PHILM - Centro di ricerca di filosofia e cinema

PHILM - Centro di ricerca di filosofia e cinema PHILM nasce dalla collaborazione tra l'Università di Verona e l'Università Vita e Salute (Milano)

Siamo stati a Roma per la quarta edizione di UnArchive Fest Più che un racconto, questo vuole essere un ringraziamento.A...
01/06/2026

Siamo stati a Roma per la quarta edizione di UnArchive Fest

Più che un racconto, questo vuole essere un ringraziamento.
A chi ha ideato, organizzato e reso possibile un festival che, anno dopo anno, continua a creare occasioni di incontro attorno alle immagini, alla memoria e alle loro trasformazioni.

Abbiamo visto opere, ascoltato voci e incrociato percorsi che sentiamo vicini anche al lavoro di PHILM. Per questo speriamo che questi giorni siano solo l'inizio di una conversazione.

Su alcune delle esperienze incontrate a UNARCHIVE torneremo presto anche sulle pagine della rivista.

Grazie ancora.
Ci rivediamo presto.

«𝘓𝘢 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘵à è 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘮𝘪𝘤𝘳𝘰𝘮𝘰𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘰𝘴𝘱𝘦𝘯𝘥𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘻𝘪𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘪  𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪, 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰𝘭𝘪𝘯𝘦𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘶𝘯 ...
12/05/2026

«𝘓𝘢 𝘥𝘪𝘯𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘵à è 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘢 𝘮𝘪𝘤𝘳𝘰𝘮𝘰𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘰𝘴𝘱𝘦𝘯𝘥𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘻𝘪𝘢𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪, 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰𝘭𝘪𝘯𝘦𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘶𝘯 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘪𝘯𝘢𝘥𝘦𝘨𝘶𝘢𝘵𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘪𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘭𝘦 𝘥𝘢 𝘢𝘧𝘧𝘳𝘰𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦. 𝘝𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘢𝘴𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦, 𝘴𝘰𝘳𝘳𝘪𝘴𝘰 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢𝘵𝘰, 𝘴𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘪𝘯𝘵𝘪𝘮𝘪𝘥𝘪𝘵𝘰: 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘢𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰𝘳𝘦𝘰 𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢 𝘪𝘭 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘪𝘮𝘣𝘢𝘳𝘢𝘻𝘻𝘰, 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘪𝘣𝘶𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘢𝘭𝘭’𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘪 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪. 𝘕𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘴𝘪, 𝘲𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪, 𝘪 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘷𝘢𝘭𝘪𝘥𝘢 𝘳𝘦𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘥 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘴𝘨𝘳𝘢𝘥𝘦𝘷𝘰𝘭𝘦, 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰𝘴𝘪 𝘥𝘢𝘭𝘭’𝘪𝘯𝘤𝘰𝘮𝘣𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘦𝘱𝘭𝘪𝘤𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘣𝘢𝘭𝘦.»

📎🖥️😶 In “Frammenti di immobilità: il linguaggio del disagio in The Office (US)” Silvia Garieri si chiede: che cosa comunica un corpo quando smette di agire? E come può l’immobilità diventare forma espressiva del disagio?
L’autrice mostra come in The Office la comicità non nasca solo dalle battute di Michael, ma soprattutto dalle reazioni congelate dei colleghi, fatte di sguardi persi nel vuoto, sorrisi forzati, micro-movimenti bloccati. È nella stasi, nel freezing, che il disagio prende forma.
Attraverso lo stile mockumentary la serie costruisce una complicità con lo spettatore, che condivide quell’imbarazzo in una tensione ambivalente tra malessere e riso. Il baricentro della comicità si sposta così dalla battuta alla sua ricezione.

