16/02/2026
Firma del protocollo di intesa e collaborazione tra Comitato Anti Mafie e Riserva della Biosfera UNESCO del Monte Peglia (Umbria).
Presenti il presidente CAM dott. Luigi Romano ed il Presidente della Riserva Avv. Francesco Paola unitamente al Comandante Generale dei Carabinieri Forestali Gen.C.A.Parulli e del Gen. C.A. Antonio Ricciardi.
Riportiamo il discorso del dott.Romano:
"Ringrazio Il Rettore Prof. De Cesaris ed il caro Amico Avv.Paola, Presidente Riserva della Biosfera UNESCO del Montepeglia, per l’invito.
Quando parliamo di ecomafie non parliamo soltanto di reati ambientali. Parliamo di un sistema criminale strutturato che trasforma l’ambiente in profitto illecito. Il termine, coniato da Legambiente, descrive un vero e proprio modello di business fondato sulla gestione illegale dei rifiuti, sull’abusivismo edilizio, sui roghi dolosi, sulle cave illegali, sul traffico di specie protette.
Non è solo illegalità: è aggressione sistemica agli ecosistemi, alla salute pubblica e all’economia sana del Paese.
I numeri del 2025 parlano chiaro: oltre 40.000 reati ambientali in un anno, più di 111 al giorno. Un fatturato criminale che supera i 9 miliardi di euro. Il ciclo del cemento e quello dei rifiuti restano i settori più colpiti, ma crescono anche le infiltrazioni nelle filiere agroalimentari. Le mafie ambientali non sono un fenomeno marginale: sono una componente strutturale dell’economia illegale.
Vi invito a leggere, a tal proposito, il report Ecomafia 2025 di Lagambiente 2025.
Il problema diventa ancora più grave quando colpisce aree di altissimo valore naturale, come le Riserve della Biosfera riconosciute dall’UNESCO. Luoghi nati per proteggere biodiversità e sviluppo sostenibile diventano obiettivi sensibili per discariche abusive, traffici illeciti e cementificazione selvaggia. Qui il conflitto è evidente: tutela e sviluppo sostenibile contro sfruttamento criminale.
Di fronte a questo scenario, il ruolo della società civile è decisivo.
Il Comitato Anti Mafie, insieme a realtà come Libera e la stessa Legambiente, lavora su tre direttrici fondamentali: proposta legislativa, formazione e memoria. Contrastare le ecomafie significa rafforzare le norme penali ambientali, ma anche costruire cultura della legalità. Senza cultura, la repressione da sola non basta.
Ed è qui che entra in gioco il volontariato.
Il volontariato ambientale oggi non è solo testimonianza etica: è monitoraggio civico qualificato. I cittadini possono diventare sentinelle attive del territorio, raccogliendo dati, effettuando segnalazioni puntuali, collaborando con le istituzioni. La legalità ambientale si difende anche “dal basso”, con competenza e continuità.
A supporto di questo impegno, la tecnologia rappresenta un moltiplicatore di efficacia.
I droni consentono rilievi aerei, mappature ortofotografiche, individuazione di discariche abusive e focolai di incendio attraverso termografia. I sensori IoT permettono un monitoraggio continuo di aria, acqua e suolo, generando alert in tempo reale grazie a reti a basso consumo energetico.
Anche le applicazioni digitali rafforzano questo sistema. Strumenti come YouPol permettono di inviare segnalazioni geolocalizzate direttamente alle autorità. App come Junker facilitano la partecipazione civica nella gestione dei rifiuti. L’integrazione con sistemi di intelligenza artificiale consente di analizzare immagini, classificare rifiuti, individuare pattern ricorrenti e ottimizzare le priorità di intervento.
La tecnologia, però, non sostituisce l’impegno umano: lo potenzia.
La sfida è integrare legalità, competenza tecnica e partecipazione civica. Dobbiamo trasformare l’indignazione in azione strutturata. Ogni segnalazione corretta, ogni dato raccolto, ogni iniziativa formativa contribuisce a sottrarre spazio economico e territoriale alle ecomafie.
La lotta alle ecomafie non è solo una battaglia ambientale. È una battaglia per la democrazia, per la salute pubblica, per la giustizia sociale.
E si vince insieme.
Grazie."