30/05/2026
In attesa di ritrovarci per la chiusura dell'anno associativo il 17 giugno con la presentazione del libro di Marco Revelli "La democrazia è antiquata", ricordiamo, nella ricorrenza del suo ultimo discorso parlamentare, Giacomo Matteotti a cui abbiamo dedicato la conclusione delle nostre attività lo scorso anno e i nostri laboratori di storia.
Il deputato socialista rappresenta ancora oggi un modello di etica politica e allo stesso tempo (e forse anche per questo) una figura divisiva.
Da quest'anno alla Camera dei deputati il suo posto non verrà più assegnato ad altri, a futura memoria del coraggio, dell’intransigenza, dell'amore per la verità che animarono Giacomo Matteotti.
Nel ritratto che ne fece un altro antifascista di quegli anni, il giovane Piero Gobetti descrive la necessità di esserci e di partecipare che allora e anche oggi è richiesta per lottare contro chi è nemico della democrazia:
"Giacomo Matteotti non poteva prendere sul serio le scherzose teorie dei vari nazionalisti, nè i mediocri progetti machiavellici di Mussolini: c'era una questione fondamentale di incompatibilità etica e di antitesi istintiva. Sentiva che per combattere utilmente il fascismo nel campo politico occorreva opporgli esempi di dignità con resistenza tenace. Farne una questione di carattere, di intransigenza, di rigorismo. Non si poteva collaborare col fascismo per una pregiudiziale morale, per la necessità di dimostrargli che restavano quelli che non si arrendono."
Il 30 maggio 1924 Giacomo Matteotti prese la parola in Parlamento. Era un discorso di denuncia delle violenze fasciste che avevano condizionato il voto nelle elezioni politiche ad aprile di quell'anno. Un discorso non lungo, che secondo le cronache parlamentari durò un'ora e mezza, perché Matteotti era continuamente interrotto da urla, grida, tese a impedirgli di "parlare parlamentarmente", come egli stesso definì il suo modo di prendere parte alla vita dell'istituzione che rappresentava.
Giacomo Matteotti quel giorno "fece il suo discorso" prima di essere rapito e ucciso il 10 giugno in un agguato premeditato dagli squadristi fascisti. Con quel discorso si chiude simbolicamente il tempo della libertà di espressione e inizia il tempo del regime.
Quel discorso lascia a noi, alle generazioni future, l'esempio di coloro che non si arresero e che in ogni tempo, soprattutto nei tempi più bui, quando era più difficile, trovarono le parole, la voce, il coraggio per "fare il proprio discorso", assumendo il dovere di dire la verità quando questa va detta, quando non si può fare altro.
In memoria di quei fatti e in un tempo di minacce alla democrazia, il CIDI Torino, insieme al Centro studi Piero Gobetti, alla Fnism - Sezione di Torino "Frida Malan" e alla Fondazione Giacomo Matteotti, propone una discussione aperta sul valore delle parole, sul rapporto tra parole e potere nel passato e nel presente, sulle forme della partecipazione politica, sul diritto e sul dovere del dissenso.
Invitiamo il mondo della scuola e la cittadinanza all'incontro di chiusura dell'anno associativo:
PAROLE AL POTERE. DALL'UNITA' D'ITALIA A OGGI
Giovedì 12 giugno, ore 16.00
Polo del '900, Sala conferenze Palazzo San Celso, Corso Valdocco 4/A, Torino
Ne discuteremo con
Gabriele Pedullà, docente di Letteratura italiana contemporanea (Università degli studi Roma Tre)
"Dire la politica: oratoria e letteratura nell'Italia unita"
Con la partecipazione di Valentina Chinnici, Presidente del CIDI nazionale
Incontro in presenza e online per chi risiede fuori Torino.
ISCRIZIONI: https://forms.gle/DZRoWmFPCmTuNkSw8
INFORMAZIONI: https://www.ciditorino.it/chiusura-dell-anno-associativo-parole-al-potere-dall-unita-d-italia-a-oggi