09/11/2019
La Dott.ssa Claudia Veruschi nel giorno di consegna del diploma del master in “Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza”.
Autopsia grafica di un overkiller
La violenza è un fenomeno insito nella natura umana e quindi nella storia che accompagna le vicende dell’uomo. Da sempre, l’essere umano ha cercato di capire e di scotomizzare la violenza attribuendola alle divinità mitologiche oppure fissando regole morali affinché questa potesse essere contenuta e controllata. Dunque la violenza non è altro che la concretizzazione dell’aggressività che si determina per torti subiti, per l’impossibilità di far valere i propri diritti, per paura di sentirsi negati nella propria identità. Tra le manifestazioni di violenza più estreme certamente c’è l’omicidio. Alcune forme omicidiarie possono verificarsi proprio a causa dell’incapacità del soggetto che opera, la possibilità di trattenere un impulso distruttivo. Ciò che possiamo dire è che in casi come questo siamo davanti ad un soggetto privo di quella capacità di simbolizzazione che lo porti a elaborare mature spiegazioni e giustificazioni all’accaduto. Attraverso la mia tesi ho cercato di analizzare le motivazioni e le cause che inducono un soggetto a comportarsi in questo modo, analizzando i temi della rabbia, della gelosia e delle emozioni; dunque stati emotivi che sono presenti negli uomini sin dalla nascita e che con il tempo si evolvono in sentimenti sempre più profondi e in alcuni casi possono sfociare anche in agiti violenti come l’overkilling. Ho spiegato, successivamente, come da un caso di overkilling, sia possibile, con l’aiuto delle scienze forensi, in particolare della grafologia, andare a capire le caratteristiche e la personalità dello scrivente. Infatti nel primo capitolo ho descritto il significato di overkilling inteso come “andare oltre la morte”, o meglio accanimento sul corpo della vittima al di là della privazione della vita della stessa; ho anche descritto i moventi che spingono un soggetto ad attuare un tale agito, individuando come fattori responsabili le emozioni e le passioni. Viene, inoltre, analizzato il ruolo della pulsione psicologica a commettere un delitto dal punto di vista dell’impulsività, quale reazione immediata ad uno stimolo esterno senza pensare alle conseguenze; della rabbia, della gelosia ed infine dell’aggressività. Successivamente ho fatto una breve descrizione di serial killer, colui o colei che uccide almeno tre vittime, in eventi distinti, in luoghi separati, e con un periodo di intervallo emotivo fra un omicidio e l’altro; ed infine ho analizzato un caso di overkilling attribuito a due giovani ragazzi: Erika e Omar. Due fidanzati che si sono scagliati brutalmente contro la madre ed il fratellino della ragazza. Il duplice omicidio è avvenuto all’interno dell’abitazione della famiglia della ragazza; i due giovani si sono accaniti sui familiari con ben 40 coltellati inferte alla madre e 57 coltellate rivolte al fratello. Il movente che spinse i due ragazzi ad agire in questo modo fu il forte odio che Erika provava per la madre, la gelosia che provava per il fratellino, invece ciò che spinse il fidanzato, Omar, fu l’immedesimazione nei bisogni della fidanzata, e il desiderio di averla tutta per sé. Nel secondo capitolo ho analizzato il significato della grafologia, ovvero la scienza che studia la scrittura traendo da essa le indicazioni per tracciare il profilo di personalità dello scrivente; che analizza la grafia basando le sue affermazioni alla luce delle continue scoperte operate dalle neuroscienze; ovvero tutte le scienze naturali che si occupano del sistema nervoso: medicina, psicologia, biologia e biochimica. Ho evidenziato anche i quattro metodi di indagine grafica, ovvero metodo calligrafico, metodo grafonomico, metodo grafo metrico, metodo grafologico. Il primo metodo si basa sul confronto morfologico e stilistico; nonostante ciò risulta essere incompleto perché non indicativo di quegli elementi che permangono nella personalità dello scrivente anche in caso di dissimulazione. Il secondo metodo ideato da Ottolenghi, è caratterizzato da connotati generali, connotati salienti e contrassegni, a cui corrispondono diverse fasi tra le quali quella osservativa, quella di segnalazione di caratteri salienti, quella di confronto e infine il giudizio di identità. Questo metodo è quello che maggiormente si accomuna al metodo grafologico. Il terzo metodo prevede una misurazione dei singoli parametri grafici, una costruzione di grafici rilevati nella scrittura degli individui oggetto di indagine. Pertanto la grafometria è la disciplina che assicura la scientificità al test della scrittura poiché valuta quantitativamente ogni segno. Infine l’ultimo metodo, quello grafologico, è caratterizzato dal movimento, dalla pressione e dal gesto fuggitivo. In seguito ho descritto i diversi strumenti di analisi di cui può avvalersi un grafologo. Possono dividersi in tre settori, partendo da alcuni strumenti di un livello base, poi ci sono quelli di un livello intermedio ed infine quelli di un livello più sofisticato. Infatti si parte da una buona lente d’ingrandimento , un pc, uno scanner ed un’ottima macchina fotografica; si passa poi al microscopio, alla lampada di Wood, alla fotocamera ad infrarossi e alle fibre ottiche, per finire, poi, con l’esda , l’olografia, la microspettrometria e cromatografia su strato sottile. Infine nell’ultimo capitolo si sviluppa l’analisi grafologica, effettuata su diverse lettere scritte da Erika; dalle quali si evidenziano in modo molto chiaro i segni del disagio emotivo , i cosiddetti “ segnali di allarme”, che erano già presenti nella grafia di Erika quando aveva 14 anni.