CIS Corso Investigazioni e Sicurezza - Unitus

CIS Corso Investigazioni e Sicurezza - Unitus Il corso si tiene a Viterbo, presso la sede monumentale di Via Santa Maria in Gradi n. 4 . La modalità di frequenza è libera.

Al termine del corso triennale si consegue la Laurea in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali (classe L-36). il curriculum in Investigazioni e Sicurezza, istituito presso l’Università degli Studi della Tuscia, a Viterbo, nell'ambito del Corso di Laurea in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, conferisce agli studenti Competenze specifiche relative all'investigazione e

alle attività politiche, amministrative, comunicativo-informative ed economiche nel settore della sicurezza. Conoscenze e abilità applicabili nel settore della Difesa sono invece gli aspetti cruciali dei curricula ad hoc riservati agli allievi sottufficiali dell'Esercito Italiano e dell'Aeronautica Militare. Le lezioni e gli esami si tengono a Viterbo, presso la sede monumentale di Via Santa Maria in Gradi n. 4 .

26/06/2020

Il Prof. Cianchella presenta il curriculum dedicato agli studi di Investigazioni e sicurezza, presente nel Corso di Laurea Triennale in Scienze Politiche e d...

07/01/2020

«Gli studenti SPRI che hanno partecipato - e registrato la propria presenza - ai seminari del 9 dicembre sul Populismo penale e dell'11 dicembre sul Contrasto alla violenza di genere, possono richiedere l'attestato per il riconoscimento dei 0,5 CFU previsti inviando una mail con numero di matricola e luogo/data di nascita all'indirizzo [email protected]»

Investigare a 360 gradi... Serene feste ai nostri studenti!
24/12/2019

Investigare a 360 gradi... Serene feste ai nostri studenti!

Dott.ssa Erika Guarnieri — Master di I livello in Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza Anno Acca...
11/11/2019

Dott.ssa Erika Guarnieri — Master di I livello in Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza
Anno Accademico 2018/19
Titolo della Tesi di Master: MINORE AUTORE DI REATO
Abstract:
Sempre più spesso giovani adolescenti, in unʼescalation di violenza, si rendono autori di crimini e fatti che destano preoccupante allarme nellopinione pubblica.
Ispirata da alcuni casi di cronaca dellʼultimo anno, la mia tesi di master tenta di offrire, senza pretesa di completezza, una breve analisi del fenomeno “criminalità minorileˮ, delle sue cause, manifestazioni e conseguenze a livello giuridico-sociale.
Partendo dalla definizione di concetti come devianza e disagio, si è accennato alle varie teorie — biologiche, psicologiche, sociologiche — che a partire dallʼOttocento hanno cercato di dare una spiegazione al fenomeno. Dopodiché si è parlato del processo penale minorile, con un focus sulla riforma apportata dal D.P.R. n. 448/88, soprattutto per quanto riguarda lʼistituto della messa alla prova e la prospettiva di un nuovo modello di giustizia — restorative justice — incentrato sulla conciliazione fra autore e vittima del reato (mediazione penale). In ultima battuta sono stati affrontati i fattori di rischio della criminalità minorile, con una rassegna di quelli che sono i nuovi volti del fenomeno a partire dallʼultimo decennio del Novecento.
A conclusione dellʼelaborato, sono state portate delle brevi riflessioni su possibili strategie di prevenzione — a livello sociale — del fenomeno “criminalità minorileˮ: partendo dalla semplice azione educativa ad opera di famiglia e scuola, allargare lʼazione di contrasto preventivo a campagne di informazione e politiche sociali grazie al lavoro congiunto di enti territoriali ed amministrazioni locali.

IL RUOLO DELLA DONNA NELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, è l’argomento trattato dalla Dott.ssa Jessica Spadoni  - Master in ...
09/11/2019

IL RUOLO DELLA DONNA NELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, è l’argomento trattato dalla Dott.ssa Jessica Spadoni - Master in Scienze Criminologiche e Forensi, Investigazioni e Sicurezza
Durante questo percorso ho avuto modo di approfondire varie tematiche, tra cui la Criminologia. Infatti, è proprio su questa materia che ho deciso di svolgere il mio elaborato finale dal titolo “Criminalità organizzata e profili criminologici a confronto: il ruolo della donna”. Partendo dall’etimologia della parola, per poi passare alla struttura ed alle attività illecite, ho studiato nel dettaglio le quattro organizzazioni criminali operanti in Italia, quali: Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita. Analizzare questo argomento a trecentosessanta gradi consente anche di parlare di un tema poco discusso, ma di grande importanza, ovvero il ruolo delle donne all’interno dell’organizzazione. Soprattutto nell’Italia Meridionale, la funzione delle donne è stata sempre quella di fare figli ed occuparsi della casa, ma in realtà il binomio donna-criminalità organizzata è sempre esistito ed è grazie, anche, ai loro comportamenti, che la Mafia ha acquistato più potere.

