chi ci prova pensa di aver bisogno di un martello più grosso.

Nell'articolo trovate la storia di Mergozzo per intero, che cosa c'entrano una crepa che regge, una corda che non si suona mai e sei millimetri di spazio fra due favi, e perché ho scelto di raccontare un metodo attraverso dei mestieri invece che attraverso delle teorie.

Dieci artigiani mi hanno insegnato a guardare Perché ho scritto «Dove Guardi», e come una sera di nebbia sul lago di Mergozzo è diventata il centro di trent’anni di lavoro Marco Chisotti Se …

IL VENTUNESIMO CENTIMETROQuando cammini su una strada che conosci, alzi il piede di venti centimetri. Non lo decidi: lo ...
20/08/2026

IL VENTUNESIMO CENTIMETRO
Quando cammini su una strada che conosci, alzi il piede di venti centimetri. Non lo decidi: lo esegui. La decisione l’hai presa una volta, tanti anni fa, e da allora ti limiti a ripeterla.
Poi qualcuno cambia il gradino di un centimetro — e per la prima volta in vent’anni guardi dove metti i piedi.
Quel centimetro è tutto.
Questo libro nasce da tre ore di conversazione con Andrea Catelli. Non era una lezione e non era un’intervista: era il tipo di dialogo in cui a un certo punto nessuno dei due ricorda più chi ha detto la frase da cui è partito tutto. Abbiamo deciso di lasciarlo in quella forma. Diciannove capitoli, ognuno che si apre con un pezzo di quel colloquio e prosegue con lo sviluppo epistemologico di ciò che in quel pezzo era stato solo accennato.
Dentro ci sono le sei spinte che governano qualsiasi cosa sia viva, dal lievito all’azienda da centoventi persone. Il motivo per cui attaccare il membro debole di un gruppo produce coesione contro di te e non disciplina. Perché il momento in cui sei più efficace è esattamente quello in cui valuti peggio. Perché la contemplazione non è tempo perso ma lievitazione dell’impasto. E perché la domanda “chi ha cominciato” non ha mai avuto una risposta.
Una cosa sola l’abbiamo scoperta lì, al tavolo: quando due masse separate vengono spinte l’una contro l’altra con forza sufficiente, non si sommano. Reagiscono.
Non accontentarti di camminare a venti centimetri da terra.
Lo trovi qui, per intero: https://chisotti.medium.com/il-ventunesimo-centimetro-6cc7db5310f8
di Marco Chisotti e Andrea Catelli

“” is published by Marco Chisotti - https://www.psyco.com.

15/08/2026

LA CENTINA
C’è una parola che i muratori usano e che nessun manuale di psicologia ha mai rubato: disarmo.
È il giorno in cui si toglie il legno da sotto un arco di pietra.
Perché un arco, mentre lo costruisci, non sta in piedi. Ogni pietra, da sola, cadrebbe. Sotto c’è una struttura di legno — la centina — che regge tutto per mesi. Poi, un giorno, la si abbassa lentamente facendo colare della sabbia da certe casse, un decimo di millimetro alla volta. L’arco scende di quattro millimetri, prende su di sé il proprio peso, e sta.
Da quel momento la centina non serve più. E non finisce in nessuna fotografia.
Ho scritto un trattato lungo — un’ora di lettura — su questo mestiere, che è poi il nostro. Dentro c’è un ponte crollato, un capomastro di settantasei anni, un’ingegnera che vuole certezze e un gatto che dorme sulla sabbia. E dentro la storia, senza che se ne accorga chi non vuole accorgersene, c’è tutta l’architettura del Metodho dell’Ipnosi Costruttivista: 13 fondamenti, 36 assiomi, 10 paradigmi, 5 forme, 5 processi, i 5 movimenti AUREA©/H.E.A.R.T.©.
Tre cose che ci si porta a casa:
Un arco non elimina il peso: lo gira di lato. Non si elimina, si converte — vale per la pietra e vale per un sintomo.
Le crepe di certi ponti antichi non vanno stuccate: sono cerniere, e li tengono su. Quello che chiami difetto, per anni, è stato la soluzione migliore disponibile.
E la chiave di volta — l’ultima pietra, quella che tutti fotografano — non tiene su niente. Tiene su ogni pietra che spinge contro quella accanto, in silenzio, da settimane.
Il nostro lavoro non è l’arco. È la centina: precisa, robusta, provvisoria. E riesce solo quando viene tolta.
👉 https://chisotti.medium.com/la-centina-692256dbcccf
Non impongo, accompagno.

