14/05/2026
Ieri pomeriggio il prof. Stefano Bacin (Ordinario di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Milano) si è concentrato su un'opera in particolare: Fondazione della metafisica dei costumi (1785), il momento più distintivo, quanto al tema della volontà in Kant, dove troviamo la prima nozione di volontà: ogni cosa della natura opera secondo leggi. Solo un essere razionale ha la facoltà di agire secondo la rappresentazione delle leggi, vale a dire secondo principi, ovvero ha una volontà. (GMS, IV 412).
Seconda definizione: la volontà viene pensata come la facoltà di determinare se stessa all'agire in conformità alla rappresentazione di certe leggi, deve indicare un fine e, se è data dalla sola ragione, deve valere in egual modo per tutti gli esseri razionali come volontà universalmente legislatrice (GMS IV, 431).
Kant stabilisce l'autonomia della volontà come supremo principio della moralità: la volontà non è semplicemente sottoposta alle norme morali, ma è da ritenersi tale che impone essa stessa la legge, è la qualità della volontà per cui essa è legge a se stessa. Nella "Critica della ragion pratica" (1788) Kant scrive che per considerare la legge morale come data senza equivoco, è necessario osservare che questo non è un fatto empirico, bensì l'unico fatto della ragione pura, che in tal modo si annuncia come originariamente legislatrice (Kpv V 31).