Jessica Spadoni

La Dott.ssa Beatrice Bataloni, nel giorno della discussione della tesi.  Per il Master in Scienze Criminologiche e foren...
09/11/2019

La Dott.ssa Beatrice Bataloni, nel giorno della discussione della tesi. Per il Master in Scienze Criminologiche e forensi, Investigazioni e Sicurezza ha discusso la tesi:

L'UTILITA' DELL'IMPLICIT ASSOCIATION TEST IN AMBITO FORENSE


Negli ultimi anni si sta sentendo parlare sempre più spesso di neuroscienza, vale a dire lo studio scientifico condotto sul sistema nervoso centrale. Come la medicina, le disciplina neuroscientifica non è una scienza esatta poiché presenta numerose variabili. Questo tipo di sapere scientifico sta prendendo sempre più piede in ambito forense, infatti molte tecniche neuroscientifiche stanno facendo il loro ingresso all’interno dei processi nelle aule di Tribunale. Già negli anni passati, soprattutto in alcuni sistemi giudiziari esteri, per valutare l’attendibilità di imputati, testimoni e di altre parti all’interno un procedimento penale, era molto utilizzata la cosiddetta “macchina della verità” o poligrafo. In realtà, attualmente è stato dimostrato come i risultati ottenuti tramite l’utilizzo di questo macchinario non fossero poi così attendibili, perciò il poligrafo non può più essere considerato uno strumento neuroscientifico. In questa tesi è trattata una specifica tecnica neuroscientifica: l’Implicit Association Test, in particolare l’Autobiographical Implicit Association Test (a-IAT). Questo tipo di Test serve a testare la memoria autobiografica e si basa sul rilevamento di associazioni implicite non controllabili, presenti nel cervello di ogni essere umano.

La Dott.ssa Claudia Veruschi nel giorno di consegna del diploma del master in “Scienze criminologiche e forensi, investi...
09/11/2019

La Dott.ssa Claudia Veruschi nel giorno di consegna del diploma del master in “Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza”.