Trovate l'articolo nel vol. 4 "Gesto, figura", qui: https://vup.univr.it/index.php/PHILM/article/view/149/118

📣 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗖𝗔𝗟𝗟 𝗙𝗢𝗥 𝗣𝗔𝗣𝗘𝗥𝗦!🎬 𝗣𝗛𝗜𝗟𝗠 𝗻. 𝟲, 𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗩𝗜, 𝟮𝟬𝟮𝟳🔊 𝗟𝗮 𝘃𝗼𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲Il nuovo numero monografico di PHILM – Rivista di...
06/05/2026

📣 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗖𝗔𝗟𝗟 𝗙𝗢𝗥 𝗣𝗔𝗣𝗘𝗥𝗦!
🎬 𝗣𝗛𝗜𝗟𝗠 𝗻. 𝟲, 𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗩𝗜, 𝟮𝟬𝟮𝟳
🔊 𝗟𝗮 𝘃𝗼𝗰𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲
Il nuovo numero monografico di PHILM – Rivista di filosofia e cinema sarà dedicato al rapporto tra suono e immagine cinematografica: voci senza corpo, paesaggi sonori, rumori, silenzi, tracce acustiche, dispositivi tecnici e forme di risonanza del mondo.
A partire da Michel Chion e dalla figura dell’acousmêtre, la call invita contributi che esplorino il modo in cui il sonoro eccede, disloca e ridefinisce ciò che vediamo.
📌 Deadline abstract: 1 settembre 2026
📩 Invio proposte: [email protected]
🔗 Dettagli e CFP completo al link:
https://vup.univr.it/index.php/PHILM/call-for-papers-6
Vi aspettiamo! ✨

🎬✏️🖤𝗗𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼. 𝗖𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗶𝗻𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗪𝗶𝗹𝗹𝗶𝗮𝗺 𝗞𝗲𝗻𝘁𝗿𝗶𝗱𝗴𝗲🎙️È online la nuova puntata di PHILM – ...
27/04/2026

🎬✏️🖤𝗗𝗶𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼. 𝗖𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗶𝗻𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗪𝗶𝗹𝗹𝗶𝗮𝗺 𝗞𝗲𝗻𝘁𝗿𝗶𝗱𝗴𝗲
🎙️È online la nuova puntata di PHILM – Un podcast di filosofia e cinema!

Che cosa accade quando il disegno non è un’immagine fissa ma un processo?
Quando il gesto diventa memoria, cancellazione, presa di posizione politica?
In questa puntata dialoghiamo con Irene Calabrò sul lavoro di William Kentridge, artista sudafricano che ha fatto dell’animazione disegnata uno spazio di riflessione su tempo, storia e trasformazione.
✏️ Nel suo processo di cancellazione e riscrittura, l’immagine non è mai definitiva, ogni tratto porta con sé la traccia di ciò che è stato, e il movimento non attraversa l’immagine: si installa in essa.
Il cinema diventa un dispositivo capace di mettere in scena la fragilità del reale.
🎧 Ascolta ora su Spotify: https://open.spotify.com/episode/5m9p14bhigV3QF2ce4qQIP?si=SMEFCx0dQp6WWb8FIyfaoA&nd=1&dlsi=836e0aac652441b8

24/04/2026

🎙️🎬 Secondo teaser della nuova puntata di PHILM!
Dalla Biblioteca Nazionale di Francia, la video-intervista con Irene Calabrò a breve su Spotify. 🇫🇷📚
Stay tuned!

22/04/2026

🎙️🎬 In arrivo una nuova puntata del podcast di PHILM!
A breve su Spotify una video-intervista con Irene Calabrò, registrata alla Biblioteca Nazionale di Francia 🇫🇷📚
Tra immagini, gesto e memoria, la conversazione attraversa anche l’opera di William Kentridge.
Stay Tuned!