IL VUOTO CHE SUONAUna campana è un vuoto tenuto insieme dal bronzo.Il metallo si vede, si pesa, si firma. Ma ciò che suo...
14/08/2026

IL VUOTO CHE SUONA
Una campana è un vuoto tenuto insieme dal bronzo.
Il metallo si vede, si pesa, si firma. Ma ciò che suona è la forma di ciò che non c’è: lo spazio che è stato progettato, atteso, raffreddato, limato di mezzo millimetro alla volta.
Le parole di un accompagnamento funzionano allo stesso modo. Non contano per quello che aggiungono. Contano per la forma dello spazio che lasciano.
Questo nuovo trattato nasce da una domanda che qualcuno mi ha rivolto a proposito de “La Vita, il Tempo e il Modo”: quali suggestioni agiscono in quel testo, sotto la soglia di ciò che dichiara?
La risposta è: molte. E il passo successivo non è nasconderle, è renderle visibili.
Nella fonderia di campane di Campolungo, il vecchio maestro Zaccaria insegna ad Alma un mestiere che assomiglia moltissimo al nostro. Che non si comincia dal metallo, si comincia dal vuoto. Che il modello si distrugge, ma la sua forma resta nel bronzo — come le difese, che non si eliminano: si convertono. Che quando una cosa resiste non si aumenta la forza, si cambiano le condizioni. Che si può solo togliere, e per questo si toglie poco. Che una campana non suona da sola: serve qualcuno che la firmi.
E che il mestiere non è finire. Il mestiere è capire dove smettere.
Tredici capitoli, tredici storie, tredici dinamiche. Con dentro anche il capitolo che di solito non si scrive: quello sull’etica di chi costruisce dispositivi di parola. Perché chi fonde campane decide il tono di un’intera valle senza che la valle gliel’abbia chiesto. Non esiste un modo di fare questo mestiere che non abbia effetti su chi non ha firmato niente. Esiste solo un modo di farlo sapendolo.
Il testo integrale è qui: https://chisotti.medium.com/il-vuoto-che-suona-ccef8810a8b0
Non impongo, accompagno.

“” is published by Marco Chisotti - https://www.psyco.com.

IL VERSO IN CUI SI SCIOGLIEIl Nodo e la Cima — Libro secondoIn fondo alla corderia ci sono due scaffali di attrezzi, uno...
12/08/2026

IL VERSO IN CUI SI SCIOGLIE
Il Nodo e la Cima — Libro secondo

In fondo alla corderia ci sono due scaffali di attrezzi, uno a destra e uno a sinistra del banco. L'apprendista chiede al vecchio cordaio perché non li tenga insieme.

«Perché a destra ci sono quelli per le corde che ha rovinato il mare. A sinistra quelli per le corde che ho rovinato io.»

«E sono diversi?»

«No. Sono gli stessi identici attrezzi. Ma io devo sapere da che parte sto andando, quando allungo la mano.»

Esce oggi il libro secondo del mio trattato sui nodi della vita e sull'arte di scioglierli.

I sei nodi del libro primo venivano da fuori: un pericolo, un'assenza, una perdita, un legame che si è rotto. I tredici di questo secondo libro hanno un'origine diversa. Non nascono da ciò che il mondo ha fatto, ma da ciò che abbiamo costruito sopra ciò che il mondo ha fatto: un'idea di sé, una regola, una ripetizione, un controllo, un senso o la sua mancanza.

Sono i nodi dell'identità, della vergogna e della colpa, del controllo e dell'ossessione, della ripetizione, della ruminazione e dell'incertezza, della dipendenza, del corpo — cibo, dolore, sonno — dell'umore, della rabbia, delle relazioni, del cambiamento e delle transizioni, del significato, del futuro.

Non chiedono di essere protetti. Chiedono di essere riconosciuti come opera propria. E cambia anche il punto di ingresso del lavoro: nei nodi del primo libro si comincia quasi sempre dal Regolare, perché c'è un sistema che sta ancora reagendo a qualcosa. Qui si comincia dal Rivelare, perché si apre una struttura che nessuno sta più attaccando, e che continua a stringere da sola.