Autopsia grafica di un overkiller

La violenza è un fenomeno insito nella natura umana e quindi nella storia che accompagna le vicende dell’uomo. Da sempre, l’essere umano ha cercato di capire e di scotomizzare la violenza attribuendola alle divinità mitologiche oppure fissando regole morali affinché questa potesse essere contenuta e controllata. Dunque la violenza non è altro che la concretizzazione dell’aggressività che si determina per torti subiti, per l’impossibilità di far valere i propri diritti, per paura di sentirsi negati nella propria identità. Tra le manifestazioni di violenza più estreme certamente c’è l’omicidio. Alcune forme omicidiarie possono verificarsi proprio a causa dell’incapacità del soggetto che opera, la possibilità di trattenere un impulso distruttivo. Ciò che possiamo dire è che in casi come questo siamo davanti ad un soggetto privo di quella capacità di simbolizzazione che lo porti a elaborare mature spiegazioni e giustificazioni all’accaduto. Attraverso la mia tesi ho cercato di analizzare le motivazioni e le cause che inducono un soggetto a comportarsi in questo modo, analizzando i temi della rabbia, della gelosia e delle emozioni; dunque stati emotivi che sono presenti negli uomini sin dalla nascita e che con il tempo si evolvono in sentimenti sempre più profondi e in alcuni casi possono sfociare anche in agiti violenti come l’overkilling. Ho spiegato, successivamente, come da un caso di overkilling, sia possibile, con l’aiuto delle scienze forensi, in particolare della grafologia, andare a capire le caratteristiche e la personalità dello scrivente. Infatti nel primo capitolo ho descritto il significato di overkilling inteso come “andare oltre la morte”, o meglio accanimento sul corpo della vittima al di là della privazione della vita della stessa; ho anche descritto i moventi che spingono un soggetto ad attuare un tale agito, individuando come fattori responsabili le emozioni e le passioni. Viene, inoltre, analizzato il ruolo della pulsione psicologica a commettere un delitto dal punto di vista dell’impulsività, quale reazione immediata ad uno stimolo esterno senza pensare alle conseguenze; della rabbia, della gelosia ed infine dell’aggressività. Successivamente ho fatto una breve descrizione di serial killer, colui o colei che uccide almeno tre vittime, in eventi distinti, in luoghi separati, e con un periodo di intervallo emotivo fra un omicidio e l’altro; ed infine ho analizzato un caso di overkilling attribuito a due giovani ragazzi: Erika e Omar. Due fidanzati che si sono scagliati brutalmente contro la madre ed il fratellino della ragazza. Il duplice omicidio è avvenuto all’interno dell’abitazione della famiglia della ragazza; i due giovani si sono accaniti sui familiari con ben 40 coltellati inferte alla madre e 57 coltellate rivolte al fratello. Il movente che spinse i due ragazzi ad agire in questo modo fu il forte odio che Erika provava per la madre, la gelosia che provava per il fratellino, invece ciò che spinse il fidanzato, Omar, fu l’immedesimazione nei bisogni della fidanzata, e il desiderio di averla tutta per sé. Nel secondo capitolo ho analizzato il significato della grafologia, ovvero la scienza che studia la scrittura traendo da essa le indicazioni per tracciare il profilo di personalità dello scrivente; che analizza la grafia basando le sue affermazioni alla luce delle continue scoperte operate dalle neuroscienze; ovvero tutte le scienze naturali che si occupano del sistema nervoso: medicina, psicologia, biologia e biochimica. Ho evidenziato anche i quattro metodi di indagine grafica, ovvero metodo calligrafico, metodo grafonomico, metodo grafo metrico, metodo grafologico. Il primo metodo si basa sul confronto morfologico e stilistico; nonostante ciò risulta essere incompleto perché non indicativo di quegli elementi che permangono nella personalità dello scrivente anche in caso di dissimulazione. Il secondo metodo ideato da Ottolenghi, è caratterizzato da connotati generali, connotati salienti e contrassegni, a cui corrispondono diverse fasi tra le quali quella osservativa, quella di segnalazione di caratteri salienti, quella di confronto e infine il giudizio di identità. Questo metodo è quello che maggiormente si accomuna al metodo grafologico. Il terzo metodo prevede una misurazione dei singoli parametri grafici, una costruzione di grafici rilevati nella scrittura degli individui oggetto di indagine. Pertanto la grafometria è la disciplina che assicura la scientificità al test della scrittura poiché valuta quantitativamente ogni segno. Infine l’ultimo metodo, quello grafologico, è caratterizzato dal movimento, dalla pressione e dal gesto fuggitivo. In seguito ho descritto i diversi strumenti di analisi di cui può avvalersi un grafologo. Possono dividersi in tre settori, partendo da alcuni strumenti di un livello base, poi ci sono quelli di un livello intermedio ed infine quelli di un livello più sofisticato. Infatti si parte da una buona lente d’ingrandimento , un pc, uno scanner ed un’ottima macchina fotografica; si passa poi al microscopio, alla lampada di Wood, alla fotocamera ad infrarossi e alle fibre ottiche, per finire, poi, con l’esda , l’olografia, la microspettrometria e cromatografia su strato sottile. Infine nell’ultimo capitolo si sviluppa l’analisi grafologica, effettuata su diverse lettere scritte da Erika; dalle quali si evidenziano in modo molto chiaro i segni del disagio emotivo , i cosiddetti “ segnali di allarme”, che erano già presenti nella grafia di Erika quando aveva 14 anni.

"Dalla scena del Crimine al profilo dell'autore" -  Dott.ssa Iustina Socea ABSTRACTLa tesi si focalizza sull’analizzare ...
07/11/2019

"Dalla scena del Crimine al profilo dell'autore" - Dott.ssa Iustina Socea ABSTRACT
La tesi si focalizza sull’analizzare come partendo da una scena del crimine, si possa arrivare a tracciare un profilo del presunto autore di reato, grazie al rilevamento delle tracce ed al modo in cui il luogo in cui è stato commesso il reato si presenta. Si intende analizzare in primis la cosiddetta “scena del crimine” da un punto di vista tecnico ed operativo, concentrandosi sulle varie accortezze che bisogna tenere in conto per eseguire un buon sopralluogo, affinché possano risultare utili per il proseguimento delle indagini. Immergendoci nell’analisi della scena del crimine bisogna tenere a mente il “Principio di Interscambio di Locard”, ovvero che c’è uno scambio reciproco tra la scena e il reo. Capiremo in seguito, dopo aver analizzato l’aspetto tecnico, come si traccia il profilo di un criminale, le origini, la storia e i due approcci (Inglese ed Americano) adottati nel tempo che risultano utilizzati anche al giorno d’oggi. Infine, per capire come il reo si muove all’interno del locus commissi delicti, si usa il cosiddetto profilo geografico (geographical profiling), un metodo d’analisi usato anche in modo preventivo per capire tramite cartine topografiche e mappe, la zona che predilige per attaccare, la sua possibile residenza e che tipo di rapporto ha con il territorio che lo circonda, affinché possa commettere il crimine perfetto

Il Dott. Marco Fapperdue nel giorno di consegna del diploma del master in “Scienze criminologiche e forensi, investigazi...
07/11/2019

Il Dott. Marco Fapperdue nel giorno di consegna del diploma del master in “Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza”
Relatore, Dottor Giantelemaco Perticarà – PSO del Porto di Civitavecchia