«𝘓𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘪𝘵à 𝘥𝘦𝘪 𝘧𝘰𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘯𝘦𝘮𝘢𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘧𝘪𝘤𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘪𝘯𝘦𝘮𝘢, 𝘴𝘦 𝘥𝘢 𝘶𝘯 𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘯𝘢𝘴𝘤𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘦𝘴𝘴...
17/04/2026

«𝘓𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘪𝘵à 𝘥𝘦𝘪 𝘧𝘰𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘮𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢 𝘤𝘪𝘯𝘦𝘮𝘢𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘧𝘪𝘤𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘳𝘥𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘪𝘯𝘦𝘮𝘢, 𝘴𝘦 𝘥𝘢 𝘶𝘯 𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘯𝘢𝘴𝘤𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘪𝘯 𝘮𝘰𝘷𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘧𝘪𝘢, 𝘥𝘢𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘪 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪, 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘢𝘭𝘨𝘪𝘢, 𝘶𝘯 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘰𝘴, 𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦, 𝘴𝘦𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘪𝘮𝘱𝘶𝘭𝘴𝘰 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘳 𝘵𝘰𝘳𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘢𝘯𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘪𝘵à, 𝘴𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘥𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘪𝘮𝘮𝘰𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵à 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘵𝘰𝘨𝘳𝘢𝘧𝘪𝘢».

🎭✋ Elio Grazioli, nel saggio "Il gesto, al limite" interroga Giacometti, Duchamp, Bill Viola e Gianluca Codeghini per comprendere il gesto quando si avvicina alla propria soglia: non come azione efficace o espressione piena, ma come esperienza liminare, infrasottile.
Dal racconto di Giacometti sulla discontinuità del reale alla nozione duchampiana di infrathin, fino alle performance quasi impercettibili di Codeghini, il gesto emerge come ciò che incrina la stabilità della percezione e apre un varco tra realtà e arte, tra movimento e immobilità, tra silenzio e suono.
È un gesto che abita il limite, e lo rende visibile.

Trovate l'articolo nel vol. 4 "Gesto, figura", qui: https://vup.univr.it/index.php/PHILM/article/view/148/117

«𝘓𝘢 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘯𝘪𝘤𝘦 𝘢𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘴𝘱𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘵𝘵𝘰  𝘪𝘯𝘤𝘦𝘳𝘵𝘰  𝘦  𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘮𝘪𝘵𝘵𝘦𝘯𝘵𝘦  𝘵𝘳𝘢 ...
14/04/2026

«𝘓𝘢 𝘴𝘤𝘦𝘯𝘢 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘯𝘪𝘤𝘦 𝘢𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘴𝘱𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘯𝘤𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘦 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘮𝘪𝘵𝘵𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘵𝘳𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘊𝘢𝘭𝘶𝘮 𝘦 𝘪𝘭 𝘵𝘳𝘢𝘯𝘴𝘦𝘶𝘯𝘵𝘦, 𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘦 𝘩𝘢 𝘭𝘶𝘰𝘨𝘰 𝘪𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘴𝘴𝘰, 𝘷𝘪𝘢𝘯𝘥𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘦 𝘰𝘴𝘤𝘪𝘭𝘭𝘢𝘯𝘵𝘦, 𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢 𝘦 𝘳𝘪𝘭𝘰𝘤𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘴é. 𝘝𝘦𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘪𝘵à 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘭𝘭𝘰𝘤𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰, 𝘭𝘢 𝘳𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘨𝘪𝘶𝘯𝘨𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘰𝘳𝘢 𝘢 𝘪𝘱𝘦𝘳-𝘤𝘰𝘯𝘥𝘦𝘯𝘴𝘢𝘳𝘯𝘦 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘤𝘦𝘭𝘵𝘦 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘴𝘵𝘪𝘤𝘩𝘦, 𝘱𝘦𝘳𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘵𝘪𝘷𝘦 𝘦 𝘥𝘪 𝘮𝘰𝘯𝘵𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘭’𝘦𝘴𝘵𝘳𝘰𝘧𝘭𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘴𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰, 𝘵𝘳𝘢𝘥𝘶𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘯 𝘧𝘪𝘨𝘶𝘳𝘦 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘥𝘪𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘱𝘦𝘳𝘮𝘢𝘯𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢».

