05/05/2026
Quel volo che vola ancora
Al Grande Torino, 4 maggio 1949
O maggio, mese chiaro ed ornato
di rose nuove e campane dolenti
perché salisti sul colle adombrato
a dare gli Invincibili ai venti?
Da Lisbona tornavan per promessa
all’amico, uomo e capitano
e già la casa pareva appressa
con desco, voci, bacio quotidiano.
Era pane diviso tra gli affetti
era voce attesa nel cortile
era cena, caffè, forse confetti
era fiore sul davanzal gentile.
Furono invitti e sono campioni
uomini cari: sposi, padri e figli
tra Filadelfia, case ed emozioni
tempio e tifosi, domestici appigli.
Maggio salì: velata la collina
la nebbia scura fu muro e sacrario
dopo le cinque, al tocco della sera
il ciel si fece pietra e sudario.
Fu l’ora in cui tacquero i cortili
e il Po trattenne fiato d’acqua nera
muti si fecero i campanili
diventò Torino tutta preghiera.
Bacigalupo, Ballarin fratelli
Bongiorni, Castigliano e Fadini
Gabetto, Grava, Grezar: che gioielli!
Loik, Maroso, passi cristallini.
Martelli, Mazzola, Menti, Operto
Ossola, Rigamonti, Schubert: è l’ora!
il Fila vi chiama, verde e aperto
e ogni avversario vi attende ancora.
Erbstein e Lievesley, guide del cammino
Cortina, mani care alla fatica
Bonaiuti, Agnisetta, Civalleri: Torino
li serba in cuore, città amica.
Casalbore, Tosatti, Cavallero
testimoni del Toro nel suo andare
tre firme vive d’inchiostro fiero
che il sangue consacrò nel ritornare.
Meroni, D’Inca, Bianciardi, Pangrazzi
uomini d’aria, rotta e dovere
trentuno vite, un’unica corona
pari nel volo e nel rimanere.
Torino vi pianse nelle officine
in botteghe e case, e fino ai campi
si chiuser soglie, banchi e le cascine
la città gremì piazze e i viali ampi.
Diverso tifo non distinse il pianto
vuoto comune in cuor divampava
la Patria, a cui voi rideste il canto,
a nuovo lutto l’Italia ammantava.
O Turin, sota Superga a-i é pa mach la tomba
ten streit ij tò fieuj an memoria
al Fila a sona ancora la tromba
ël temp a passa, a passa nen la glòria!
Ancora tuona oggi la Maratona
invoca ciascun dei vostri nomi
“Solo il fato li vinse” sempre intona:
quel volo che vola ancora è viva leggenda!
Quel volo non finì mai di volare
prese soltanto altra direzione
dal cielo scese dentro il nostro amare
e fece della morte una canzone.
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Congedo a mio figlio
Figlio, se un giorno sceglierai altri colori
e un’altra curva chiamerà il tuo cuore
sii libero nel gioco e nei suoi ardori
ma serba questa storia e il suo valore.
Qualunque sia la tua bandiera
la nebbia, il Po, il cielo velato
serba i nomi di quella sera
Superga e quel volo mai atterrato.
Torino Football Club