Ci sono, in queste pagine, alcune delle cose che ho impiegato trent'anni a formulare. Che la colpa non si estingue soffrendo, si estingue rendendo, e la moneta è l'azione. Che la vergogna guarisce solo dentro un'esperienza in cui qualcuno sa e resta. Che non si ripete per masochismo ma per competenza, perché un dolore noto è governabile. Che il senso non si trova: si fa. Che il futuro non si raggiunge: si comincia.

E che, alla fine, non si cambia un destino: si cambia un'azione, e la si ripete. È la catena che il Tao ci ha lasciato e che non è una massima morale ma una descrizione tecnica del meccanismo — attenzione ai pensieri perché sono fatti di parole, alle parole perché sottendono le azioni, alle azioni perché ripetute diventano abitudini, alle abitudini perché forgiano il carattere. E poi tutto questo lo chiamiamo destino.

Il volume si chiude con la grande mappa terapeutica, i limiti e l'etica del metodo — perché un libro che propone metodi ha il dovere di dichiarare che cosa non sa fare — e l'appendice epistemologica.

Chi non ha letto il libro primo può cominciare da qui: si apre con una nota che riassume tutte le fondamenta in due pagine. Anche se, lo dico da autore e non da venditore, le fondamenta non si riassumono davvero. Si abitano.

LIBRO SECONDO — IL VERSO IN CUI SI SCIOGLIE
https://chisotti.medium.com/il-verso-in-cui-si-scioglie-ed3f1c056d3d

Non impongo, accompagno.

“” is published by Marco Chisotti - https://www.psyco.com.

IL VERSO IN CUI È STATO FATTOIl Nodo e la Cima — Libro primoC'è una ragazza, in una vecchia corderia di porto, che tiene...
12/08/2026

IL VERSO IN CUI È STATO FATTO
Il Nodo e la Cima — Libro primo

C'è una ragazza, in una vecchia corderia di porto, che tiene in mano una sagola aggrovigliata e tira con tutta la forza che ha. Il nodo si stringe. Tira più forte. Il nodo diventa duro come un sasso.

Il vecchio cordaio la guarda e le dice la frase da cui è nato tutto questo lavoro:

«Un nodo non si scioglie tirando. Si scioglie andando a cercare il verso in cui è stato fatto.»

«E se non lo trovo?»

«Lo trovi sempre. Solo che devi smettere di combatterlo per il tempo necessario a guardarlo.»

Esce oggi il libro primo del mio nuovo trattato sui nodi della vita e sull'arte di scioglierli.

La tesi sta in una riga: nessun nodo è nato per farti male. Sono tutti nati per tenere. Poi il carico è cambiato, e nessuno gliel'ha detto. Ogni sintomo è stato, in un preciso momento della storia di quella persona, la soluzione migliore disponibile con i materiali che aveva. Un nodo diventa patologico non quando è stretto, ma quando ha perso reversibilità — e allora non è più un nodo: è un groviglio.

Questo primo libro contiene le fondamenta del metodo. L'inconscio che nell'Ipnosi Costruttivista non si scopre ma si costruisce, per habitus, nelle sue tre funzioni: l'amico che ti ascolta perché ti vuole bene, l'angelo custode che si prende cura di te come di una creatura che in fondo hai creato tu, lo spirito guida che cammina con te come un allenatore. I sei bisogni esistenziali che ogni essere umano porta avanti per tutta la vita, e la regola che ne discende: non si toglie mai a una persona un comportamento senza restituirle il bisogno che quel comportamento stava servendo. I cinque punti della forma dell'incontro e i cinque del processo della trance. La trilogia del tempo e il gioco delle parti. I cinque movimenti del Metodo AUREA© e del Protocollo H.E.A.R.T.©: Riconoscere, Regolare, Rivelare, Ristrutturare, Radicare.

E poi i primi sei nodi, quelli che vengono da fuori: la paura, l'evitamento, il trauma, la perdita, l'attaccamento, la solitudine. C'è stato un pericolo, un'assenza, una violenza, un legame che si è rotto o che non ha mai tenuto. Il mondo ha fatto qualcosa, e la persona ha risposto con l'unica cosa che poteva: ha fatto un nodo.

Ogni capitolo ha una storia della corderia, l'analisi clinica, il protocollo passo passo, la declinazione attraverso le cinque età — bambino, adolescente, adulto, professionista, anziano — e il Punto DOC finale.

E in ognuno la stessa idea, che è il cuore di tutto il mio lavoro: apprendimento, cambiamento e guarigione non sono tre obiettivi diversi. Sono tre distanze da cui si guarda un'unica esperienza. Tre legnoli di una cima sola.