🎞️🌅 "Aftersun, o l’insituabilità della memoria" di Maya Rebecca Fidelia Gargiulo si sviluppa come una meditazione sulla memoria insituabile: una memoria che non si lascia fissare, che sopravvive come patina, come after-image, come traccia spettrale che si riversa sul presente.
Attraverso riferimenti a Barthes, Didi-Huberman, Nancy, Deleuze, il film viene interpretato come un’archeologia del gesto: il corpo di Calum diventa figura liminale, sospesa tra presenza e sparizione, tra vita e sopravvivenza iconica. Le immagini non conservano semplicemente il passato: lo trasformano, lo rimettono in movimento.
Nel montaggio della memoria, il cinema non è solo dispositivo ottico: è spazio eterotopico, luogo in cui il gesto si fa traccia e la traccia diventa ritorno.

Trovate l'articolo nel vol. 4 "Gesto, figura", qui: https://vup.univr.it/index.php/PHILM/article/view/147/116

«𝘐𝘭 𝘥𝘪𝘴𝘧𝘢𝘤𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘷𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘳𝘢𝘮𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘈𝘤𝘤𝘢𝘵𝘵𝘰𝘯𝘦; 𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘪𝘴𝘤𝘦. 𝘓𝘢 𝘳𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘮𝘪𝘳𝘢...
08/04/2026

«𝘐𝘭 𝘥𝘪𝘴𝘧𝘢𝘤𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘷𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘮𝘱𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘳𝘢𝘮𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘈𝘤𝘤𝘢𝘵𝘵𝘰𝘯𝘦; 𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘪𝘵𝘶𝘪𝘴𝘤𝘦. 𝘓𝘢 𝘳𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘮𝘪𝘳𝘢 𝘢𝘭 𝘯𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘯é 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘮𝘪𝘮𝘦𝘵𝘪𝘤𝘢: 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘢𝘮𝘣𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘱𝘱𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯 𝘧𝘳𝘢𝘮𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘪𝘴𝘰𝘭𝘢𝘵𝘰, 𝘱𝘳𝘪𝘷𝘰 𝘥𝘪 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘳𝘥𝘰, 𝘤𝘩𝘦 𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘦 𝘭𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘨𝘳𝘦𝘨𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘪ù 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘧𝘦𝘥𝘦𝘭𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘪𝘭𝘮𝘪𝘤𝘰. 𝘊𝘰𝘴ì 𝘭𝘢 𝘣𝘰𝘳𝘨𝘢𝘵𝘢 𝘴𝘪 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘳𝘢𝘦 𝘢𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘭𝘪𝘯𝘦𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰, 𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘤𝘪𝘴𝘴𝘰, 𝘨𝘪à 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘨𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘮𝘦𝘮𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘦 𝘥𝘪 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘦. È 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪𝘰 𝘴𝘱𝘦𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘨𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘈𝘤𝘤𝘢𝘵𝘵𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘴𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦, 𝘥𝘦𝘴𝘵𝘪𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘮𝘢𝘯𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘰𝘴𝘱𝘦𝘴𝘰 𝘵𝘳𝘢 𝘭’𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘦 𝘪𝘭 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦, 𝘵𝘳𝘢 𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘥𝘪𝘴𝘴𝘪𝘱𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦».

🖼️✋🧩 Nel saggio "Immagini incompiute: Sull’integrazione figurale in Pasolini" Francesco Mancuso entra nel laboratorio pasoliniano da un’angolazione precisa: figura, gesto, incompiutezza. Nel cinema di Pasolini, il gesto non 'serve' semplicemente la narrazione: la precede, la incrina, la sovverte.
A partire da Erich Auerbach, l’articolo mostra come Pasolini rielabori il concetto di Figura in una nozione di 'figurale': un modo di intendere l’immagine come tensione, promessa, resto — qualcosa che non si chiude mai del tutto, e proprio per questo continua a lavorare nello spettatore.

Trovate l'articolo nel vol. 4 "Gesto, figura", qui: https://vup.univr.it/index.php/PHILM/article/view/146/115

Indirizzo

Via S. Francesco 22
Verona
37129

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