29/08/2026
C'era una nebbia che lasciava vedere l'acqua e cancellava i bordi
Avevo più o meno trent'anni. Era la fine di un'estate, ero seduto su una panchina di pietra sul lago di Mergozzo.
Ho pensato che era esattamente così che stavo guardando la parte di me che non conoscevo: presente, vicinissima, senza contorni.
Quella sera le ho dato un nome.
Da lì è cominciato tutto il resto — trent'anni di lavoro, una scuola, un metodo — e alla fine è cominciato anche «Dove Guardi», il libro che ho appena pubblicato e di cui in questo articolo racconto la nascita.
È un libro sulla relazione d'aiuto in cui non c'è nessuno psicologo. Ci sono un cartografo di grotte, un capomastro, un fonditore di campane, una restauratrice d'affreschi. Dieci artigiani, e una ragazza di trent'anni che va a bussare alle loro porte con una lista in mano e tre parole scritte sotto: *Vai a vedere*.
Un fabbro lo dice meglio di qualunque manuale: non si batte il ferro freddo. Non si piega, ti si spacca, e chi ci prova pensa di aver bisogno di un martello più grosso.
Nell'articolo trovate la storia di Mergozzo per intero, che cosa c'entrano una crepa che regge, una corda che non si suona mai e sei millimetri di spazio fra due favi, e perché ho scelto di raccontare un metodo attraverso dei mestieri invece che attraverso delle teorie.
Dieci artigiani mi hanno insegnato a guardare Perché ho scritto «Dove Guardi», e come una sera di nebbia sul lago di Mergozzo è diventata il centro di trent’anni di lavoro Marco Chisotti Se …