LIBRO PRIMO — IL VERSO IN CUI È STATO FATTO
https://chisotti.medium.com/il-verso-in-cui-%C3%A8-stato-fatto-514b34abba92

Il libro secondo, "Il verso in cui si scioglie", contiene gli altri tredici nodi — quelli che vengono da dentro — e il metodo come unico gesto.

Non impongo, accompagno.

LA VITA, IL TEMPO E IL MODO Trattato sulla crescita personale come unica esperienza di apprendimento, cambiamento e guar...
01/08/2026

LA VITA, IL TEMPO E IL MODO Trattato sulla crescita personale come unica esperienza di apprendimento, cambiamento e guarigione
Oggi è il primo di agosto.
Nella tradizione celtica è Lughnasadh: la festa del primo raccolto. Non la fine dell’estate, non ancora l’autunno — quel momento preciso in cui si scende nei campi e si prende ciò che c’è. Si celebrava perché il raccolto non è un guadagno privato: è la vita di tutti, il pane dell’inverno, la prova che qualcosa seminato mesi prima ha attraversato il tempo ed è diventato altro.
È il giorno giusto per pubblicare questo lavoro. Perché il raccolto dice esattamente ciò che il trattato sostiene: nulla di ciò che siamo stati viene eliminato. Viene convertito.
Il seme non si aggiunge alla spiga. Diventa la spiga. E in mezzo, tra il gesto di chi semina e il gesto di chi miete, c’è l’unica cosa che nessuna tecnica comprime: il tempo, che non è lo sfondo del cambiamento ma il suo coautore.
Il libro nasce da una domanda che mi accompagna da anni e che qui ho deciso di portare fino in fondo: apprendimento, cambiamento e guarigione non sono tre processi distinti da coordinare. Sono la stessa esperienza vista da tre distanze diverse.
Chi impara senza cambiare ha soltanto memorizzato. Chi cambia senza imparare ricadrà. Chi guarisce senza riorganizzarsi si riaprirà.
E quando quell’unica esperienza viene attraversata da autori — non da oggetti — ha un nome che vale la pena restituire alla sua dignità: crescita personale.
Il valore aggiunto è quello che Gregory Bateson chiamava deutero-apprendimento: l’intelligenza dell’intelligenza. Imparare a imparare. Cambiare il proprio modo di cambiare. Guarire il proprio modo di guarire.
Perché nessuna qualità umana si acquista. Il controllo è stato l’unica sicurezza disponibile. Il perfezionismo ha protetto dal giudizio. L’evitamento ha risparmiato dolore. Non sono difetti: sono soluzioni scadute, capolavori di adattamento rimasti in servizio dopo la fine dell’emergenza. Chi combatte il proprio adattamento combatte la propria intelligenza.
Il trattato si legge in due modi. Ogni capitolo si apre con una storia — il restauro di un affresco, un ponteggio, una maestra e un ragazzo di ventidue anni — e le dodici storie sono un unico racconto. Poi viene lo studio: analisi, presupposti, assiomi, paradigmi, verifica e il nostro Punto DOC. Chi legge solo le storie capisce. Chi legge solo gli studi sa perché ha capito. Chi legge entrambi fa esattamente ciò di cui il libro parla.
E sull’ultima scena c’è un volto che il pittore non ha finito. Non per stanchezza: per scelta.
Perché anche il raccolto più abbondante lascia sempre qualcosa nel campo. Il lavoro non è finire. Il lavoro è capire dove smettere, e lasciare aperto ciò che deve continuare a essere guardato.
Buon primo raccolto a tutti.
👉 https://chisotti.medium.com/la-vita-il-tempo-e-il-modo-47672277709d

Non impongo, accompagno.

“” is published by Marco Chisotti - https://www.psyco.com.