Prospettive della sicurezza in ambito marittimo: infrastrutture critiche e dimensione marittima e portuale della security

Nel linguaggio comune il termine sicurezza viene utilizzato con diverse accezioni e significati. Il nuovo millennio ha messo in crisi il concetto di sicurezza forse come non mai. Gli ultimi decenni rischiano di passare alla Storia come un travagliato periodo di transizione, gravido di pericoli per l’intera umanità. Le minacce e le sfide alla pacifica convivenza incombono infatti non solo sul nostro Paese ma sull’Europa ed il mondo intero. Dai tragici attentati delle Twin Towers, dai conflitti in Afghanistan ed Iraq, dagli attentati alla metropolitana di Londra ed al treno di Madrid, dalla corsa agli armamenti di Iran e Nord Corea, o più semplicemente dai gravi problemi economici e politici delle svariate nazionalità d’origine dei clandestini che quotidianamente sbarcano sulle nostre coste, emerge chiaramente come nessuna area regionale o nazione, negli ultimi anni, sia rimasta indenne da conflitti armati, atti di terrorismo o forti tensioni interne. Bisogna esser pronti, quindi, a confrontarsi quotidianamente con pericoli nuovi, diversificati, poco visibili e scarsamente prevedibili. Pertanto le strutture portuali, per l’importanza che rivestono nel tessuto vitale di un Paese e per le difficoltà che pongono in termini operativi a livello di tutela, possono davvero costituire obiettivo sensibile per cellule terroristiche e dunque il sistema di sicurezza non può che essere implementato ed elaborato ai massimi livelli. Diverse sono le possibili minacce: traffico di armi ed ordigni (convenzionali e non) con finalità terroristiche, contrabbando di stupefacenti, immigrazione clandestina, attacchi a navi croceristiche, ingresso o fuga di individui ricercati o pericolosi. A livello internazionale la normativa di riferimento sulla Sicurezza portuale è l’ISPS Code (International Ship and Port Facility Security Code), recepita a livello comunitario dalla UE/725/2004 e UE/65/2005, che richiede l’identificazione di autorità, competenze e obiettivi atti a stabilire e mantenere misure di Sicurezza. In una prospettiva futura, dove, almeno a breve termine, la minaccia terrorismo non accenna a diminuire la sfida consisterà nel far convergere gli sforzi normativi, di cooperazione multilaterale, le innovazioni tecnologiche, lo sviluppo dell’Intelligence marittima, verso un comune obiettivo, quello della SECURITY della Comunità Internazionale. Un impegno indubbiamente gravoso, cui i singoli Stati ed Organizzazioni sono chiamati a profondere le loro migliori energie per mantenere elevati, al massimo livello, gli standard di sicurezza richiesti

Il 25 ottobre, di fronte a due commissioni composte da docenti ed esperti, i 25 corsisti del master in “Scienze criminol...
06/11/2019

Il 25 ottobre, di fronte a due commissioni composte da docenti ed esperti, i 25 corsisti del master in “Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza” (avvocati, psicologi, funzionali delle forze dell’ordine, liberi professionisti e studenti laureati in diversi corsi di laurea) hanno presentato e illustrato il proprio elaborato finale frutto di oltre sei mesi di lavoro spesi tra corso e studio individuale.

In questi mesi gli studenti hanno affrontato temi quali criminologia, psichiatria, balistica e genetica forensi, tossicologia, medicina legale, tecniche e attività di polizia giudiziaria, cybersecurity, legislazione antimafia e antiriciclaggio, terrorismo interno e internazionale, il ruolo dei comuni nella sicurezza urbana e altri ancora.

Stefano Ubertini, direttore del Deim che a breve si insedierà come nuovo rettore dell’ateneo, si è congratulato con gli studenti, augurando loro di poter raggiungere gli obiettivi professionali che si prefiggono, con il direttore del master Alessandro Sterpa e il coordinatore didattico Vincenzo Cianchella nonché con il comitato che ha garantito l’alta qualità della formazione erogata.

Giunto alla sua seconda edizione, il master in “Scienze criminologiche e forensi, investigazioni e sicurezza” rappresenta un’eccellenza formativa nazionale che l’Università degli studi della Tuscia ha istituito con successo insieme a un curriculum di studi in “Investigazioni e sicurezza” sia nel corso di laurea triennale in Scienze politiche (L36) che in quella magistrale in Scienza della politica (LM62).

Ciò è stato possibile grazie all’apporto dei docenti e del personale amministrativo che hanno concretizzato le proposte di ampliamento dell’offerta formativa sostenute da Alessandro Ruggieri che terminerà proprio in questi giorni il proprio mandato rettorale lasciando un ateneo che nel settore della sicurezza è divenuto un riferimento istituzionale.

Università della Tuscia

Indirizzo

Viterbo

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