C’è un uomo che da quarant’anni guarda un mare che non vede.Si chiama Ettore, fa il guardiano di un faro, e la prima not...
27/07/2026

C’è un uomo che da quarant’anni guarda un mare che non vede.
Si chiama Ettore, fa il guardiano di un faro, e la prima notte dice a una giovane ricercatrice una frase che lei impiegherà dodici notti a capire:
«Lei non sta vedendo il mare. Sta vedendo la mia decisione su dove puntare la lampada.»
Livia è arrivata lì con due scatole di articoli di neuroscienze. Pensava di studiare un mestiere antico. Scoprirà che quell’uomo, senza risonanze magnetiche e senza bibliografia, sa già tutto quello che i suoi paper stanno faticosamente misurando.
Perché è questa la cosa che quasi nessuno dice: le grandi scoperte delle neuroscienze degli ultimi trent’anni — il cervello che prevede invece di percepire, la memoria che riscrive invece di conservare, le emozioni che si costruiscono invece di arrivare, il Sé che è una narrazione e non una cosa — non stanno inaugurando un paradigma nuovo.
Stanno confermando, con gli strumenti, un paradigma che il costruttivismo aveva già formulato senza strumenti.
Kelly scriveva nel 1955 che una persona è incanalata dal modo in cui anticipa gli eventi: quarant’anni prima che si parlasse di cervello predittivo. Von Glasersfeld aveva sostituito la verità con la viabilità mezzo secolo fa. Von Foerster aveva dimostrato che il colore non è nella luce. Maturana aveva tolto il centro al sistema vivente prima che le neuroscienze cercassero — invano — la stanza dei comandi.
Il costruttivismo, e con esso l’Ipnosi Costruttivista, è l’anticamera delle nuove neuroscienze. A tutti gli effetti.
Non nel senso debole per cui qualcuno l’aveva detto prima. Nel senso forte per cui due strade diverse sono arrivate allo stesso posto — e quando succede, significa che quel posto esiste.
Ho scritto un trattato per raccontarlo. Dodici notti in un faro, dodici scoperte, dodici assiomi nuovi. E si può leggere in due modi: solo le storie, e allora è un racconto; oppure tutto intero, e allora ogni capitolo apre la propria epistemologia riga per riga.
Con una promessa che mi sono imposto: dire anche dove il terreno non regge. Libet non ha confutato il libero arbitrio. I neuroni specchio sono stati ridimensionati. La teoria polivagale è contestata. Un lavoro che sostiene la viabilità sulla verità non può permettersi di essere impreciso proprio lì.
Perché alla fine il punto è uno solo, ed è scomodo.
Se la realtà di una persona è costruita, allora imporgliene una funziona. Funziona benissimo. Ed è esattamente per questo che è pericoloso.
Non impongo, accompagno.

“” is published by Marco Chisotti - https://www.psyco.com.

Ma sono solo io a vederle, queste cose?A volte entro in un bar, ordino un caffè, e mentre qualcuno racconta la sua giorn...
26/07/2026

Ma sono solo io a vederle, queste cose?

A volte entro in un bar, ordino un caffè, e mentre qualcuno racconta la sua giornata a chi sta dietro il banco vedo una scena intera che nessuno chiama con il suo nome: le spalle di una persona che scendono di due centimetri dopo una frase, uno sguardo che si ferma su un punto del pavimento e non guarda il pavimento — guarda un ospedale, un figlio, un ricordo. Vedo qualcuno entrare a pezzi e uscire diverso dopo tre frasi in croce. E ogni volta penso la stessa cosa: è ipnosi, questa. Solo che nessuno la chiama così.
O forse la vedete anche voi. Forse sentite anche voi che ogni volta che due persone si mettono una di fronte all’altra e cominciano a parlare succede qualcosa che non è uno scambio di informazioni — è la costruzione, invisibile e condivisa, di un pezzo di realtà. Forse avete percepito anche voi quel momento in cui una frase di undici secondi entra in una biografia e ci resta per molti molti anni.
Se anche a voi capita di vedere queste cose, ho scritto qualcosa per voi.
Si chiama Il Caffè delle Due Menti. È un trattato sull’ipnosi conversazionale — la forma più naturale, quotidiana e invisibile di trance — raccontato attraverso un barista che non ha studiato niente e fa tutto giusto, un’apprendista che impara guardando, e un gatto che ha già capito tutto ieri. Ogni capitolo si può leggere come una storia. Oppure si può andare sotto, dove ci sono l’epistemologia, gli autori che ritengo fondanti, i presupposti e gli assiomi messi in gioco.
Perché la verità è semplice e vertiginosa insieme: non possiamo non comunicare, e quindi non possiamo non ipnotizzare. L’unica scelta che ci resta è se costruire ponti o prigioni con le parole che offriamo all’altro.
Non impongo, accompagno.
👉

Indirizzo

Turin

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Scuola Ipnosi Costruttivista pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi